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Caos offshore

Perché così tante compagnie russe a Cipro, malgrado la bassa tassazione in patria? Quale l'effetto del bailout a Nicosia sull'economia di Mosca?

(Scritto per Europa)

Il progetto residenziale "Rivera", a Nicosia (e-architect.co.uk)

di Matteo Tacconi 

Offshore. L’avrete già sentita, questa parola. Si riferisce a compagnie registrate presso paesi caratterizzati da una tassazione che raramente supera la doppia cifra. I russi, quelli facoltosi, sono abili costruttori di questo tipo di società. Lo fanno i grandi oligarchi, anche se non sempre è facile risalire ai loro nomi (bisogna disboscare fitti grovigli di scatole cinesi). Lo fanno i gruppi criminali, in modo da evadere il fisco. Ora, il punto è che Cipro, prossimo a ricevere il bailout europeo (il parlamento vota oggi), è una delle roccaforti globali della tassazione agevolata e che da Mosca, nel corso degli anni, è piovuta sull’isola una mole ragguardevole di soldi. Secondo Moody’s, dei 70 miliardi di euro in depositi bancari presenti a Cipro i russi – quasi sempre tramite società offshore – ne detengono 14. A questi vanno aggiunti altri nove miliardi, stoccati presso le banche locali da parte degli istituto di credito della Federazione russa, che solo lo scorso anno hanno prestato 30 miliardi alle offshore cipriote.

Una buona fetta dei depositi a Cipro è in mano ai russi, tramite società offshore. Nel 2012 le banche di Mosca hanno prestato 30 miliardi a queste compagnie. Putin infuriato contro il prelievo forzoso sui conti, imposto dall'Ue a Cipro come condizione per il salvataggio. Può danneggiare l'economia russa.

Si capisce benissimo, allora, la stizza con cui Putin ha accolto il prelievo forzoso sui conti correnti imposto dall’Ue a Cipro come condizione per il salvataggio. «Ingiusto, non professionale e pericoloso». È così che l’inquilino del Cremlino ha definito ieri la misura, che a sentire gli esperti potrebbe bruciare due punti di Pil russo, se dovesse scatenarsi una fuga di capitali dall’isola.

Tutto da vedere. Al momento di fuga di capitali, provata, c’è solo quella dalla Russia. Nel 2012 sono stati “esportati” dal paese 50 miliardi di dollari, due punti e mezzo di ricchezza nazionale, attraverso schemi poco trasparenti. Lo ha rivelato a febbraio il governatore uscente della Banca centrale, Sergei Ignatyev, denunciando l’insostenibile circolo vizioso tra evasione, corruzione e scarsa trasparenza. Facendo due più due non è difficile arrivare alla conclusione che una parte di questi soldi rapinati al fisco arriva proprio sulle coste cipriote.

Nonostante la tassazione bassa in patria, i miliardari russi preferiscono portare all'estero i loro soldi. C'è poi una fuga di capitali illeciti, evasi dal fisco. Costa alla Russia due punti di Pil.

Meno facile è intuire il motivo che porta chi opera nel perimetro legale dell’economia a prediligere Cipro alla madrepatria (premesso che i businessmen investono i loro soldi anche altrove e anche in altri modi). In Russia dopotutto il fisco non opprime. Vige un’aliquota unica al 13%, a fronte di quella al 10% cipriota. A occhio non ha senso fondare offshore sul Mediterraneo. Ma lo si fa. Uno delle ragioni è la scarsa fiducia riposta nel sistema bancario nazionale dopo la crisi del 1998, come segnalato su Twitter da Luigi De Biase, attento osservatore di cose russe che firma per Foglio e Giornale.

Mosca potrebbe concedere un nuovo prestito a Cipro, dopo quello dei mesi scorsi. Ma chiede in cambio la deroga al segreto bancario, per pizzicare gli evasori.

In ogni caso, il dato nudo e crudo è che il salvataggio di Cipro può avere rimbalzi sull’economia russa nel suo complesso e sul portafoglio di alcuni tycoon, i quali sono parte della grande tela del putinismo. Come può il Cremlino alleggerire l’eventuale impatto dell’affaire cipriota? L’opzione più immediata sarebbe diluire la restituzione del prestito da 2,5 miliardi di euro concesso a Cipro l’anno scorso, erogando in più un nuovo finanziamento. È quanto auspicato da Bruxelles. Mosca s’è presa dei giorni per pensare.

Intanto ha fatto capire all’Ue che non è molto signorile pretendere la sua cooperazione, senza però informare sull’approvazione di misure drastiche come il prelievo forzoso. Inoltre sta cercando di comprendere se, in cambio di una nuova iniezione di denaro, può spuntare da Cipro una deroga sul segreto bancario. L’idea è di ottenere la lista dei correntisti russi a Cipro, così da compiere verifiche e recuperare un po’ di evaso. I ciprioti non cederanno così facilmente. Ci sarà da negoziare.

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