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Il 2014 nei Balcani “fuori”

Serbia, Albania, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Bosnia: le previsioni economiche nei paesi dell'oltre Adriatico non ancora membri dell'Ue. 

Belgrado, il quartiere di Zemun (Archivio Rassegna Est)
Belgrado, il quartiere di Zemun (Archivio Rassegna Est)

Per la Serbia il 2014 promette di essere un anno delicatissimo. Da una parte non mancano i segnali positivi. Nel 2013 il paese è uscito dalla recessione e la crescita – secondo il Fmi – è stata persino superiore alle aspettative del governo, attestandosi probabilmente sopra al 2%. Nell'anno in corso, il Pil serbo dovrebbe crescere grosso modo sugli stessi ritmi. Altre notizie positive riguardano il flusso di investimenti dall'estero, che si conferma tra i primi della regione, così come l'inizio dei tanto agognati negoziati per l'adesione all'Unione europea. Ci vorrà ancora del tempo prima che il traguardo venga tagliato (si parla del 2020) e molto dipende dalla soluzione del caso kosovaro, ma Belgrado ha imboccato una strada chiara.

Resta comunque necessario, e urgente, un intervento a consolidamento della stabilità fiscale del paese. La situazione delle finanze pubbliche è traballante. Senza contare che a marzo ci saranno le elezioni politiche, con qualche possibile scossa di cui potrebbe risentirne anche l'economia. 

Nelle altre repubbliche ex jugoslave c'è una situazione più tranquilla, fondamentalmente grazie ai venti di ripresa che soffiano sull'Unione europea, tradizionale mercato di sbocco per l'export dei paesi balcanici. La Bosnia Erzegovina, nonostante l'assoluta mancanza di riforme e di progressi, soprattutto per quanto riguarda l'integrazione europea, beneficerà nel 2014 di una crescita del proprio Pil (+2% secondo il Fmi), trainato soprattutto dalla produzione industriale (+8,5% nel settore manifatturiero, secondo Reiffeisen Bank) e dal settore delle costruzioni (sostenuto soprattutto dai progetti di costruzione delle infrastrutture).

Ha il vento in poppa la Macedonia, che ha concluso il 2013 con uno dei tassi di crescita più elevati della regione (attorno al 3%), trainato soprattutto dagli investimenti esteri. Skopje si aspetta di riuscire a ripetere l'exploit anche quest'anno. Nel frattempo, il governo si può permettere di alzare le pensioni sociali (+5% a partire da marzo) e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Una prospettiva stridente con il contesto europeo, nel quale continuano a dominare i dogmi (e le necessità) dell'austerità.

Molto bene anche il Montenegro (+2,5% di crescita del PIL nel 2014, secondo la Banca mondiale), la cui ripresa economica è sostenuta dall'industria manifatturiera e, soprattutto, energetica. Anche il Pil del Kosovo, secondo le stime della Banca centrale del paese, dovrebbe aumentare: +4%, grazie soprattutto agli aiuti dall'estero e alle rimesse degli emigrati in patria.

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Crescita ci sarà anche nella vicina Albania, anch'essa riuscita a evitare la recessione in questi anni di crisi. Il Pil dovrebbe avanzare del 2,5% circa. Nel 2013 il tasso era stato dell'1,7%. L'Albania resta in ogni caso fortemente dipendente dalle esportazioni verso i paesi comunitari. Il 66% del suo scambio commerciale totale avviene con paesi dell'Unione, principalmente con l'Italia, che assorbe una quota del 37% delle transazioni commerciali.

Una novità recente è stata l'abolizione della flat tax e il ritorno alla tassazione progressiva, deciso dal nuovo governo socialista. Non dovrebbe avere ripercussioni così pesanti sul business.

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