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LA CONTESA SULLA CORTINA VERDE

Questioni di confine. Nella Germania riunificata non è solo la vecchia frontiera interna a Berlino ad aver suscitato polemiche, con le manifestazioni contro la distruzione di uno degli ultimi resti del Muro all'altezza dell'East Side Gallery. Ora a dividere fronti contrapposti è anche il limes che per 41 anni ha separato la Germania Ovest dalla Germania Est: una striscia lunga 1400 chilometri e larga fino a 5 chilometri, dal golfo di Lubecca sul Baltico al confine fra Baviera, Sassonia e Boemia, creata nel 1949 dopo la nascita dei due Stati tedeschi e scomparsa dalle mappe politiche solo nel 1990 con la caduta della Ddr.

Oggetto della contesa è il progetto di tutela ambientale denominato Grünes Band (Nastro verde), varato all'indomani della caduta del Muro di Berlino dall'Unione tedesca per la difesa dell'ambiente, il Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland, e il Land della Turingia, che prevedeva di realizzare una lunga striscia di riserva naturale laddove per quattro decenni filo spinato, torrette militari e strade pattugliate dai soldati di confine sorvegliavano la frontiera fra i due Stati tedeschi. Un piano che è parte di un'iniziativa ancora più ambiziosa, l'European Green Belt, varata nel 2004 sotto il cappello del World Conservation Union, e che dovrebbe trasformare in una strada verde verticale lunga 8500 chilometri la vecchia cortina di ferro che negli anni della Guerra fredda tagliava in due l'intera Europa, dal Mar Artico al Mar Nero, attraversando 24 Stati europei.

Il Grünes Band è il tratto mitteleuropeo del progetto e, secondo i piani stabiliti, la sua realizzazione dovrebbe ora entrare nella fase 2. Senonché, negli oltre 20 anni trascorsi dalla caduta del confine, la striscia rimasta indenne dall'assalto del cemento è diventata non solo il nuovo habitat di animali un tempo scomparsi dalla faccia del continente ma anche un fruttuoso terreno per il ritorno delle coltivazioni. «Gli agricoltori delle regioni un tempo confinanti si sono riappropriati dei terreni», ha scritto la Welt, «sfruttando questa terra rossa particolare, capace di immagazzinare a lungo l'acqua piovana. Sono tornati a lavorare quei campi che già i loro antenati coltivavano in passato e ora vedono il progetto ecologista come un vero e proprio esproprio».

Il ritorno a una normalità agricola è diventato oggetto di un aspro dibattito. A Eichsfeld, centro agricolo cattolico al confine settentrionale fra la Turingia e l'Assia, ambientalisti e agricoltori si contendono campi, superfici e prati: i primi spingono per realizzare le loro nicchie ecologiche, i secondi vogliono difendere i terreni ereditati. I responsabili delle organizzazioni contrapposte parlano linguaggi differenti: «Achim Hübner, direttore dell'associazione degli agricoltori di Gottinga, in Assia, utilizza termini bellici per la diatriba, chiamandola una battaglia per gli ettari», ha proseguito il quotidiano tedesco, «Holger Keil, responsabile della fondazione naturalistica Heinz Sielmann di Duderstadt accusa la controparte di un gigantesco conflitto d'interesse. I contadini temono di veder andare in fumo l'opportunità di una rinascita agricola che rappresenta il motore economico dell'intera regione».

I politici locali si ritrovano nel mezzo dello scontro. Nei primi anni della riunificazione, tutti i partiti hanno appoggiato il progetto del Nastro verde, supportando il genio visionario di Heinz Sielmann, un produttore di documentari naturalistici che lanciò per primo l'idea di trasformare in un idillio ambientalista quella che per 40 anni era stata una ferita inferta alla natura: il modo più originale di realizzare un memoriale alle assurdità della storia. Nel frattempo però, assieme alla fauna attratta dalla tranquillità della riserva, sono arrivati anche gli alberi da frutta: prugne, albicocche, ciliege, mele. I rigidi regolamenti che avrebbero dovuto preservare l'area dall'intromissione dell'uomo sono stati disattesi per l'incertezza delle norme di applicazione. Il problema è anche che a contrapporsi non sono ambientalisti e costruttori, ma due mondi che hanno una diversa idea di utilizzare la natura.

A Eichsfeld più di 40 sigle di associazioni agricole si sono unite per protestare contro l'organizzazione attuale del progetto di tutela naturalistica e la cittadina di Duderstadt è stata invasa per due settimane dalle dimostrazioni di circa 300 agricoltori. Sul fronte opposto, 250 ambientalisti hanno organizzato una marcia di trekking fra le due città con un concerto finale a sostegno del Grünes Band. È uno scontro che ha sconvolto la tradizionale tranquillità di queste regioni agricole e che dovrà trovare in qualche modo una soluzione: «Stefan Wenzel, ministro verde per l'Ambiente del Land confinante della Bassa Sassonia, sa che senza l'appoggio dei contadini il Nastro verde è destinato a fallire», ha concluso la Welt, « il progetto naturalista verrà portato avanti ma solo dopo aver concordato con gli agricoltori i giusti compromessi».