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Si riparte

Nel 2014 i paesi della regione cresceranno con buoni ritmi, senza alcuna eccezione. I tassi più alti nei baltici. Polonia e Slovacchia tornano a marciare dopo i rallentamenti del 2012-2013. Migliora la situazione ungherese, così come quella ceca, dopo i primi incoraggianti segnali del 2013.

Il Lanterna Magika, storico locale praghese (Archivio Rassegna Est)
Il Lanterna Magika, storico locale praghese (Archivio Rassegna Est)

Intanto una certezza: il 2014 sarà migliore del 2013. Assodato questo, si può scendere nel dettaglio e vedere come andranno, le cose, nell'Europa centrale e baltica.

Tutti gli indicatori sono dati in risalita. Malgrado rimangano delle incognite, legate alle difficoltà dell'Italia e della Grecia, come alle incertezze che pesano sulla Francia, l'uscita dell'eurozona dalla recessione e il ritorno abbastanza deciso della Germania alla crescita (quasi due punti percentuali secondo le stime) avranno ricadute positive sui paesi dell'area. Com'è noto, le loro performance economiche sono infatti legate a filo doppio alla domanda proveniente dall'Europa occidentale. Messa in altri termini, il peso dell'export sul Pil di Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia resta molto rilevante, nonché decisamente superiore alla media mondiale (grafico World Bank). Lo resta anche quello degli stati baltici, anche se le loro economie sono più flessibili.

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In ogni caso, sia i primi che i secondi registreranno una discreta crescita. Secondo le previsioni autunnali della Commissione europea a recitare la parte del leone saranno proprio i baltici. La Lettonia dovrebbe crescere del 4,1%, la Lituania del 3.6%. Andamenti, questi, complessivamente in linea con quelli dell'anno precedente. Quanto all'Estonia, i punti di Pil che dovrebbe guadagnare sono 3,9. Si colloca sulla stessa lunghezza d'onda dei vicini, ma la variazione rispetto all'anno precedente è maggiore (0,9%). In generale si può dire che i baltici sono ormai sulla via del recupero e hanno smaltito la "botta" pesante subita nel 2009, quando risentirono fortemente della crisi globale.

Buone le notizie dall'area Visegrad. Dopo il rallentamento del 2012 e del 2013 la Polonia tornerà a marciare con buon ritmo: 2,5%, sempre secondo le stime della Commissione Ue. Confortanti anche le previsioni sulla Repubblica ceca, che con un +1,8% torna a crescere e si lascia alle spalle una recessione abbastanza a lungo. Tuttavia bisognerà vedere quello che il governo, una coalizione abbastanza anomala tra i socialdemocratici, i cristiano-democratici e il partito del miliardario Andrej Babis, soggetta alle bizze del presidente della repubblica Milos Zeman, riuscirà a combinare.

Anche l'Ungheria, dopo i segnali di recupero arrivati nel 2013, dovrebbe consolidare la ripresa: 1,8% la previsione della Commissione. Ma rimangono alcuni nodi, come le elezioni della primavera 2014, le politiche stataliste del primo ministro Viktor Orban (secondo i sondaggi dovrebbe restare al potere) e il braccio di ferro tra esecutivo e banche sulla conversione in fiorini dei mutui.

Infine la Slovacchia. Anch'essa dovrebbe crescere di quasi due punti (1,9%), dopo la battuta d'arresto seguita all'esplosione della crisi nel 2008 e il biennio 2012-2013, durante il quale l'economia ha rallentato e il governo di centrosinistra guidato da Robert Fico ha abolito l'aliquota unica, introdotta nel 2004. Inizialmente il provvedimento è stato accolto con qualche riserva dalla comunità imprenditoriale. In ogni caso, a guardare le statistiche, la flat tax non ha generato boom economico. La conferma ulteriore che in Europa centrale e nell'Est in generale le opportunità economiche non dipendono dal carico fiscale, ma dall'insieme dei fattori che rendono queste regioni competitive.

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