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Chi è competitivo?

Il World Economic Forum diffonde la sua ricerca sugli indici globali di competitività 2013-2014. Commenti e grafico comparativo tra i primi cinque della classe (Svizzera, Singapore, Finlandia, Germania e Stati Uniti), le principali economie dell’Ue (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) e il macrocosmo dell’Est. 

Dati World Economic Forum, rielaborazione Rassegna Est

(Clicca sul grafico per visualizzarlo nelle reali dimensioni)

I dati globali sulla competitività appena diffusi dal World Economic Forum indicano che anche nel biennio 2013-2014 la Germania si conferma anche sotto questo punto di vista alla testa della pattuglia europea. Quarto posto a livello mondiale, primo tra i grandi dell'Unione. L’Italia perde invece sette posizioni rispetto al biennio precedente. Il dato peggiore, tra le grandi economie europee. Un altro sintomo dei mali del paese. La competitività si calcola mescolando diversi criteri, tra cui istruzione, capacità di attirare investimenti, agevolazioni al business, quadro macroeconomico, lo sviluppo tecnologico, infrastrutture.

Tra le nazioni della macroregione Est ce ne sono cinque che si collocano sopra l’Italia: Estonia, Polonia, Turchia, Repubblica ceca e Lituania, tra i paesi dell’Est. Tutte ribadiscono grosso modo le valutazioni del 2012-2013, con l'eccezione della Repubblica ceca.

Tra chi sale, a Est, figurano Bulgaria, Montenegro, Georgia, Macedonia, Croazia, Romania e Russia. Quest’ultima, tuttavia, non spicca per competitività e questo è indubbiamente un problema, per un grande paese. Uno dei fattori che frena Mosca è senza dubbio la corruzione.  Tra chi scende si segnalano Ungheria, Slovenia, Slovacchia e Ucraina. Budapest, Ljubljana e Kiev, che scivola addirittura di undici posti, hanno avuto momenti economici difficili, negli ultimi tempi. L'Ungheria deve fare i conti con un debito pubblico molto alto, la Slovenia con una crisi che ha sfarinato l'intelaiatura economica del paese, l'Ucraina con una situazione incerta a livello di forniture energetiche e rapporti con Ue e Russia, che cercano a loro modo di rafforzare la rispettiva influenza a Kiev. Senza riuscirci del tutto.

La cosa interessante è che tutti i paesi dell’Est sono ricompresi in un range stretto. Individualmente sono pochi gli esempi di spessore globale. Ma collettivamente, dal punto di vista degli investitori, è interessante notare ancora una volta come l'Est possa essere percepito come un'unica, grande macroregione.

Ultima nota sulla Serbia. Negli ultimi anni, grazie a un effetto mediatico, il paese è stato dipinto come un eldorado di crescita, opportunità e prospettive. Sebbene la Belgrado abbia buone potenzialità, queste descrizioni sembrano alla luce dei numeri - non solo quelli sulla competitività - esagerate.

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