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Parola d’ordine: Costituzione

Il premier ungherese Viktor Orban emenda la legge fondamentale, tra vibranti proteste. Le ragioni della sua battaglia sulla "magna charta". 

(Scritto per Europa)

Orban al 35° anniversario del Partito popolare europeo (Archivio Ppd, via Flickr)

di Matteo Tacconi 

Putsch bianco, svolta autoritaria, deriva autocratica. E così via. Le etichette si sono sprecate, in questi giorni. Il governo conservatore ungherese, guidato da Viktor Orban, è finito ancora una volta sotto il cono di luce dei riflettori. Ieri il parlamento, agevolmente controllato dal partito orbaniano, la Fidesz, che vanta più dei due terzi dei seggi, ha votato un pacchetto di nuove norme costituzionali, che ha suscitato clamore in patria, come all’estero. La Commissione europea e il Consiglio d’Europa hanno fatto sapere che gli emendamenti «suscitano preoccupazione in relazione al rispetto dello stato di diritto, delle leggi europee e degli standard del Consiglio d’Europa».

Limitazioni alla libertà di stampa, all'autonomia giudiziaria e delle università, al diritto di studio e di fede. Questi i passaggi più contestati del nuovo testo costituzionale.

Tra i provvedimenti incriminati, a sentire i critici, compresa la costituzionalista di Princeton Kim Lane Scheppele, figurano la limitazione dei poteri della magistratura, della libertà di stampa e dell’autonomia finanziaria delle università. Il pacchetto comporta anche la potenziale “criminalizzazione” dei senzatetto, prevede che le chiese debbano collaborare con lo stato, blinda la natura eterosessuale del matrimonio e impone – sempre in via potenziale – ai laureati che hanno ottenuto borse di studio di lavorare in Ungheria per un determinato periodo di tempo.

La stampa estera denuncia quasi all’unisono queste misure. Mentre il ministro degli esteri Janos Martonyi, che ha appena inviato una lettera a tutti gli omologhi europei, tende a rassicurare e sottolinea l’eccessivo baccano mediatico. A Budapest c’è chi è sceso o scenderà in piazza contro Orban e prenderà invece le sue difese. Bianco e nero, buoni e cattivi. L’Ungheria continua a dividere e a dividersi.

Orban ha blindato in Costituzione molte delle leggi ordinarie che nei mesi scorsi erano state bocciate dall'Alta corte.

Al di là dei giudizi di merito, è il caso di chiedersi perché mai Orban ha deciso di rilanciare in blocco tutti questi temi e di dargli rilevanza costituzionale, facendoli confluire nella legge fondamentale entrata in vigore tra mille polemiche il primo gennaio 2012. Il fatto è che il testo varato dal parlamento mette insieme molte leggi ordinarie già approvate dalla maggioranza, ma bocciate dalla Corte costituzionale nel corso del tempo. Gli alti togati hanno dichiarato l’incostituzionalità delle norme sui senzatetto, dell’obbligo dei riceventi borse di studio pubbliche di restare a lavorare in Ungheria dopo la laurea e di alcune misure che interferivano con l’indipendenza dei giudici. Allora, perché il primo ministro si prende il rischio di aumentare la tensione della “guerra civile fredda” in corso in Ungheria, nonché quello di aprire un fronte con Bruxelles?

Il primo ministro è mosso dall'ambizione di cambiare l'Ungheria e dalla convinzione che il paese debba rinascere moralmente e politicamente. La Costituzione assume un ruolo centrale nella sua battaglia.

Ci sono diverse letture. La prima è di carattere ideologico. Viktor Orban crede che lui e solo lui può e deve cambiare l’Ungheria, reduce da una transizione “spuria” che ha impoverito il paese economicamente e lasciato agli eredi del comunismo, che tanti danni fece, il diritto a calpestare l’arena pubblica e politica. La miscela di patriottismo, conservatorismo, voglia di resa dei conti con l’establishment post-comunista è la cifra dell’azione di Orban. La nuova Costituzione – atto di per sé legittimo perché la vecchia fu approvata al tempo del socialismo reale – è lo strumento con cui intende “resettare” l’Ungheria.

Ci sono anche altre variabili. Scheppele, la giurista di Princeton, fa notare che entro l’aprile del 2014 il parlamento avrà nominato nove dei quindici membri della Corte costituzionale. È molto probabile che i nuovi esponenti del supremo organo giudiziario siano in quota Fidesz. Ne consegue, se le cose andassero così, che sarà difficile che sconfessino il pacchetto di leggi fresco di approvazione.

Orban guarda anche alla prossima scadenza elettorale. Nel 2014 l’Ungheria andrà al voto e i sondaggi dicono che può giocarsela ancora. Il consenso della Fidesz è calato rispetto all’abbuffata di voti alle politiche del 2010 (52,73 per cento), anche pesantemente. Un recente rilevamento della società Median dice che il partito gode dell’appoggio di ventisei ungheresi su cento. Ma dall’altra parte c’è un’opposizione che non prende quota (socialisti al dodici e transfughi centristi dei socialisti all’otto). E bisogna contare gli indecisi: sono intorno al quaranta per cento. Due i ragionamenti che Orban potrebbe aver fatto. Il primo: blindare la Costituzione adesso evitando di portare le proteste a ridosso del voto. Il secondo: conquistare il voto degli indecisi, molti dei quali hanno votato Fidesz nel 2010.

Come farlo? Attraverso la leva economica. L’Ungheria viene da anni molto duri. La produzione industriale è scesa dell’1,7% nel 2012. I consumi e gli investimenti dall’estero, rispetto al periodo pre-crisi, del dieci e del ventisette rispettivamente. Orban ha rifiutato le ricette austere del Fondo monetario, implementando una politica “non ortodossa”: più tasse sui grossi investimenti dall’estero, controllo sulla Banca centrale (il nuovo governatore è l’ex ministro dell’economia Gyorgy Matolcsy) e tassi al minimo storico. Finora la ricetta non sembra avere prodotto risultati confortanti. Ma nel 2013 – così dice il governo – dovrebbe arrivare un minimo di ripresa e Orban potrebbe “distribuire” un po’ in vista della tornata del 2014, spingendo su il consenso.

Eppure c’è un ostacolo. L’Ungheria è tenuta a riportare il deficit (pari al 3,4 per cento) sotto l’asticella del tre, come previsto dalle regole europee. Se non lo dovesse fare entro metà 2013, la Commissione potrebbe aprire una procedura d’infrazione e rovinare i piani di “Viktator”.

1 pensiero su “Parola d’ordine: Costituzione

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