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Contro la stampa

Ennesima ondata di violenza contro giornali e giornalisti. Ancora una volta, in Montenegro, i media finiscono nel mirino. I fogli d'opposizione accusano Milo Djukanovic, padre e padrone del piccolo paese adriatico.

Gennaio 2014, bomba alla sede del quotidiano montenegrino Vijesti (freemedia.at)
Gennaio 2014, bomba alla sede del quotidiano montenegrino Vijesti (freemedia.at)

(Scritto per Il Manifesto)

Anche venerdì scorso, come ogni altra sera, Lidija Nik­ce­vic ha atteso la chiu­sura del gior­nale. Poi è uscita dall’ufficio per tor­nare a casa. Pec­cato che al suo appar­ta­mento non ci sia pro­prio arri­vata. Degli uomini incap­puc­ciati le si sono fatti incon­tro e l’hanno col­pita senza sconti. Bran­di­vano mazze da base­ball. La cro­ni­sta ha rime­diato severe con­tu­sioni ed è stata rico­ve­rata all’ospedale di Nik­sic. È la seconda città del Mon­te­ne­gro. È lì che Lidija Nik­ce­vic lavora. È in forza al dorso locale di Dan, quo­ti­diano un tempo for­te­mente legato alla fazione pro-Belgrado e da sem­pre molto cri­tico verso il sistema di potere, più che ven­ten­nale, for­giato e con­trol­lato dal primo mini­stro Milo Djukanovic.

Il pestag­gio di Lidija Nik­ce­vic è già di per sé un brutto epi­so­dio, ma diventa ancor più pre­oc­cu­pante se inqua­drato in un com­plesso gene­rale di attac­chi alla stampa e alla libertà di stampa, quale quello mon­te­ne­grino. Nel pic­colo paese adria­tico fare inchie­ste e rac­con­tare verità sco­mode su cor­ru­zione, traf­fici nar­co­tici, rici­clag­gio può essere molto peri­co­loso.

Lo dimo­stra un lungo back­ground di inti­mi­da­zioni che, come un otto­vo­lante, regi­stra pic­chi improvvisi. Pro­prio recen­te­mente s’è assi­stito a un’impennata.

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