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Mosca, processo al defunto

Sul banco degli imputati Sergei Magnitsky, avvocato deceduto in carcere nel 2009 causa mancate cure mediche. La sua vicenda sta facendo litigare Russia e Usa. 

(Scritto per Europa)

 

Russia, Sergei Magnitsky
Sergei Magnitsky. Credit Hermitage Fund Management / Afp.

di Matteo Tacconi

Lunedì, a Mosca, ci sarà la prima sessione del processo a Sergei Magnitsky, avvocato deceduto in carcere nel 2009. Avete capito bene: i togati russi hanno istruito un’azione giudiziaria contro una persona morta. Da tre anni. Neanche ai tempi dello stalinismo, tuonano gli attivisti dei diritti umani, s’era arrivati a tanto.

Come mai questo processo, che odora di scandaloso? Bisogna partire da lontano, perché la vicenda s’incrocia con frodi fiscali, rappresaglie legali e relazioni russo-americane. Allora, tutto parte nel 2007, quando Magnitsky viene incaricato dallo studio legale Firestone Duncan, che lo tiene sotto ingaggio, di studiare il caso di Hermitage Capital Management, fondo d’investimento specializzato nel mercato russo entrato in rotta di collisione con le autorità nel 2005. In quell’anno Mosca dichiara il titolare del fondo, William Browder, minaccia alla sicurezza nazionale. Costui ci resta male, perché ha sempre sostenuto Putin, al punto da intervenire spesso in difesa dal Cremlino nelle sezioni commenti degli articoli, critici verso l’uomo forte di Mosca, pubblicati dalla stampa anglosassone. Il problema di Browder è che Hermitage Capital è un fondo attivista. In altre parole investe nelle società russe, ma al tempo stesso denuncia le cattive gestioni e i passaggi poco trasparenti di denaro, allo scopo di migliorare l’efficienza della finanza russa e ipso facto le quotazioni delle compagnie su cui ha scommesso.

Ora, come riportò all’epoca l’Economist, Hermitage Capital Management andò probabilmente troppo in profondità con le sue stoccate, sfiorando interessi politico-economici enormi e posizioni di governo molto importanti. Da qui la caduta in disgrazia di Browder e una serie di rappresaglie legali nei confronti del suo fondo, accusato di frode fiscale.

L'avvocato russo scoprì che funzionari di stato avevano organizzato una grande truffa fiscale ai danni di Hermitage Fund, il fondo che rappresentava. I togati hanno smontato la sua tesi, accusandoli di essere complice del fondo.

Magnitsky, nel 2007, viene incaricato di studiare la faccenda e giunge alla conclusione che l’evasione imputata a Browder non è che uno schema sofisticatissimo messo in piedi da funzionari truffaldini, che avevano manipolato alcuni conti di Hermitage chiedendo ingenti rimborsi fiscali. Ma la ricostruzione viene smontata e la giustizia russa lo controaccusa. L’avvocato – questa la tesi – è complice della cricca Browder. È così che viene incriminato e mandato in carcere, in attesa di giudizio, nel novembre 2008. Ci resta undici mesi e nel frattempo s’ammala. Accusa una pancreatite, ma non riceve cure. Si spegna lentamente, il 16 novembre 2009. A 37 anni. Mosca ordina un’indagine, ma a oggi nessuno è stato condannato, malgrado inizialmente fosse stato stabilito il dolo nella morte dell’avvocato.

Ora, lunedì si riparte da dove s’era rimasti: dal processo mai celebrato a Magnitsky. Neanche ai tempi dello stalinismo. Perché ci si è spinti fino a questo punto? C’entra molto la politica internazionale e il fatto che Washington ha approvato tempo fa una misura che limita la concessione dei visti a chi è ritenuto responsabile diretto o indiretto della triste morte dell’avvocato. Mosca ha reagito con sdegno, varando una contromisura clamorosa: divieto di adozione da parte di cittadini americani nei confronti degli orfani russi. La celebrazione del processo Magnitsky appare come un’ulteriore volontà di rivalsa russa, piuttosto cinica secondo i critici. Mosca invece, tramite il suo rappresentante per i diritti umani, Konstantin Dolgov, ha spiegato davanti al Parlamento europeo che è la famiglia Magnitsky a volere il processo, per dimostrare l’innocenza di Sergei. Peccato che i Magnitsky abbiano negato seccamente tale versione.

Gli avvocati d'ufficio assegnati a Magnitsky non possono rifiutare il caso, pena radiazione.

La prima udienza (è imputato anche Browder, in absentia) era prevista qualche settimana fa, ma è stata rinviata a causa delle proteste della famiglia Magnitsky, che, insieme ai suoi legali, s’è rifiutata di andare in aula. È così che sono stati nominati due avvocati d’ufficio. Non potranno sottrarsi al compito loro affidato, perché se lo facessero rischierebbero la radiazione. La loro posizione non è affatto facile, si capisce. Come non è facile, quanto meno sulla carta, che Magnitsky venga prosciolto. Solo l’1% dei processi penali, in Russia, finisce con il proscioglimento.

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