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Tayyip il berlinese

Erdogan in visita a Berlino. Dalla Merkel, alla Spd, ai Verdi, i partiti tedeschi avanzano riserve sui rapporti l'Ue e il paese anatolico. Ma il vero fattore che guida il loro approccio è probabilmente la questione della minoranza turca, più di due milioni di persone. Il premier di Ankara le ha incontrate, organizzando comizi  in vista delle prossime elezioni municipali e presidenziali.

(akparti.org.tr)

Lo stallo nel processo di avvicinamento della Turchia all'Unione Europea è tutto stampato nella mimica e nelle parole con cui Angela Merkel ha liquidato la questione nella conferenza stampa con il premier turco Recep Tayyip Erdogan del 4 febbraio a Berlino: «Le trattative per l'ingresso di Ankara nell'Ue restano aperte a ogni risultato», ha scandito la cancelliera con i muscoli facciali rigidi, «ma non è un segreto che io veda con un certo scetticismo la possibilità che la Turchia diventi membro a pieno titolo dell'Unione. La mia posizione non è cambiata».

Berlino rappresenta la cruna dell'ago attraverso cui la Turchia è costretta a passare nel suo lungo cammino verso Bruxelles. Senza il sì dei tedeschi l'obiettivo non sarà mai raggiunto e a nulla varranno le pressioni di altri paesi membri favorevoli come Gran Bretagna, Italia o Spagna, così come quelle degli Stati Uniti. Erdogan lo sa ma questa volta il messaggio che ha portato in Germania è stato assai meno orgoglioso e sfrontato del solito. Al contrario: più diplomatico e prudente. «Ci attendiamo dalla Germania un sostegno al nostro processo di ingresso nell'Ue e desidereremmo un suo maggiore impegno», ha detto il premier nel corso di una conferenza alla Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik, il più autorevole think-tank di politica estera tedesco. Toni più dimessi rispetto a quelli utilizzati negli anni scorsi, quando Erdogan sfidava gli scettici sostenendo che fosse più l'Europa ad aver bisogno della Turchia che viceversa.

Ora il miracolo economico turco sembra segnare il passo, la svalutazione della lira ha proiettato ombre sulla solidità del paese, gli scandali di corruzione hanno indebolito la leadership di Erdogan e del suo partito e le proteste di piazza Taksim hanno risollevato dubbi sulla qualità della democrazia turca e sul rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini.

In più a Berlino è cambiato il quadro politico. Il nuovo governo non annovera più i liberali, più  benevoli verso le ambizioni europee turche, e le aperture dell'ex ministro degli Esteri Guido Westerwelle sono finite negli archivi. Accanto alla Cdu di Merkel, storicamente l'ostacolo più ostico per la Turchia, siedono i socialdemocratici di Sigmar Gabriel, i cui toni sono più morbidi nella forma ma ugualmente duri nella sostanza. La nuova (vecchia) linea della Farnesina tedesca è oggi quella di agganciare qualsiasi apertura di nuovi dossier a precise condizioni. E il sottosegretario agli Esteri con delega all'Europa Michael Roth (Spd) ha specificato quali: «La spiegazione senza riserve da parte del governo turco dei contorni dello scandalo di corruzione che ha coinvolto i suoi ministri e la sua disponibilità a reagire alle proteste sociali entro gli stretti limiti dello Stato di diritto». Punti sui quali Erdogan si è giocato anche la simpatia dei verdi, tradizionalmente il partito tedesco più aperto: «La concezione di checks and balances di Erdogan non corrisponde a quella di una democrazia europea», ha detto Manuel Sarrazin, portavoce del gruppo ecologista al Bundestag.

Un insuccesso che ha trovato eco sulla stampa. L'Handelsblatt ha racchiuso la visita di Erdogan in una vignetta beffarda, nella quale al premier turco è cascata in testa la quadriga della Porta di Brandeburgo. E la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha sintetizzato in un editoriale: «La Turchia che si presenta sotto l'attuale governo non può essere un esempio per nessuno e tantomeno un paese membro dell'Ue».

Così al premier turco non è rimasto altro che concentrarsi sulla campagna elettorale fra i due milioni e passa di emigrati presenti in Germania in vista del voto amministrativo a marzo e presidenziale ad agosto, quando per la prima volta il presidente verrà eletto direttamente dai cittadini, compresi quelli residenti all'estero. Un tour elettorale coronato da incontri affollati in varie città e culminato nella manifestazione oceanica al Tempodrom di Berlino ma che ha trasportato tra il Reno e l'Oder il clima politico infuocato che si vive in questi mesi sul Bosforo. E al di là delle preoccupazioni sulla qualità della democrazia turca e sulla corruzione, è questa promiscuità in casa che alimenta l'angoscia che cementa opinione pubblica e politici tedeschi verso una Turchia a pieno titolo membro dell'Ue.

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