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MORIREMO MERKELIANI

A poco più di cinque mesi dalle elezioni politiche tedesche il barometro è tornato a segnare bel tempo per il governo di Angela Merkel. L'ultimo sorprendente sondaggio, realizzato dal prestigioso istituto Forsa per conto della rete televisiva Rtl e del settimanale Stern, ha assegnato alle forze politiche di maggioranza un consenso tale da garantire loro la prosecuzione del mandato anche per i prossimi 4 anni. Se si votasse oggi (e non il 22 settembre, come da calendario) l'alleanza fra i conservatori di Angela Merkel (Cdu e Csu) e i liberali di Philipp Rösler (Fdp) otterrebbe il 47% dei voti complessivi, assicurando la conquista della maggioranza assoluta dei seggi al Bundestag.

Un esito sbalorditivo, se solo si pensa alla debolezza mostrata sino a ieri dai liberali in tutti i sondaggi degli ultimi anni, ma anche nella gran parte delle elezioni regionali che si sono susseguite. A lungo in bilico sulla soglia del 5%, necessaria per entrare in parlamento, l'Fdp ha invece fatto registrare negli ultimi tempi una solida ripresa, fino a posizionarsi stabilmente sul 6% indicato anche da Forsa. Notevole anche il consenso di cui gode il partito di Angela Merkel, che otterrebbe un 41% che rimanda alla memoria gli anni dorati di Helmut Kohl.

«È il valore più alto ottenuto dall'attuale coalizione di governo dalla fine del 2009», ha commentato lo Spiegel, «da quando cioè i liberali, allora guidati da Guido Westerwelle, iniziarono un catastrifico declino che sembrava fino a pochi mesi fa inarrestabile». Inutile enfatizzare il significato che questa nuova tendenza elettorale registrata da Forsa assume per i partner europei ai tempi dell'eurocrisi: qualora essa si consolidasse o, addirittura, si rafforzasse, i Paesi del Sud Europa non si troveranno di fronte da settembre una Grosse Koalition, teoricamente più malleabile sulle politiche di austerità per la presenza dei socialdemocratici, ma con una riedizione dell'asse Merkel-Rösler, per di più galvanizzato dal rinnovato consenso elettorale.

E che le politiche europee saranno al centro della scelta futura degli elettori tedeschi è testimoniato dallo scarso interesse mostrato da questi ultimi per i modesti risultati conseguiti dal governo liberal-conservatore in politica interna. Alcune delle promesse elettorali (prima fra tutte, quella di un alleggerimento della pressione fiscale) sono state disattese, non vi è stata traccia di riforme paragonabili a quelle di Gerhard Schröder, che dieci anni fa rimisero sulle gambe una Germania sprofondata al rango di malato d'Europa, litigi e contrasti hanno segnato il percorso turbolento di un governo caratterizzatosi piuttosto per una corretta gestione dell'ordinaria amministrazione. Ma l'economia tira, la disoccupazione cala, le entrate fiscali crescono e consentono di mantenere a livelli accettabili il welfare state e, visti i chiari di luna oltreconfine, i tedeschi sono soddisfatti lo stesso. La fermezza mostrata da Merkel nella gestione europea della crisi gode del consenso degli elettori ed è considerata garanzia del fatto che la Germania non si farà trascinare nel vortice del declino.

In più l'alternativa offerta dalle opposizioni presenti sul mercato elettorale non convince. I dati esaltanti per i partiti di governo fanno il paio con quelli drammatici per i socialdemocratici. Sempre secondo il sondaggio di Forsa, l'Spd sprofonderebbe al 23%, doppiando il peggior risultato nella storia del partito ottenuto proprio nelle elezioni del 2009: un ritorno al futuro, un salto del gambero che riporta il partito che fu di Willy Brandt alla casella di partenza di 4 anni fa. Sul banco degli imputati il candidato Peer Steinbrück, che ha finora fallito nel compito di presentarsi come credibile alternativa alla cancelliera. «Se l'Spd avesse potuto contare su un candidato più carismatico si sarebbero potute riscontrare delle criticità nella posizione di Angela Merkel», ha osservato il direttore di Forsa Manfred Güllner, «e invece la cancelliera gode di un'alta considerazione che si mantiene costante nel tempo».

Dal confronto diretto fra i due candidati emergono tutte le debolezze di Steinbrück: solo il 34% degli elettori lo ritiene degno di fiducia, solo il 32 lo trova simpatico, appena il 24 lo giudica sufficientemente diplomatico per il ruolo cui ambisce (la battuta sui clown italiani è rivelata una disastro). Ma anche quando i tedeschi lo misurano sui temi centrali della campagna socialdemocratica, l'ex ministro delle Finanze appare in difficoltà: solo il 40% crede che sia l'uomo adatto a difendere la giustizia sociale e meno della metà (il 48%) ritiene che sia il candidato giusto per l'Spd. Messi uno di fronte all'altro, i due contendenti fanno registrare numeri che invitano a considerare già chiusa la partita, a meno di catastrofi al momento non ipotizzabili: in caso di elezione diretta Merkel straccerebbe Steinbrück 57 a 19. È vero che in Germania non si vota direttamente il cancelliere, ma adesso anche i sondaggi sui partiti fanno intravedere ad Angela Merkel la possibilità di un successo su tutta la linea. Chi aveva pronosticato l'inizio della parabola discendente della cancelliera farà bene a spostare in avanti (e a data da destinarsi) la croce sul calendario.