Vai al contenuto

La nuova stagnazione?

Dipendenza delle casse dello stato dall'energia e del sistema impresa dai finanziamenti pubblici. Rischio di nuova stagnazione. Il premier russo Dmitry Medvedev radiografa impietosamente l'economia di Mosca. Un monito serio, reale. Ma anche un messaggio indirizzato ai falchi dell'establishment. La road map di Putin per rilanciare il business. 

Il fiume Moscova (Archivio Rassegna Est)
Il fiume Moscova (Archivio Rassegna Est)

La nostra crescita è stata «artificiale». Il governo è dipeso troppo dai proventi delle vendite dell'energia, l'espansione economica dagli investimenti delle grosse compagnie di stato, dal sostegno diretto all'agricoltura, dall'aumento dei salari dei dipendenti pubblici e dall'aumento dei prezzi del petrolio, che hanno offerto benefici a diversi settori. Il primo ministro russo Dmitry Medvedev, intervenendo dalle colonne di Vedomosti, ha radiografato impietosamente lo stato dell'economia russa, la cui crescita è stata tagliata ancora una volta, nel corso di quest'anno, sia dalle autorità economiche locali, sia dal Fondo monetario internazionale. Quest'ultimo, qualche giorno fa, come riferisce il Wall Street Journal, ha rettificato al ribasso la stima iniziale del 3,4%, portandola all'1,5%.

L'analisi di Medvedev è senza sconti, oltre che verosimile. I problemi della Russia si annidano proprio nella forte dipendenza dal comparto energetico e nell'assenza di un sistema imprenditoriale capace di stare sul mercato in virtù dei manufatti o dei servizi, a seconda dei casi, che è capace di creare. Senza contare la pesantezza della burocrazia e il tasso di corruzione, di cui molti investitori stranieri continuano a lamentarsi.

Le previsioni sull'economia russa (2014-2017)
Le previsioni sull'economia russa (2014-2017)

Davanti all'afflosciamento dell'economia e a tutta questa gamma di questione aperte diversi osservatori parlano di «nuova stagnazione» e lo stesso primo ministro, quando era presidente (2008-2012), ha più volte ammonito sulla faccenda, tirando in ballo proprio il termine di stagnazione e suggerendo una maggiore apertura ai mercati internazionali.

Putin, tornato alla presidenza nel 2012, dopo quattro anni di premierato, quelli coincisi con la permanenza di Medvedev al Cremlino, ha lanciato un piano, una vera e propria road map, per creare condizioni più favorevoli agli investimenti e all'imprenditorialità, così come per scalare la graduatoria - attualmente poco gratificante - del Doing Business, rapporto annuale sfornato dalla Banca mondiale. Uno degli interventi previsti è relativo agli allacci elettrici. Nel 2012, si stimava, servivano in media 281 giorni per realizzarlo, riporta Business New Europe, specificando comunque che su alcuni fronti ci sono dei progressi. È il caso del commercio al dettaglio, il cui giro d'affari ha raggiunto il 20% del Pil, assicurando il 10% degli introiti fiscali dello stato. Mosca spesa di ridare slancio all'economia anche con l'Unione doganale, progetto molto caro a Putin che punta a creare un mercato unico dell'ex Urss (finora aderiscono Kazakhstan, Armenia e Bielorussia). Ma nel complesso restano molti i nodi da affrontare.

I rimbrotti di Medvedev, quelli degli anni passati e l'ultimo, di qualche giorno fa, vanno letti anche in chiave politica. Il ritorno di Putin al Cremlino e la nomina della squadra di governo hanno certificato il prevalere dei falchi nell'amministrazione e il persistere di una forma di governo verticale, molto accentratrice: tutto o quasi tutto si decide al Cremlino. Medvedev, pur stando al gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo, è ritenuto uno degli esponenti più in vista della corrente tecnocratica e liberale dell'establishment. Le sue esortazioni possono essere dunque identificate come un messaggio inviato all'altra fazione dell'élite politica o un avvertimento a chi potrebbe sostituirlo alla guida del governo (a Mosca le voci di rimpasto si rincorrono). Ma, se pure fosse così, l'enfasi riposta sulla stagnazione non sembra esagerata.

Lascia un commento