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Moratti dice «Da»

Maxi accordo tra Rosneft e la raffineria Saras. Un'altra ambiziosa operazione dei colossi russi dell'energia in Italia. 

(Scritto per Europa)

Russia, raffineria Rosneft (www.rosneft.com)

di Matteo Tacconi

I russi di Rosneft si prendono un pezzo della Saras, la raffineria petrolifera della famiglia Moratti, situata in Sardegna. Un pezzo molto importante: il 13,7 per cento. L’accordo è stato sancito in queste ore e prevede inoltre un’Opa al 7,3. Il che, conti alla mano, significa che la quota russa diventa pari a un quinto dell’intero valore societario.

Rosneft è la più grande compagnia petrolifera al mondo e al suo vertice siede Igor Sechin, plenipotenziario di Putin per l'energia.

L’intesa, da 273,5 milioni di euro complessivi, non si riduce ai soli numeri e alla sola finanza. Ha infatti un peso strategico molto rilevante. Primo perché Saras, per capacità produttiva, è tra le più rilevanti raffinerie del bacino mediterraneo. Secondo perché gli investitori russi non sono soci qualsiasi. Rosneft, dopo la recente acquisizione della società anglo-russa Tnk-Bp (valore dell’operazione 55 miliardi di dollari), può fregiarsi del titolo di più grande compagnie petrolifera al mondo. Al timone dell’azienda c’è Igor Sechin, uno dei falchi dell’amministrazione russa, considerato il plenipotenziario putiniano dell’energia.

In altri termini l’impressione è che la mossa dei russi vada al di là dell’interesse schiettamente economico. La logica induce piuttosto a ritenere che l’operazione, alla quale si affianca un tavolo per la costituzione di una joint venture Saras-Rosneft finalizzata alla lavorazione del greggio e alla commercializzazione dei suoi derivati, rientri pienamente nell’ambiziosa strategia lanciata da qualche tempo dai giganti russi dell’energia: svincolarsi dalle esportazioni tout court e cercare di entrare senza indugi nel mercato europeo, tramite acquisizioni di raffinerie e presenza nella rete distributiva.

Le grandi aziende russe dell'energia hanno iniziato un'opera di penetrazione in Italia. Rosneft arriva dopo Gazprom e Lukoil, già presenti sul mercato.

In questo contesto l’Italia, almeno così parrebbe, ha una sua importanza. Del resto quello tra Rosneft è Saras è solo l’ultimo di una serie di accordi che hanno visto investire nel nostro paese i giganti russi dell’energia. Nel 2009 Gazpromneft, controllata da Gazprom, ha acquisito dall’americana Chevron uno stabilimento in provincia di Bari, dove realizza oli per autovetture e industria. Lo scopo – così si legge nel sito della divisione italiana di Gazpromneft – «è di diventare uno dei principali protagonisti del mercato nazionale dei lubrificanti sviluppando e potenziando l’attuale rete di rivenditori (attivi nella vendita di lubrificanti ad autofficine, concessionarie e flotte) e implementando strategie mirate alla grande industria per servire acciaierie, cementifici, cartiere e altri importanti gruppi industriali».

Anche il terzo peso massimo dell’energia russa, Lukoil, ha piazzato la bandierina nella penisola. Nel 2008 ha sottoscritto un accordo con la Erg, società della famiglia Garrone, volto a rilevare il 49 per cento della raffineria di idrocarburi di Priolo, in Sicilia. L’anno scorso, versando 400 milioni di euro, s’è preso un altro venti per cento. Lukoil ha anche avviato una sua rete di distributori carburante. Il proposito è conquistare una fetta del cinque per cento del mercato.

Tecnologia in cambio dell'apertura del mercato italiano: sembra essere questo il "patto" energetico tra Roma e Mosca.

Insomma, i russi non sono più alle porte. Sono dentro. Questo attivismo fa parte presumibilmente di un trade off, più volte sussurrato, sulla base del quale l’Italia si è impegnata a fornire tecnologia in campo energetico (Mosca ne ha fortemente bisogno), aprendo in cambio le sue porte all’arrivo delle corazzate moscovite dell’oro nero e dell’oro azzurro. In ogni caso questo scambio non riguarda soltanto Roma e Mosca. È in generale il patto, sintesi di mutua dipendenza, che i russi hanno stipulato – o cercano di stipulare – con i paesi dell’Europa occidentale, tentando al contempo di promuovere un’immagine più docile della propria egemonia energetica. Le sponsorizzazioni di Gazprom a livello calcistico (Shalke 04, Chelsea e Champions League) servono proprio a questo.

Ora il paradosso, se vogliamo chiudere all’insegna della leggerezza, è che fino all’altro ieri s’è sempre parlato dell’entrata dei russi nel Milan, grazie all’amicizia tra Putin e Berlusconi. Invece è andata a finire che hanno fatto affari con il presidente dell’Inter. I cui tifosi si chiedono se l’accordo tra Rosneft e Saras avrà ripercussioni sulla gestione della società neroazzurra.

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