Vai al contenuto

CRISI, TOCCA ANCHE ALL’OLANDA

Anche i falchi si trasformano in colombe quando la crisi bussa alle porte di casa. Così l'Olanda ha fatto il salto della barricata, abbandonando linea del rigore finora sostenuta al fianco della Germania e adottando una prospettiva più flessibile nel definire la propria road map per ridurre il debito pubblico.
«Dopo Parigi, anche L'Aia pretende che Bruxelles conceda un anno in più di tempo per riportare i debiti dello Stato al di sotto della soglia del 3% del Prodotto interno lordo», ha riportato la Neue Zürcher Zeitung, «dilazionando così dal 2013 al 2014 l'obiettivo di rientrare al di sotto della soglia di uno dei criteri di Maastricht».

La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri olandese riunitosi venerdì 1 marzo, nel quale è stato comunque varato un piano aggiuntivo di austerity per 4,3 miliardi di euro, ma alla condizione che le misure previste entrino in vigore nel 2014. Tra queste, la rinuncia all'adeguamento delle classi fiscali e delle detrazioni d'imposta al tasso di inflazione (che di fatto è destinato a produrre un aumento dell'imposizione fiscale), il blocco dei salari nella pubblica amministrazione e un non meglio precisato «congelamento volontario» degli stipendi per gli addetti al settore della sanità.
Proposte che devono prima essere concordate con le parti sociali e con i partiti delle opposizioni, giacché la grande coalizione fra liberali e socialdemocratici, emersa dalle ultime elezioni olandesi, tanto grande non è, almeno nei numeri del Senato, la seconda camera, dove manca la maggioranza.

Lo slittamento di un anno è dunque la carta di scambio che il governo di Mark Rutte vuol concedere alle controparti politiche e sociali per convincerle al compromesso. Ma è anche una necessità, viste le previsioni congiunturali dell'economia olandese per l'anno in corso: «Le cifre fornite dall'Istituto di ricerca economica Cpb non sono state positive», ha aggiunto il quotidiano svizzero, «e prevedono che, senza manovre aggiuntive, il rapporto deficit-Pil del Paese è destinato ad assestarsi al 3,3% nel 2013 e al 3,4% nel 2014».

Causa di tali squilibri è la dura recessione in cui sta sprofondando anche l'apparentemente solida economia olandese, determinata soprattutto dal crollo dei consumi privati e dalla diminuzione degli investimenti nel settore immobiliare. Per il 2013 il Cpb prevede una diminuzione del Pil dello 0,5%. La ripresa è prevista solo nel 2014, determinata dal recupero delle esportazioni. Per questo motivo, pur non rinunciando a varare misure di risparmio per riportare i conti in ordine, il governo de L'Aia ha intenzione di non far coincidere l'introduzione del piano di austerity con la congiuntura negativa dell'economia.

Una lezione imparata a spese degli Stati del Sud Europa, nei quali le ricette del risparmio hanno ulteriormente aggravato la situazione. C'è chi teme che l'ammissione dell'esecutivo olandese possa spingere le agenzie di rating a rivedere la tripla A che ancora caratterizza la valutazione di solidità e solvibilità del Paese, ma Bruxelles sembrerebbe orientata a venire incontro alle richieste di Rutte: i numeri in possesso della Commissione europea hanno confermato le preoccupazioni olandesi e il commissario all'Economia Olli Rehn si è detto disponibile a concedere più tempo a quei Paesi che mantengono l'impegno a seguire le direttive europee per l'abbattimento strutturale del debito, ma non riescono a centrare l'obiettivo per inattese difficoltà congiunturali.

Tempi difficili un po' ovunque in Europa per le politiche di austerity sostenute con ostinazione da Angela Merkel. Secondo l'Handelsblatt, anche Irlanda e Portogallo starebbero negoziando con i ministri finanziari dei Paesi dell'euro «un prolungamento dei tempi per la restituzione dei miliardi di crediti di sostegno ottenuti nei mesi passati per affrontare le emergenze finanziarie». Si tratterebbe in particolare di spalmare gli ammortamenti di singoli prestiti, ricevuti nell'ambito dei pacchetti Efsm e Efsf.
Un primo incontro, nel quale devono essere valutate diverse opzioni, dovrebbe svolgersi a Bruxelles lunedì 4 marzo. La trattativa appare delicata, dal momento che l'inizio della restituzione dei prestiti dovrebbe coincidere per i due Paesi con il rifinanziamento dei titoli di Stato in scadenza: c'è il rischio di danneggiare il ritorno sui mercati finanziari di Dublino e Lisbona, un'eventualità che potrebbe essere evitata solo con un ulteriore intervento di sostegno dei partner dell'Eurozona.

Un nuovo finanziamento che, per quanto riguarda la quota tedesca, dovrebbe essere approvato dal Bundestag. Esattamente la situazione che Merkel, a pochi mesi dalle elezioni, vorrebbe evitare.
Secondo indiscrezioni raccolte dall'Handelsblatt in ambienti del governo tedesco, la cancelliera sarebbe disposta solo a piccole concessioni nei confronti di Irlanda e Portogallo, ma non a rimettere in discussione l'impostazione generale dei programmi di salvataggio.
È evidente tuttavia che la Germania vada incontro a una fase difficile del suo rapporto con i partner europei. L'apertura di troppi tavoli per rinegoziare i sentieri stretti dell'austerity, le pressioni sempre più forti di tanti Paesi per avviare finalmente quei piani di crescita promessi e mai elaborati sono segnali di un isolamento sempre crescente di Merkel, sulla quale è piombato il carico da novanta del voto italiano.