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L’Est non è più flat

L'aliquota unica, simbolo della transizione, è stata messa in discussione dalla crisi. Praga e Bratislava tornano al sistema progressivo.

(www.nbcnews.com)

Una delle vittime dell’austerità potrebbe essere la flat tax. L'aliquota unica ha rappresentato nell’ultimo ventennio il fiore all’occhiello di quei paesi dell’Est che volevano rendere ben chiara agli investitori internazionali, una volta tramontata l’epoca dell’economia pianificata, la loro fede nel libero mercato. Adesso, con la crisi in pieno corso, molti governi stanno tornando sui propri passi, (re)introducendo la progressività fiscale.

L'aliquota unica è un'invenzione dell'economista Milton Friedman

La “tassa piatta” ideata da Milton Friedman, maestro del monetarismo, è stata adottata dalla gran parte dei paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica nel corso dell’ultimo ventennio. Ci arrivò per prima l’Estonia, che la introdusse nel 1994. Seguirono a ruota gli altri stati della regione. L'aliquota unica è stata applicata sia sui redditi degli individui, sia sui profitti delle imprese, che apprezzavano la semplicità e la chiarezza di un sistema fiscale così semplice e immediato. Senza tante complicazioni.

Il Kosovo è stato il più radicale, su questo fronte. Nel 2009 ha introdotto un'aliquota flat estremamente bassa, pari al 10%. Lo Stato kosovaro pubblicizza regolarmente la cosa sulle tv di mezzo mondo, per attirare investitori. Elemento di competitività dell’economia o specchietto per le allodole?

Ora, l’entusiasmo nei confronti della flat tax sembra alquanto diminuito. Il punto è che la flat tax funziona bene quando l’economia cresce, meno quando si è in recessione. Nei mesi scorsi la Repubblica ceca e la Slovacchia hanno smantellato questo sistema, introducendo la progressività. Lo scopo: far pagare tasse più elevate ai cittadini più agiati. D'altronde così vuole l’opinione pubblica - e anche la logica delle cose - in un momento di crisi come quello attuale, in cui gli strati meno abbienti della popolazione sentono di più la morsa della cattiva congiuntura.

In Bulgaria la flat tax è messa in discussione anche da chi ha contribuito personalmente a introdurla

Un'altra nazione che potrebbe fare un passo indietro è la Bulgaria. L’ex ministro delle Finanze di Sofia, che aveva contribuito a introdurre il regime flat nel 2008, ha recentemente sostenuto che quella scelta è stata un errore, riporta il sito Businessweek, del gruppo Bloomberg, in un articolo dedicato al fisco piatto a Est.

Il ritorno ai sistemi progressivi dipende anche dalla ricetta austera propinata dal Fmi, che nel 2008-2009 soccorso massicciamente l'Est, dove la crisi inizialmente colpì in modo più duro

Spesso la revisione del sistema fiscale si accompagna a un innalzamento delle aliquote, come è successo in Slovacchia. Negli ultimi anni è infatti aumentata la necessità di fare cassa per sostenere le finanze pubbliche. I paesi dell’Est hanno uno stock di debito pubblico sensibilmente più basso di quello degli Stati dell'Europa occidentale, ma il deficit (il flusso annuale che va a formare il debito) è esploso con il calo delle entrate, a sua volta dovuto alla riduzione dell’attività economica.

A spiegare l'evoluzione del sistema delle imposte, oltre la vecchia cortina, è anche la politica del Fondo monetario internazionale. I pacchetti di aiuti da esso stanziati nel biennio 2008-’09, quando la crisi aggredì soprattutto il versante orientale dell'Europa, prevedevano parecchi tagli alla spesa pubblica e qualche aggiustamento verso l’alto delle aliquote. Molti paesi hanno ritoccato l’Iva, dato che in questi modo è possibile diminuire i consumi e bilanciare il saldo commerciale (cioè la differenza tra l’export e l’import). Il fine è quello di riorientare l’economia dal consumo agli investimenti e dall’import verso l’export.

L’entusiasmo sarà forse calato. La flat tax non è più la panacea di tutti i mali. Ma non sono pochi i paesi della regione che rimarranno ancorati a questo sistema e che continueranno ad attirare gli investitori esteri - tra questi quelli italiani atterriti dal rapporto con il loro fisco – con vantaggi e tentativi di rendere semplice sia il pagamento che la riscossione delle tasse.

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