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Se Orbanomics vince ancora

Viktor Orban dovrebbe riaffermarsi ancora, anche agevolmente, alle politiche di questa primavera, in una battaglia per il voto che si gioca quasi tutta sull'economia, tra "ripresina" e misure paternalistiche. 

(Scritto per Europa)

Budapest, scultura dell'epoca del comunismo (Archivio Rassegna Est)
Budapest, scultura dell'epoca del comunismo (Archivio Rassegna Est)

di Matteo Tacconi

I fari sono giustamente puntati sul voto europeo di maggio e sulla possibile slavina populista, più volte evocata a varie latitudini. Ma questa primavera c’è un altro appuntamento elettorale che avrà una certa eco mediatica: le legislative in Ungheria. Non è stata ancora fissata la data. Si potrebbe andare alle urne a inizio aprile, come in concomitanza con le europee (22-25 maggio). Il nodo verrà sciolto nelle prossime settimane, forse nei prossimi giorni.

L'economia ungherese (2014-2018)
L'economia ungherese (2014-2018)

Quel che è certo è che la tornata ha una sua indiscutibile rilevanza. Primo perché l’Ungheria, in questi anni, è stato un incredibile laboratorio politico-economico, con il primo ministro Viktor Orban che ha messo in campo una risposta tutta sua alla crisi economica, fondata su conservatorismo e statalismo. Secondo perché lo stesso Orban si confermerà con ogni probabilità al potere. I sondaggi indicano che potrebbe vincere con le stesse massicce percentuali che ottenne nel 2010. Allora il suo partito, la Fidesz, agguantò un clamoroso 52,73% e fece suoi più dei due terzi dei seggi parlamentari. Ma non basta. C’è chi calcola che sulla base della nuova legge elettorale, che diminuisce sensibilmente il numero dei parlamentari (da 386 a 199) e abolisce il doppio turno, la formazione di Orban, dovesse incassasse lo stesso risultato di quattro anni fa, si ritroverebbe a controllare i tre quarti dell’emiciclo.

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1 pensiero su “Se Orbanomics vince ancora

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