Vai al contenuto

L’atomo di Minsk

La Bielorussia cerca con la costruzione di una centrale nucleare al confine con la Lituania di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, a cui ha ceduto tempo fa i propri gasdotti.

(Scritto per Linkiesta)

La città fantasma di Pripyat, nei pressi del reattore di Chernobyl (Archivio Rassegna Est)
La città fantasma di Pripyat, nei pressi del reattore
di Chernobyl (Archivio Rassegna Est)

di Stefano Grazioli

Sarà anche l’ultima dittatura in Europa, come vogliono i titoli dei mainstream media internazionali, ma per sopravvivere la Bielorussia di Alexander Lukashenko ha bisogno della Russia. Almeno dal punto di vista energetico - il che non è poco - dato che, se il Cremlino per caso sbaglia l’interruttore, a Minsk si spengono tutte le luci in un istante. Come evidenziato nel recente report dell’Energy Charter Secretariat circa l’85% dell’energia consumata nell’ex repubblica sovietica viene importata dall’estero, il 99% del gas arriva da Mosca e solo il 10% della domanda di petrolio è soddisfatta dalla produzione interna.

L'economia bielorussa (2014-2018)
L'economia bielorussa (2014-2018)

La Bielorussia produce poco o nulla ed è un classico paese di transito, attraversata dagli oleodotti Druzhba I e II e soprattutto dal gasdotto Yamal diretto in Europa. Lukashenko ha perso la possibilità di fare cassa con queste infrastrutture da quando il colosso statale Beltrangaz ha ceduto la proprietà dei tubi alla russa Gazprom, che – tanto per far capire come stanno le cose anche all’estero – ha ribattezzato da poco l’ex gigante bielorusso in “Gazprom Transgaz Belarus”. Minsk si è comunque assicurata un prezzo del gas a prezzi stracciati, cioè circa 170 dollari per 1000 metri cubi, circa un terzo di quello che si paga per l’import di gas russo in Occidente. Ma la vera novità che arriva dalla Bielorussia è che a Ostrovets, nella regione di Grodno (a due passi dal confine con la Lituania), è iniziata lo scorso novembre la costruzione della prima centrale nucleare del Paese.

Continua su Linkiesta

Lascia un commento