Vai al contenuto

PIÙ SOLDI PER TUTTI

Quali speranze di suspance può dare una campagna elettorale, quando il principale candidato alternativo al premier in carica non riesce a sfruttare le sue debolezze? Peer Steinbrück (Spd) le sta provando tutte: si è commosso in pubblico accanto alla moglie, ha preso di mira con più decisione la gestione della crisi europea di Angela Merkel, ha richiamato all'ordine lo sfuggente segretario del suo partito, ha cambiato portavoce dopo le gaffe collezionate nei mesi passati. È pure riuscito a strappare un breve incontro a quattr'occhi con Barack Obama il 19 giugno a Berlino, rodendosi il fegato poi qualdo la cancelliera, in diretta televisiva, si è presentata in mezzo alla Pariser Platz scortata a sinistra dal sindaco socialdemocratico Klaus Wowereit e a destra dal suo illustre ospite americano. Casualità del protocollo?

Ora l'Obamamania è passata e la politica berlinese, per 4 giorni completamente assorbita dall'evento, torna a tuffarsi nella campagna elettorale. Mancano tre mesi al voto, quelli decisivi, in cui gli elettori scelgono veramente per quale partito votare. Domenica 23 giugno le due forze democristiane, Cdu e Csu, riunite nel rassemblement dell'Unione hanno licenziato il programma elettorale, un appuntamento importante nella politica tedesca basata su partiti che mantengono un ruolo fondamentale di indirizzo dell'azione pubblica: 125 pagine ricche di proposte e promesse che hanno ricevuto il sigillo finale dai leader dei due partiti gemelli (Angela Merkel e Horst Seehofer) non, come avvenuto in passato, nella sede centrale della Cdu ma nelle sale panoramiche dell'Humboldt Box, la struttura provvisoria che domina il cantiere da cui sorgerà il vecchio castello del Kaiser riprogettato dall'architetto italiano Franco Stella.

Un programma di cui si sapeva già molto, dopo che la cancelliera aveva anticipato un paio di settimane fa i punti elettoralmente più allettanti. Una serie di misure di spesa che i quotidiani economici hanno valutato intorno ai 28 miliardi di euro e che avvicinano il piano dei conservatori a quello dei concorrenti socialdemocratici, almeno sul lato delle uscite: introduzione del salario minimo per legge, freno all'aumento indiscriminato degli affitti, aumento del contributo per l'educazione a casa dei figli, pensione per le mamme, finanziamenti per la costruzione di nuove strade e scuole. È il paradosso di una Merkel che in Europa non deflette dalla linea di austerità proposta agli Stati in crisi e a casa propria non disdegna di aprire i cordoni della borsa, anche a costo di pregiudicare l'equilibrio dei conti interni.

Gli unici ad aver espresso critiche aperte al programma cristiano-democratico sono stati i liberali, alla faticosa ricerca di un profilo più netto per recuperare il consenso perduto e superare la soglia di ingresso al Bundestag del 5%. I mugugni della cosiddetta corrente economica della Cdu sono invece rimasti sottotraccia: la campagna elettorale impone l'immagine di un partito unito e per nessun motivo la cancelliera vuole che si replichi quanto avviene nel campo socialdemocratico, dove le ultime schermaglie fra candidato e segretario hanno rimesso il piombo nelle ali di Steinbrück.

Ma c'è un motivo ben preciso per cui la componente liberista del partito terrà la bocca chiusa e lo ha spiegato senza troppi riguardi il presidente del consiglio economico della Cdu, Kurt Lauk: «Non credo proprio che queste promesse verranno mantenute dopo il voto. Si tratta di annunci puramente elettorali che servono a prendere voti, ma non è mai accaduto che un programma di governo si sia basato sui programmi elettorali. È una cosa che gli elettori sanno bene per esperienza».

Se voleva essere un colpo basso contro una cancelliera ormai padrona assoluta del partito, il missile rischia di mancare l'obiettivo. «L'assenza di dibattito attorno al programma elettorale si adatta perfettamente allo stile di Angela Merkel», ha osservato il settimanale progressista Die Zeit, «e nell'Unione ha tradizionalmente sempre prevalso un atteggiamento pragmatico: fintantoché alla cancelliera arriderà il successo, i suoi critici resteranno indifferenti». Al limite si lasceranno scappare una battuta maligna, come nel caso di Lauk.

Difficile però che la Spd riuscirà a sfruttare questa debolezza dell'avversaria. I sondaggi continuano a essere molto favorevoli al partito di Merkel e le percentuali assegnate dai principali istituti demoscopici si differenziano solo di pochi decimali. Mancano tre mesi decisivi, ma al momento l'unica incertezza sembra essere legata al partito che accompagnerà la Cdu al governo per i prossimi 4 anni: ancora i liberali, qualora alla Fdp riesca una clamorosa rimonta, o una nuova Grande coalizione con i socialdemocratici, oppure la novità di un'alleanza verdi-conservatori, mai sperimentata a livello nazionale. Tante opzioni per una sola donna al comando, che ha anche cancellato dal programma la precisa indicazione di una coalizione preferita: mani libere.