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Orban e le banche

Budapest, dopo la maxi tassa del 2010, mette sul tavolo altre misure che colpiscono gli interessi degli istituti stranieri. Intesa, si dice, potrebbe ritirarsi dal paese. Il sogno del primo ministro: riportare nelle mani ungheresi il 50% del mercato del credito. 

Il finanziere Sandor Csany, boss di Otp Bank
e presidente della federcalcio ungherese (www.fifa.com)

Il governo ungherese vuole "spremere" ancora le banche. Dopo la maxi tassa sugli istituti di credito varata nel 2010 (il levy ungherese è il più alto in Europa) e l'introduzione di un prelievo sulle transazioni finanziarie, che a quanto pare potrebbe prossimamente essere rivisto al rialzo, l'esecutivo ha in testa due nuove misure. La prima è la conversione in fiorini dei mutui contratti in valuta straniera (sono la maggior parte del totale), principalmente in franchi svizzeri. Con la seconda si vorrebbe accollare alle banche il 7% del debito delle municipalità, che lo stato centrale progetta di assumersi entro l'anno.

Questi provvedimenti, denunciano i gruppi del credito, sono insostenibili e mettono sotto stress, ancora più di quanto già non lo sia, il settore. Che non va certo a gonfie vele. La maxi tassa del 2010, che era stata introdotta allo scopo di rimpinguare le casse dello stato, ha sortito secondo diversi analisti l'effetto di disincentivare gli investitori internazionali, causando diverse perdite i gruppi bancari, già andati in difficoltà a causa del contesto generale della crisi, che ha avuto impatti pesanti sul portafogli dei cittadini ungheresi.

Le austriache Erste e Raiffeisen, l'italiana Intesa San Paolo e la tedesca BayernLB imputano proprio alle scelte del governo magiaro i conti in rosso delle loro controllate o delle loro filiali a Budapest. Si mormora, tra l'altro, che proprio Intesa San Paolo sarebbe sul piede di lasciare il paese.

Recentemente le banche sono uscite allo scoperto, contestando apertamente i nuovi piani del governo. La conversione dei mutui così come prospettata dal governo, hanno riferito i rappresentanti dei gruppi bancari privati che operano in Ungheria, potrebbe avere ripercussioni troppo pesanti sul comparto. Nei prossimi giorni sono previste negoziazioni tra i banchieri e lo stato. Si vedrà se si raggiungerà il compromesso.

Qualche osservatore lega il nuovo pacchetto sulle banche al voto dell'anno prossimo, dove la Fidesz, il partito conservatore capeggiato dal primo ministro Viktor Orban, punta a confermarsi al potere. I sondaggi la danno favorita, ma Orban punta alla sicurezza e tenere le banche sulle spine, mostrando i muscoli e rilanciando la tesi implicita che sia queste sia gli altri gruppi stranieri operanti negli altri settori strategici dell'economia (telecomunicazioni, energia, grande distribuzione) abbiano eroso la sovranità economica di Budapest, gli può tornare utile.

Ma le parole di Orban non sono solo propaganda. Dietro c'è un progetto finalizzato a recuperare una parte dei tanti asset privatizzati in passato. Sull'energia il governo s'è già mosso, dispiegando una tattica di riacquisizioni. Sulle banche l'idea sarebbe arrivare a un equilibrio tra i soggetti stranieri e quelli ungheresi, siano pubblici o privati (ma appoggiati comunque dallo stato). In questi ultimi tempi, a questo riguardo, si sono registrati dei movimenti interessanti. Come detto, alcuni istituti stranieri - è il caso della già citata Intesa San Paolo - hanno prospettato l'ipotesi della fuga. Il governo, da parte sua, ha sul tavolo un piano per unificare il parcellizzato settore del credito cooperativo. Potrebbe essere un punto di partenza per riacquistare peso nel settore del credito. Infine, recentemente Sandor Csanyi, potentissimo uomo d'affari che controlla Otp, la principale banca del paese, ha ceduto una quota importante delle sue azioni. Alcuni dicono che abbia voluto dismettere da un settore in crisi e puntare su un altro, l'agro-alimentare, che può diventare in prospettiva, molto importante. Altri sussurrano che dietro la mossa di Csanyi, inaspettata, ci sia in corso uno scontro con Orban e il tentativo, da parte di quest'ultimo, di mettere al vertice di Otp qualcuno che non critici troppo la linea del potere come ha fatto ultimamente e stranamente Csanyi, noto per il suo tatticismo con i politici e per il fatto di essere buon amico di tutti.

1 pensiero su “Orban e le banche

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