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Varsavia vuole l’eurobond

Radoslaw Sikorsi, il ministro degli esteri polacco, esorta la Germania a sacrificarsi maggiormente per la tenuta dell'Eurozona e dell'intero edificio comunitario. 

(Scritto per Lettera 43)

Locale sul Rynek, la piazza principale di Wroclaw
(Archivio Rassegna Est)

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di Pierluigi Mennitti

Uno dei principali alleati europei di Angela Merkel si è sfilato dall'ombra di Berlino e ha chiesto alla Germania di abbandonare la politica del rigore verso i Paesi del Sud per incoraggiarne la ripresa. Si tratta della Polonia, nazione che negli ultimi anni ha conosciuto una grande ascesa nell'ambito del consesso europeo, sia per peso politico nelle istituzioni di Bruxelles che per peso economico. A dar voce al cambio di rotta di Varsavia è stato il ministro degli Esteri Radoslaw Sirkorski che, in un'intervista alla Zeit, si è spinto fino a riproporre sul tappeto l'ipotesi degli eurobond.

Finora la Polonia era rimasta dietro le quinte nel dibattito sugli eurobond, adesso invece un autorevole membro del suo governo si è espresso esplicitamente per la loro introduzione, sostenendo che «una vera Unione Europea potrà esserci solo quando tutti i Paesi si decideranno a sopportare assieme i doveri finanziari». Per il ministro «si tratta di un progetto futuro ma che deve essere perseguito, sebbene sia difficile da far digerire all'opinione pubblica tedesca. Il governo di Berlino, tuttavia, deve fare molto di più di quanto fatto finora per salvare l'Eurozona e la nostra speranza è che questo accada adesso che le elezioni politiche sono finite».

Le previsioni sull'economia polacca (2014-2017)
Le previsioni sull'economia polacca (2014-2017)

È la prima volta da quando la tempesta dell'eurocrisi si è abbattuta sulle economie del continente, e in particolare su quelle meridionali, che il governo del liberale Donald Tusk esce allo scoperto in maniera così plateale. I ricostruiti rapporti di buon vicinato con la Germania, dopo il periodo turbolento segnato dalle polemiche dei gemelli Kaczynski, avevano in qualche modo incanalato la politica estera ed europea della Polonia sulla scia di quella di Berlino. Un sodalizio rafforzato anche dall'amicizia personale fra i due leader, Angela Merkel e Donald Tusk, la prima - come si è scoperto di recente - con ascendenze familiari polacche, il secondo proveniente da una famiglia casciuba, una minoranza polacca di origine slavo-pomerana.

Ma erano stati soprattutto i rapporti economici, ripresi intensissimi, a consolidare il legame tra due Paesi che in passato si sono sempre guardati con sospetto. La Polonia ha beneficiato della forza dell'economia tedesca, offrendo un'ambiente stabile e favorevole agli investimenti industriali, attirati non solo dal costo del lavoro più basso ma anche dalla qualità della manodopera e dalla modernità del suo apparato manageriale. E Varsavia ha saputo poi muoversi con le proprie gambe: accanto alle sedi distaccate di grandi imprese multinazionali o tedesche, sono sorti negli ultimi anni i primi campioni industriali nazionali, sia nei settori tradizionali dell'elettromeccanica che dell'hi-tech.

La Polonia è stata l'unico Paese europeo a passare indenne attraverso le due crisi degli ultimi anni, quella finanziaria globale del 2008 e quella successiva dei debiti pubblici europei che ha messo in pericolo la moneta unica. Varsavia, d'altronde, non ha ancora adottato l'euro (e anche per questo motivo la sua voce in capitolo sui vari meccanismi di salvataggio varati da Bruxelles è stata praticamente nulla) e, nonostante le pressioni di Berlino, non è intenzionata a farlo prima del 2015. Ma alcuni accenni di crisi sembrano oggi poter intaccare anche la favola del miracolo polacco: nelle settimane scorse il Paese è stato scosso da manifestazioni popolari come non si vedevano da tempo. E Varsavia sa, più di Berlino, che il relativo benessere da poco conquistato è legato anche al buon andamento dell'intera economia europea, anche quella dei Paesi del Sud.

Lo stesso Sirkorski, che prima di impegnarsi in politica è stato anche reporter di guerra nel teatro dell'ex Jugoslavia, non è nuovo a critiche verso la Germania per la sua scarsa propensione ad assumere un ruolo di leadership in Europa. Nel dicembre 2011, di fronte a una platea riunita a Berlino, aveva dichiarato di non aver più timore dei tedeschi di oggi ma di avere una grande paura dell'inattività del loro governo nell'affrontare con decisione la crisi economica europea. I due anni trascorsi hanno confermato le sue preoccupazioni e l'intervista alla Zeit con il richiamo agli eurobond si inserisce nella scia di questa delusione.

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