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Meglio Putin

La strategia dell'Unione europea per ex repubbliche sovietiche non è riuscita, finora, a essere attrattiva. I paesi della regione, dal canto loro, sono troppo ancorati a ragionamenti di breve periodo.

(Scritto per Linkiesta)

Metro di Mosca (Archivio Rassegna Est)
Metro di Mosca (Archivio Rassegna Est)

di Stefano Grazioli

Quelle baltiche sono state sempre un passo avanti alle altre. Il paragone è con le vecchie repubbliche sovietiche che dal 1991, anno della dissoluzione dell’Urss, sono diventate indipendenti e hanno intrapreso un corso lontano dall’orbita di Mosca.

Essenzialmente per questioni geografiche e storiche, Estonia, Lettonia e Lituania sono state le prime a emanciparsi veramente dalla Russia. Già dal 2004 sono entrate nell’Unione Europea e nella Nato. Tallin è diventata nel 2011 la prima capitale ex sovietica a introdurre l’Euro, seguita dal 1° gennaio 2014 da Riga. Vilnius lo farà nel 2015.

L’inglobamento nell’architettura politico-economica e militare occidentale è avvenuto per i tre piccoli stati baltici in tempi molto rapidi, grazie anche alla reciprocità delle intenzioni, dove accanto alla volontà di Bruxelles e Washington di cooptare i satelliti dell’ex Urss vi è stato da parte di questi ultimi il desiderio di dare un taglio più o meno definitivo alle ombre del passato. Diverso è invece il discorso per gli altri undici paesi che, oltre alla Russia, sono nati dalle ceneri dell’Impero comunista.

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