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Kiev, frenata e ripartenza

La crisi e la ripresa, gli investimenti dall'estero e le riforme, il travagliato rapporto con l'Fmi e i finanziamenti della Cina, l'Europa e la Russia. Tutti i nodi dell'Ucraina. Intervista a Olena Lytvyn, professoressa associata di finanza e commercio internazionale presso l’Università di Kiev.

Stazione centrale di Kiev (Archivio Rassegna Est)
Stazione centrale di Kiev (Archivio Rassegna Est)

Crisi e ripresa, investimenti dall'estero e riforme, Fmi e Cina, Russia e Ue. Olena Lytvyn, professoressa associata di finanza e commercio internazionale presso l’Università di Kiev, dopo aver trascorso periodi di studio e insegnamento a Berkeley, Vienna e Uppsala, ci racconta lo stato dell’arte in Ucraina, tra economia e politica internazionale.

L’Ucraina è stato uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dalla crisi del 2008-’09. Qual è lo stato dell’economia oggi? Vi sono segnali di una ripresa?
L’economia ucraina ha avuto una crescita di tutto rispetto nel 2010 (+4,2%) e nel 2011 (+5,2%), eppure i livelli di attività economica rimangono ancora al di sotto di quelli pre-crisi. Nella prima parte del 2013 il Pil è calato nuovamente. Vi è una ripresa degli investimenti diretti dall’estero: nel 2012 hanno raggiunto i 7,8 miliardi di dollari, quasi il doppio che nel 2009. La bilancia dei pagamenti ha iniziato a riequilibrarsi. L’inflazione è estremamente bassa. Il governo ha approvato a febbraio un pacchetto di misure con cui spera di ottenere una crescita economica elevata e mantenere il rapporto tra debito e PIL intorno al 30%. Per fare ciò tenterà di sostenere l’innovazione, la competitività e i settori votati all’export.

Cosa ne pensa dei programmi di austerità del Fondo monetario internazionale? Sono adatti per l’Ucraina? Allo stesso tempo, il governo si è assicurato un sostanzioso prestito dalla Cina. Qual è la strategia del governo in tal senso?
Il rapporto dell’Ucraina con il Fondo monetario internazionale non è facile. Ad aprile 2013 non è stato possibile trovare un terreno comune per firmare un accordo. Vi sono in discussione misure per ridurre il deficit verso l’estero, il deficit pubblico e per riformare il settore energetico e quello bancario. Una delle condizioni indispensabili per il Fondo è l’aumento dei prezzi dell’energia del 40%. Per il Fondo, l’aumento delle tariffe rappresenta l’unico modo per rimettere in sesto le finanze pubbliche. Ma i tentativi di aumentare le tariffe si sono spesso scontrati con le vibranti proteste della popolazione e dei sindacati. Per quanto riguarda la Cina, il governo ha firmato nel 2011 un accordo con la China Export-Import Bank relativo a finanziamenti per due miliardi di dollari, principalmente destinati alle infrastrutture. Un altro prestito da tre miliardi è stato siglato nel 2012. È evidente che il governo ucraino vede di buon occhio tali investimenti e sta intensificando le relazioni economiche con la Cina.

Come descriverebbe le relazioni con la Russia? Il capo dello Stato Viktor Yanukovich è un noto alleato di Mosca, ma sembra consapevole che una eccessiva influenza russa in Ucraina possa mettere in pericolo gli interessi nazionali.
L’Ucraina sta cercando di ridurre gradualmente la sua dipendenza dalla Russia. L’import di gas russo ad esempio si è sensibilmente ridotto, mentre è quasi triplicato quello dall’Europa. Per quanto riguarda l’Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan, per l’Ucraina è previsto solo un ruolo di osservatore.

Parliamo degli investimenti esteri in Ucraina. Quali sono i principali paesi investitori ed i settori chiave? Ad un primo sguardo sembrerebbe che vi sia un potenziale non del tutto utilizzato.
L’ammontare degli investimenti diretti esteri in Ucraina è aumentato sensibilmente dal 2005, dopo la Rivoluzione arancione, per poi declinare con la crisi. I settori più rilevanti da questo punto di vista sono quelli finanziario, manifatturiero e agricolo. I principali investitori sono principalmente la Germania, l’Olanda, l’Austria, il Regno Unito, e la Russia. L’Italia ha contribuito solo per il 2% degli Investimenti diretti esteri (Ide), rispetto al 15% della Germania e al 6% dell’Austria. Certamente vi è del potenziale non ancora sfruttato, ma il clima per gli investimenti è ancora difficile, la burocrazia pesante, la trasparenza ancora limitata. Verranno fatti parecchi passi in avanti solo quando la normativa si adatterà, seppur gradualmente, a quella europea.

Il governo ha fatto qualcosa per favorire la presenza degli investitori esteri?
Qualcosa si muove. La tassazione sulle imprese è stata ridotta nel 2013 al 19%. Nel 2014 verrà portata al 16%, un livello molto basso. Anche l’Iva verrà ridotta al 17%. Gli stranieri hanno la possibilità di acquistare proprietà e società ucraine, mentre hanno vincoli sull’acquisto di terreni agricoli. Sarà necessario portare avanti alcune riforme, in particolare per migliorare la situazione del sistema giudiziario che è ancora alquanto farraginoso. Non è un caso che la corruzione rimanga uno dei problemi più rilevanti.

Come vede l’evoluzione politica nel prossimo decennio? Vede l’Ucraina orientarsi maggiormente verso la Nato e l’Ue?
Come detto l’Ucraina mantiene delle relazioni economiche molto strette con la Russia, in particolare per quanto concerne la dipendenza energetica. Per tale motivo il processo di avvicinamento all’Ue ne viene rallentato. L’Ue sta cercando di stringere rapporti economici e politici, ma non ha formalmente indicato la possibilità per l’Ucraina di divenire prima o poi un paese membro. In ogni caso, il processo di integrazione verso l’Europa è uno degli obiettivi principali della politica estera del governo.

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