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ATENE SOFFRE, RIGA SOGNA L’EURO

Le notizie che giungono da Grecia e Lettonia non potrebbero descrivere meglio lo stato d'animo differente con cui i due Paesi, che appartengono entrambi all'Unione Europea, vivono il loro rapporto con la moneta unica. Atene combatte contro il suo debito pubblico, la recessione e le direttive della Troika per evitare di dover rimettere in circolazione la vecchia dracma. Riga sembra essersi lasciata alle spalle la crisi finanziaria che l'aveva colpita 5 anni fa e ha preparato gli incartamenti per abbandonare il lat, la moneta nazionale, e abbracciare l'euro nel 2014.

Duemila chilometri di distanza in linea d'aria non bastano a giustificare tanta differenza. Nello spazio geografico compreso tra Mar Baltico e Mar Egeo si consuma la distanza che oggi separa i membri di una comunità nata per avvicinare confini, stili di vita e condizioni di benessere.

La Grecia ha conquistato le prime pagine dei giornali europei con le violente proteste dei suoi giovani, la disperazione dei suoi disoccupati e l'incapacità dei suoi politici. Ma nel marasma della situazione economica sono emerse di tanto in tanto anche storie che fanno sorridere, seppur amaramente. Come quella dell'emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, impegnato col suo yacht in un tour di shopping fra le isole greche. L'emiro ne ha acquistate 6, appartenenti all'arcipelago delle Echinadi, un gruppo di isolette sparse nel Mar Ionio fra la costa continentale e le più famose Itaca e Cefalonia. Rifugi dorati per super-ricchi che già da tempo lo Stato ha dismesso in favore di proprietari privati. Ma la crisi, che ha fatto schizzare le tasse sulle case, ha moltiplicato di conseguenza i cartelli vendesi anche su questo angolo di paradiso. È una questione di rapporto: molti ex ricchi non ce la fanno più a mantenere il lusso di un'isola privata e cercano acquirenti più ricchi nella speranza di monetizzare un capitale svalutato.

E Al Thani, che ha promesso di aiutare con investimenti diretti anche l'economia del Paese, è riuscito a strappare un prezzo conveniente all'agenzia immobiliare che gestisce gli affari. Così l'emiro ha deciso di spostare il suo buen ritiro nel suo nuovo regno mediterraneo. Tra le isole acquistate ha scelto la più bella, Oxeia, con i suoi 4,2 chilometri quadrati grande quanto la metà di Capri. E qui sono iniziati i problemi. Al Thani non ha intenzione di rinunciare ai suoi lussi abituali e si è fatto progettare una villa enorme con una cucina di 1000 metri quadrati e un bagno di 250. Misure che sono apparse spropositate ai tecnici dell'amministrazione di Cefalonia, cui spetta concedere le autorizzazioni a costruire. Così fra l'emiro e la burocrazia greca è iniziato un tira e molla che rischia di riflettersi negativamente anche sugli investimenti pubblici che il Qatar si è detto pronto a realizzare. Come quello nell'area del vecchio aeroporto di Atene, caldeggiato personalmente dal premier Antonis Samaras nella recente visita nell'emirato, a gennaio: «Il governo greco è preoccupato», ha scritto il quotidiano greco Kathimerini, «perché Al Thani ha minacciato di abbandonare il suo sogno ionico se la burocrazia continuerà a mettergli i bastoni fra le ruote».

Con tutt'altro tipo di burocrazia avrà invece a che fare il primo ministro lettone Vladis Dombrovskis, che ha portato il suo Paese sulla soglia dell'euro, in un momento in cui molti altri membri dell'ex Europa dell'Est preferiscono tenersi a distanza. La Lettonia ha infatti deciso di sottoporsi ufficialmente alla verifica della commissione europea per introdurre nel 2014 l'euro come moneta nazionale. Se i criteri previsti verranno soddisfatti (rapporto deficit/Pil sotto il 3%, debito pubblico non superiore al 60% del Pil e inflazione non superiore all'1,5% della media dei tre membri più virtuosi dell'Ue), la Lituania sarà il secondo Paese dell'area baltica ad accedere alla moneta unica. In Estonia, l'euro è già in corso dal 2011. La Lituania prevede di avanzare la richiesta nel 2015.

I burocrati di Bruxelles, che in verità attendono con ansia la decisione della tentennante Polonia, si sono comunque dichiarati soddisfatti del passo compiuto da Riga: «La domanda lettone è un segnale di fiducia verso una moneta che, solo qualche mese fa, gli speculatori ritenevano destinata a fallire», ha detto il commissario alla moneta unica Olli Rehn. Nel palazzo di vetro dell'Unione, tuttavia, nessuno si sbilancia oltre. I dati attuali dell'economia lettone sono buoni, ma lo scivolone imprrovviso che, dopo anni di crescita, il Paese ha subito tra il 2008 e il 2010 ha seminato qualche dubbio. I funzionari europei dovranno ora valutare se le politiche finanziarie adottate dal governo di Riga per i prossimi anni consentiranno al Paese di soddisfare i criteri di Maastricht anche nel lungo periodo.