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ELEZIONI, PARTITA APERTA

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Fino a qualche mese fa, l'ipotesi che la coalizione di governo di Angela Merkel potesse ritrovare la maggioranza dei seggi per governare altri 4 anni veniva ritenuta impossibile. Tutto sembrava correre inesorabilmente verso un nuovo esecutivo di Grande coalizione fra Cdu e Spd, cristiano-democratici e socialdemocratici: lo scenario partitico che sarebbe scaturito dalle urne del 22 settembre sarebbe stato troppo frammentato per permettere numericamente la costruzione di maggioranze omogenee (Cdu e Fdp a destra, Spd e verdi a sinistra).

Sondaggi alla mano, una nuova Große Koalition è ancora oggi il risultato più probabile, tanto che nel programma elettorale del suo partito Angela Merkel ha evitato di indicare agli elettori un'opzione di governo preferita, lasciandosi le mani libere di poter trattare con tutti, a seconda dei numeri e delle opzioni che emergeranno dal voto. Ma con il declino dei Pirati, la ripresa dei liberali e la tenuta della Cdu, l'ipotesi impossibile di una riconferma del governo uscente è diventata di nuovo concreta: il governo liberal-conservatore potrebbe ritrovare la sua maggioranza sul filo di lana. Alcuni recenti posizionamenti dei due partiti lasciano intuire che la cancelliera sia tornata a puntare su questa opzione. Senza enfasi, quasi di soppiatto, come sua consuetudine. Dietro l'ultima diatriba sulla cosiddetta Soli, la tassa di solidarietà per la ricostruzione delle regioni orientali, che i liberali vorrebbero abolire nel 2019 e Angela Merkel vuol mantenere, si nasconde in realtà il tentativo di coprire lo spazio più ampio possibile dell'elettorato tedesco: quello che la tassa la vuole e quello che vorrebbe abolirla, a 24 anni dalla riunificazione.

Un gioco delle parti, con l'obiettivo di presidiare due posizioni apparentemente inconciliabili ma che, alla fine, restringono lo spazio di azione dei partiti di opposizione, socialdemocratici in testa. Sarà probabilmente questo il leit motiv non confessato delle ultime settimane di campagna elettorale: ogni partito farà corsa a sé, propagandando le proprie tesi e i propri obiettivi, ma in fondo la battaglia dell'opposizione mirerà a scongiurare l'ipotesi di una conferma della coalizione di governo. Una partita che ai verdi risulta già troppo stretta, visto che la Spd, in caso di sconfitta dell'attuale maggioranza, ha sempre la possibilità di rifugiarsi nella Grande coalizione con la Cdu e che ha creato più di qualche malumore nelle file degli ecologisti.

Se i liberal-conservatori dovessero ritrovare il consenso maggioritario dei tedeschi, sarebbe probabilmente dovuto alla tenuta di Angela Merkel nella gestione della crisi europea e alla mancanza di fiducia sul fatto che le opposizioni possano far meglio. Perché il bilancio governativo per quel che ha riguardato gli affari correnti è stato piuttosto deludente. Lo pensa anche la Süddeutsche Zeitung, che in una lunga analisi ha tracciato il bilancio di 4 anni di governo giallo-nero (sono i colori di Fdp e Cdu): «Sarebbe potuto essere un governo rivoluzionario e i presupposti c'erano tutti», ha scritto il quotidiano bavarese, «il ministro degli Esteri gay, quello delle Finanze diversamente abile, un ministro della Salute poi diventato titolare dell'Economia e vice-cancelliere di origine vietnamita e un cancelliere donna venuta dall'Est, quest'ultima non proprio una novità ma sempre una testimonianza di modernità rispetto alla tradizione del centrodestra».

Invece l'esperienza trascorsa è stata simile a quella di una coppia in crisi permanente: litigi continui, mancanza di obiettivi di lungo periodo, di visioni politiche capaci di accompagnare la trasformazione del Paese al tempo della crisi globalizzata, troppo concentrata su piccoli passi pragmatici, sulla gestione del giorno per giorno. «Non è di per sé un fattore negativo», ha concesso la Süddeutsche, «e lo stile pragmatico si conforma perfettamente al carattere di Angela Merkel, ma le aspettative di un nuovo tipo di centrodestra si sono infrante nella incapacità dei due partiti di crescere assieme di fronte alle sfide di governo quotidiane».

Le responsabilità, secondo il quotidiano di Monaco, vanno distribuite equamente alle due leadership. Da un lato la cancelliera è stata troppo accentratrice ed è sembrata in alcuni frangenti incapace di lasciare che il partner di governo potesse godere di qualche successo della politica governativa: complice anche la rigidità prodotta dalla crisi dell'euro, nessuna delle promesse di riduzione sistematica delle tasse è stata realizzata, lasciando i liberali nudi di fronte ai propri elettori. Ma dall'altro lato, la classe dirigente liberale si è dimostrata incapace di assumere responsabilità di governo dopo 11 anni di opposizione, lasciandosi condizionare da toni eccessivi nel rapporto con il partner più grande e da slogan che, una volta raggiunto il governo, non trovavano più margine per essere attuati. «Con questo bilancio», ha concluso la SZ, «il più grande successo dell'alleanza liberal-conservatrice è stato quello di esser sopravvissuto per 4 anni». Le prossime settimane ci diranno anche se questo misero successo basterà agli elettori tedeschi.

(Foto di copertina: manifesto elettorale dell'Spd)