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Le sfide di Rama

Lotta alla corruzione, rapporti con il Kosovo, integrazione in Europa: questi i temi nell'agenda del nuovo governo albanese, presieduto dall'ex sindaco socialista di Tirana, Edi Rama.

(Scritto per L'Indro)

Edi Rama con la moglie Linda (www.edirama.al)

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di Rodolfo Toè

Non ci voleva credere, Sali Berisha. E così ha chiesto il riconteggio dei voti, dopo avere accusato la sinistra di violazioni e frodi elettorali. Una sconfitta come quella del 23 giugno scorso era difficile da mandare giù, per un animale politico come l'ormai ex premier albanese. Il responso ora è ufficiale: la coalizione guidata dal Partito Socialista (SP) di Edi Rama potrà contare su una maggioranza di 83 seggi su 140 al Parlamento, contro i soli 57 conquistati dal Partito Democratico (PD) di Berisha, che ha governato il paese nel corso degli ultimi otto anni.

La notizia spinge col vento in poppa il nuovo gabinetto targato Rama, che è stato presentato ufficialmente solo una settimana fa. Comincia così una nuova epoca per Tirana? A distanza di un mese dalle elezioni, si cerca di dare un primo giudizio ragionato sulle possibilità effettive di un cambiamento. E se per molti il nuovo premier ha tutte le carte in regola per riuscire nell'impresa di portare "l'immaginazione al potere", dall'altra c'è chi comincia già a sottolineare gli elementi di continuità con lo sciovinismo nazionalista del vecchio leader.

L'immaginazione al potere

«Il nuovo governo albanese», dichiarava Edi Rama il 31 luglio scorso, al momento della presentazione del nuovo esecutivo, «si scosterà dalla tradizione albanese di retorica frammista a potere. Piuttosto, sarà un insieme di servitori del popolo instancabili, che lavoreranno alacremente per giustificare le grandi aspettative che gli Albanesi nutrono nei nostri confronti».

Nel nuovo governo qualcosa di rivoluzionario già c'è. La sua composizione è incredibilmente progressista rispetto al passato della politica albanese. Ci saranno sei donne come ministri, circostanza mai verificatasi dal momento dell'indipendenza del paese nel 1912. Sarà abbastanza per giustificare le grandi aspettative degli elettori, o si tratterà di un riformismo di facciata, di un'operazione cosmetica? «Edi Rama si è presentato come una figura di rinnovamento, come un 'socialista' di tipo nuovo», ha dichiarato la giornalista albanese Mirela Shtembari alla radio tedesca 'Deutshe Welle': «la sua stessa coalizione è stata chiamata, significativamente, 'Rinascimento'. È diventato famoso come sindaco di Tirana, è un pittore, ha studiato all'accademia di belle arti a Parigi … insomma è un uomo nuovo, dalle idee nuove. Parla molto d'integrazione nell'Unione Europea, di comunità internazionale. Rappresenta il futuro di questo paese».

Giovane, motivato, e soprattutto forte di una elezione dominata, nella quale il risultato è stato talmente buono da ridurre al silenzio l'opposizione. Rama nel suo governo avrà la possibilità di contare su una maggioranza solidissima, in grado di garantire il successo di riforme importanti e attese. Un grande vantaggio, da cui derivano però grandi responsabilità.

Di fronte a sé, il nuovo premier ha un'agenda politica dalle numerose priorità. La prima, la più stringente, è la lotta alla corruzione, diffusa a tal punto nel paese da pregiudicarne la salute economica. Per 'Transparency International', in un rapporto pubblicato alla fine dello scorso anno, l'Albania può fregiarsi del non invidiabile primato di nazione più corrotta d'Europa, registrando anche il peggiore trend annuale, visto che è passata dalla 95^ posizione del 2011 alla 176^, insieme a Guatemala ed Etiopia.

Insieme alla corruzione, Rama dovrà attaccare il luogo dove essa è maggiormente diffusa, osando riformare la pubblica amministrazione. Il nuovo premier dovrà impegnarsi a migliorare lo stato dell'istruzione e la protezione dell'ambiente, oltre che a far ripartire il mercato del lavoro. La disoccupazione nel paese è del 13%, quella giovanile del 26%. Infine, ultimo ma non meno importante, avrà il compito di riprendere il processo di integrazione europea, da anni fermo al palo. Compiti titanici, è vero. Ma ai quali deve prestarsi necessariamente l'uomo che incarna ora più che mai le speranze di cambiamento di una nazione intera.

L'addio di Berisha

Forse la vera, prima notizia dell'era Rama è la scomparsa di Sali Berisha, vero peso massimo della democrazia albanese. Dopo tre giorni di silenzio seguiti alla pubblicazione dei risultati, Berisha ha annunciato, nella sorpresa generale, la sua decisione di lasciare il PD, da lui fondato nel 1990. «Riconosco la mia sconfitta e mi ritiro dalle mie funzioni», ha detto Berisha, circondato dalle lacrime dei propri sostenitori: «pensavo che un giorno avrei dovuto presentare le mie dimissioni in caso di precarie condizioni di salute; mai mi sarei aspettato di doverlo fare per obbedire al verdetto del popolo sovrano».

Per scegliere il successore, il PD ha organizzato delle 'primarie' che hanno incoronato alla guida del partito Lulzim Basha, attuale primo cittadino di Tirana. Il tutto attraverso una votazione totalmente disorganizzata, disertata dai suoi stessi elettori perché, secondo molti analisti, non abituati a scegliersi il proprio leader. Berisha avrebbe pagato, secondo l'opinionista di 'Panorama' Blendi Fevziu, un'eccessiva personalizzazione della campagna, trasformandola in un referendum sulla propria persona, con uno stile vicino a quello del dittatore comunista Enver Hoxha, evitando le domande dei giornalisti e cercando di accaparrarsi più voti possibili, in prossimità delle elezioni, con promesse irrealizzabili come l'aumento dei salari e delle pensioni di vecchiaia. Ma soprattutto, secondo Fevziu, Berisha ha perso perché in fondo è ormai un leader che ha fatto il proprio tempo. Il futuro, l'oggi, in Albania ora appartiene alla sinistra di Rama.

Kosovo, un inizio non incoraggiante

C'è però un punto su cui Edi Rama non sembra intenzionato a cambiare la politica rispetto al suo predecessore: quello del Kosovo, il problema principale nell'agenda delle relazioni internazionali albanesi. Rama parrebbe anzi disposto a seguire il nazionalismo e le politiche di Sali Berisha, giocando la carta della fratellanza e dell'unificazione nazionale con i kosovari.

Durante la sua campagna elettorale, Rama ha raddoppiato gli sforzi per creare e coltivare dei legami stretti con il piccolo 'paese fratello'. «La prima cosa che faremo all'indomani del nostro insediamento, sarà firmare con i rappresentanti del Kosovo un trattato di amicizia, di collaborazione, di buon vicinato e di sicurezza», ha dichiarato Rama lo scorso aprile, durante una visita a Pristina, promettendo «degli incontri congiunti dei due governi per orientare e valutare le strategie di collaborazione a livello politico, economico e sociale». Resta da vedere quale sarà la strada che vorrà scegliere il nuovo premier per mantenere saldi i rapporti con gli albanesi del Kosovo. Se deciderà di propugnare l'idea di una 'grande Albania', oppure se, auspicabilmente, vorrà inquadrare la questione nell'ambito più generale – e pacifico – dell'integrazione in una comune casa europea.

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