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Amazon verso la Polonia

Il colosso di Jeff Bezos decide di investire a Poznan e Wroclaw. Ma l'operazione non è necessariamente legata a possibili delocalizzazioni dalla Germania, come era stato previsto inizialmente sulla base dell'attuale disputa tra azienda e sindacati tedeschi. 

(Scritto per Lettera 43)

Tram a Poznan (Archivio Rassegna Est)
Tram a Poznan (Archivio Rassegna Est)

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di Pierluigi Mennitti

Vai Amazon va in Polonia. La notizia, accolta a Varsavia dal ministro dell'Economia Janusz Piechocinski come «una pietra miliare per la crescita del Paese», è stata recepita in Germania con preoccupazione e sospetto. Perché proprio in queste settimane il colosso americano dell'e-commerce e degli e-book è alle prese con qualcosa di insolito: una dura trattativa con il sindacato Verdi per l'aumento dei salari, ritenuti troppo bassi rispetto alle tariffe tedesche. Un confronto nel quale l'organizzazione dei lavoratori sta ricorrendo anche all'arma dello sciopero, già utilizzata nei giorni scorsi nei due principali stabilimenti del Paese, Bad Hersfeld e Lipsia e minacciata nei prossimi mesi quando potrebbe danneggiare il lucroso business natalizio.

Ma Amazon, come ha riferito l'Handelsblatt, ha assicurato che la tempistica dell'annuncio non ha nulla a che fare con il braccio di ferro sindacale e che l'apertura del fronte polacco non presuppone un ridimensionamento dell'attività in Germania, come invece era stato ipotizzato dalla Welt nei giorni scorsi. Il dirigente della sezione europea Tim Collins ha provato a esser chiaro: «Il piano si inserisce in un ampliamento dell'attività in Europa e non prevede alcuna delocalizzazione del lavoro attualmente svolto negli stabilimenti tedeschi. La scelta della Polonia risponde a criteri di natura geografica e professionale, ha a che fare con la posizione centrale del Paese in Europa, la sufficiente rete infrastrutturale e l'alta professionalità della sua forza lavoro».

Le previsioni sull'economia polacca (2014-2017)
Le previsioni sull'economia polacca (2014-2017)

Di certo al colosso di San Francisco non sono sfuggiti due altri particolari del mercato del lavoro polacco: il suo basso tasso di sindacalizzazione e il costo del lavoro inferiore rispetto ai Paesi occidentali, anche se nell'area centro-orientale europea ci sono Paesi dove salari e tutele assicurative e sindacali sono decisamente più bassi. Insomma la decisione di aprire in Polonia sembra essere frutto di un'analisi accurata di opportunità e rischi, tanto è vero che Amazon aveva pianificato già da tempo il suo personale allargamento a Est e che sotto la lente degli analisti dell'azienda era finita anche la Repubblica Ceca. Alla fine la decisione è caduta su Varsavia, il cui ambiente economico sembra particolarmente favorevole agli investimenti di grandi gruppi industriali, come testimonia la presenza di molte sedi distaccate di importanti multinazionali del settore high-tech.

Secondo l'Handelsblatt il progetto Amazon prevede la realizzazione di tre stabilimenti nei dintorni di Wroclaw e a Poznan, nella regione occidentale del Paese: due da inaugurare ad agosto 2014, il terzo entro la metà del 2015. In tre anni l'attività dovrebbe coinvolgere in ogni stabilimento 2 mila lavoratori a tempo pieno e 3 mila stagionali nei periodi di maggior lavoro come quello natalizio. Un modello che ricalca da vicino quello adottato per la Germania e che tante critiche aveva suscitato nei mesi scorsi, quando un'inchiesta televisiva aveva rivelato le condizioni cui erano sottoposti i lavoratori stagionali, in gran parte stranieri (molti proprio polacchi, ma anche bulgari, spagnoli e portoghesi) attirati con promesse poi non mantenute e vessati da stipendi decurtati e privi di contributi, condizioni di lavoro precarie e sistemati in alloggi di fortuna.

Ma per la Polonia si tratta del maggiore investimento in termini finanziari e di impatto occupazionale finora realizzato e la speranza è che il danno d'immagine subito da Amazon in Germania faccia orientare l'azienda verso modelli contrattuali e tariffari più dignitosi. D'altronde è proprio su questo punto che verte il confronto fra americani e sindacato tedesco: Verdi pretende che Amazon si adegui alle condizioni contrattuali cui sono sottoposti gli esercizi commerciali e di distribuzione, l'azienda di Jeff Bezos invece modella i propri contratti su quelli in vigore nel settore della logistica. Un accordo non sembra in vista e i lavoratori sono pronti a incrociare di nuovo le braccia proprio mentre si avvicina il periodo natalizio.

Il gruppo di San Francisco è presente in Germania con 10 mila dipendenti, suddivisi fra otto centri logistici, due centri per l'assistenza clienti e la sede a Monaco di Baviera. E sebbene Collins abbia assicurato che nessun posto di lavoro tedesco sarà sacrificato dallo sbarco in Polonia, in un primo momento gli stabilimenti di Wroclaw e Poznan serviranno proprio i clienti di Amazon.de e successivamente quelli degli altri siti nazionali europei.

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