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Fabbrica europea automobili Est

Balcani, area Visegrad ed ex Urss continuano a rosicchiare pezzi di produzione all'Europa occidentale. Ma le loro performance subiscono la concorrenza dei Bric.

Macedonia, Stip (Archivio Rassegna Est)
Macedonia, Stip (Archivio Rassegna Est)

Europa occidentale: -10%. Europa Centro Orientale: +1%. È quanto emerge dai dati recentemente pubblicati dall’Associazione mondiale dei produttori di auto (Oica), che riassumono l’andamento della produzione sia di vetture che di veicoli commerciali nel corso del 2012. In pratica, un altro pezzo di produzione automobilistica si sposta verso la “macroregione Est” (Europa Centrale, Balcani, Russia e Turchia), da dove già proviene un’auto su tre di quelle prodotte in Europa. Nel 2005 questa percentuale era inferiore di 15 punti. Per capire quanto il quadro è variato, basterà pensare che Turchia, Slovacchia e Repubblica ceca producono singolarmente più automobili dell’Italia (la Polonia un numero simile). Senza contare che ancora non sono entrati a pieno regime i mega-investimenti della Fiat a Kragujevac in Serbia (quest’anno usciranno dalla fabbrica tra le 100 e le 150 mila auto) e della Mercedes a Kecskemet, in Ungheria.

Russia e Ucraina segnano un balzo in avanti; l'Europa centrale cresce ma a ritmi anemici. L'Italia e il resto dell'ovest continuano a cedere quote di produzione.

Eppure la produzione a Est, nel 2012, è a due facce. Crescono Russia e Ucraina con tassi a doppia cifra, mentre i paesi dell’Europa Centrale lo fanno a tassi anemici: le performance sono sicuramente meno brillanti che in passato.

Il conto per l’Italia è amaro. Mai negli ultimi anni era stato sfornato un numero così limitato di vetture. La produzione si è più che dimezzata in un decennio e dal 2010, anno in cui è stato annunciato il piano Fabbrica Italia, ormai considerato superato, è calata del 20%. Secondo le aspettative del Lingotto, avrebbe invece dovuto raddoppiare entro il 2014. In ogni caso l’Italia, a Occidente, è in buona compagnia. La produzione in Germania e in Francia è scesa, sempre nel corso del 2012, dell’8% e del 12% rispettivamente.

I Paesi Bric, con in testa la Cina, sono già da anni la nuova frontiera del comparto. Il Giappone, in Asia, ha perso il suo primato.

I trend in atto sono molto chiari. L’Est europeo appare come il vincitore di questo scontro tra produttori tradizionali e produttori emergenti. Tuttavia i cambiamenti, nel comparto, sono molto repentini. La concorrenza asiatica e in generale del blocco Bric (Brasile, Russia, India e Cina) è agguerrita e l’Est, in futuro, potrebbe subirne il peso. I Paesi Bric realizzano ormai un terzo delle auto prodotte a livello mondiale. Il Brasile nel 2012 ha sostanzialmente tenuto (grazie anche alla fabbrica Fiat di Belen), la Cina ha ulteriormente incrementato l’output (+4.6%), così come l’India (+5.5%). La Russia, nella sua doppia veste di Paese Bric e paese dello “spazio Est”, ha recitato la parte del leone: +12%.

Sul fronte asiatico in dieci anni lo scenario s’è totalmente ribaltato. La Cina, che dal 2009 è il primo produttore mondiale di auto, assemblava nel 2002 un terzo delle auto, rispetto al Giappone. Adesso ne produce il doppio. Oggi Tokyo rappresenta solo il 23% dell’intera produzione asiatica, mentre ne controllava il 60% nel 2000. Una simile partitura si riscontra nel continente americano, dove l’America latina ha raggiunto ormai il 35% della produzione. A spese, ovviamente, di Stati Uniti e Canada.

2 pensieri su “Fabbrica europea automobili Est

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