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Il caso Wroclaw

La città polacca è stata raccontata, in questi mesi, come il nuovo eldorado per i cervelli in fuga dall'Italia. Ma, dati alla mano, sembra che le cose non stiano proprio così. Nostra inchiesta.

(Scritto per Europa)

Wroclaw, centro storico (Archivio Rassegna Est)
Wroclaw, centro storico (Archivio Rassegna Est)

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di Matteo Tacconi

Wroclaw è una città di oltre 600mila abitanti, la quarta della Polonia. In Italia la chiamiamo Breslavia. Negli ultimi anni ha avuto una robusta crescita economica, trainata dalla vicinanza con la Germania e dall’information technology. L’anno scorso ha ospitato tre partite degli europei di calcio e nel 2016 sarà capitale europea della cultura. (qui un nostro vecchio reportage). Le cose, volendo sintetizzare, procedono bene.

A maggio il corrispondente di Repubblica da Berlino, Andrea Tarquini, si è recato in città. Terminato il sopralluogo ha scritto un lungo articolo. Come suggerito dal titolo, Wroclaw, Italia, raccontava della presenza dei nostri connazionali in città. Duemila in tutto, forse qualcosa in più. Quasi tutti giovani e laureati, quasi tutti impiegati nel settore dell’IT, quasi tutti arrivati a Wroclaw nel 2012, scriveva Tarquini.

Le previsioni sull'economia polacca (2014-2017)
Le previsioni sull'economia polacca (2014-2017)

Il reportage ha innescato un effetto domino nella comunità mediatica. In molti, sulla scia diRepubblica, si sono messi sulle tracce della “Little Italy polacca” (così l’ha chiamata Tarquini), come a voler recuperare un grosso “buco”: quello di non essersi accorti che in una città polacca, lontana dalla ribalta, s’è creata dall’oggi al domani una comunità di intelligenze esuli.

È così che sono fioccati articoli e servizi tv, spesso grazie all’appoggio logistico di Marcello Murgia, trentenne piemontese che lavora all’Araw, l’agenzia che ha il compito di attirare investimenti a Wroclaw e provincia. Porta a Porta, Le Iene, 2 Next (Rai Due), MtvIl Messaggero VenetoGiornalettismoCorriere della Sera e Report tra chi, con pienezza di dettagli o anche solo di sfuggita, ha dato risalto alla Wroclaw all’italiana. Persino tedeschi (Die Welt) e svizzeri (Neue Zuercher Zeitung) sono stati sul pezzo, con resoconti su questa nuova e insospettabile destinazione dei laureati che in Italia, malgrado le competenze, vengono respinti dal mercato del lavoro.

Sette volte di meno

Peccato, però, che l’eldorado non esista. Già, perché il punto è che tutto questo insistere dei media su Wroclaw è partito da una cifra ampiamente esagerata. Sballata, se proprio vogliamo essere franchi. Stando ai numeri del registro degli italiani residenti all’estero (Aire), comunicati dall’ambasciata a Varsavia, gli italiani che vivono a Wroclaw sono infatti 337. Sette volte di meno dei duemila e più riportati da Repubblica.

Si dirà che le statistiche dell’Aire sono imprecise. È così, in effetti. Molta gente tende a non registrarsi, specie chi ottiene contratti di lavoro di breve durata o gli studenti Erasmus. I secondi, in ogni caso, non modificano di troppo la fotografia dell’Aire su Wroclaw. Nel semestre, nei due principali atenei cittadini, l’Università di Wroclaw e il Politecnico, se ne contano quaranta in tutto.

La discrepanza tra l’immagine giornalistica e lo spaccato reale è balzata agli occhi di Luigi Forte, che ha recentemente soggiornato per quattro mesi a Wroclaw, dove ha svolto un tirocinio nel contesto del progetto europeo Leonardo. «La mia esperienza, guarda caso, è iniziata subito dopo la pubblicazione dell’articolo di Tarquini. Ho così cercato di mettermi in contatto con gli italiani a Wroclaw. Abbiamo organizzato degli eventi appositi, fra cui un aperitivo a cadenza settimanale. Nei mesi in cui sono stato lì non abbiamo mai superato le sessanta presenze e non tutti i partecipanti agli eventi erano nostri connazionali. Mi rendo conto che il campione non è rappresentativo, ma secondo me il numero di trecento italiani non è così lontano dalla realtà», afferma Luigi Forte, aggiungendo che diversi ragazzi polacchi conosciuti durante il suo soggiorno «sono rimasti stupiti quando ho detto loro dell’interesse della stampa italiana per Wroclaw».

Le vere Little Italy di Polonia

Il fenomeno Wroclaw si ridimensiona ulteriormente se viene comparato alla presenza italiana a Cracovia e Varsavia (1075 e 2530 residenti secondo i dati Aire), dove chi decide di spostarsi in Polonia, a rigor di logica, tende prima di tutto a guardare. Sono più grandi, sono più conosciute, c’è più mercato e c’è più lavoro. Varsavia è una delle capitali Ue con il più basso tasso di disoccupazione (4,9%) e nel settore privato i salari medi sono pari a 1159 euro lordi, a fronte di una media nazionale di 820 euro. «Ci puoi trovare qualsiasi tipo di italiano. Il manager, il piccolo imprenditore, lo studente (al momento ci sono 67 Erasmus nella sola Università di Varsavia, ndr) e persino il cameriere», spiega Stefano Arcidiacono, che su Facebook modera il gruppo “Italiani a Varsavia…e oltre”. Insomma, se a Wroclaw è la tecnologia a dettare ritmi e fornire occupazione, nella capitale la scena è più eterogenea e articolata.

Quanto a Cracovia, è da poco entrata nella top ten mondiale dell’outsourcing stilata dalla società di consulenza Tholons. Anche in questo caso il motore dello sviluppo è l’IT. Il settore, rispetto a Wroclaw, ha però una stazza maggiore. Rappresenta l’87% dell’output complessivo di Cracovia e della sua regione (Malopolska), che contribuiscono a loro volta al 7% del Pil polacco.

Quindi? Quindi si può dire, numeri alla mano, che tutto è iniziato con un’iperbole – i duemila giovani cervelli in fuga a Wroclaw – e tutto è proseguito come se quel dato fosse ineccepibile. La Little Italy di Wroclaw è una bella favola. Ma, appunto, è una favola.

Non lo è invece la Polonia. Il paese, malgrado il recente rallentamento, ha macinato progressi notevoli da quando, correva l’anno 2004, è entrato in Europa. E sì, inizia a stimolare l’attenzione dei giovani neolaureati. Oggi una buona occupazione presso la sede polacca di una multinazionale può garantire 800, anche 900 euro netti. Sono meno soldi, molti meno, rispetto a quanto si può guadagnare in Germania o Austria. Ma bastano ampiamente, da quelle parti, a condurre una vita dignitosa. Più che a Wroclaw, a Varsavia e Cracovia. Al momento sono lì, eventualmente, le Little Italy polacche.

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