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L’anno della tigre baltica

Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia le economiche più dinamiche dell'Ue nel 2013, secondo le previsioni della Commissione. Nostro grafico. 

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La crescita in Europa nel 2013 (Elaborazione Rassegna Est)

Le previsioni della Commissione Europea pubblicate di recente - le Winter 2013 Forecasts - ci ricordano che mezza Europa è in recessione e che i miglioramenti del contesto finanziario, grazie in particolare al programma di riacquisto dei titoli della Banca centrale europea, ancora non si sono riverberati sull’andamento dell’economia reale. In questo contesto, le economie dell’Europa dell’Est non fanno eccezione.

Il conto del 2012 è alquanto salato: la metà dei Paesi europei non è cresciuto. Il -6.4% del PIL greco è il dato più eclatante. Per quanto riguarda le economie dell’Est - compresa la Croazia, che entrerà ell’Ue il primo luglio - ben quattro paesi su undici hanno subito le morse della recessione: si tratta di Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria e Croazia.

Slovenia, Ungheria, Croazia e Repubblica ceca in recessione nel 2013. Ma Praga dovrebbe tornare a crescere prima della fine dell'anno.

Il 2013 sembra leggermente più roseo, ma Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, i grandi malati d’Europa, continueranno a essere in seria difficoltà. Sul fronte orientale dell'Unione, Ungheria e Slovenia sono le economie più deboli, destinate assieme alla Croazia a rimanere in recessione anche nei prossimi dodici mesi. In pratica, solo la Repubblica Ceca sarà capace di uscire dalle secche della recessione nel corso di quest’anno. I Paesi baltici, la Slovacchia e la Polonia sono invece i soggetti con le performance economiche più dinamiche di tutto il vecchio continente.

Notizie positive per l’Est vengono dall’economia tedesca. Seppure quest’ultima non mostri risultati particolarmente brillanti, appare comunque solida e destinata a mantenere il ruolo di "locomotiva" per i suoi principali partner commerciali.

Questo sul fronte della crescita economica. Ma la Commissione analizza anche altre variabili macroeconomiche. L’inflazione non sembra un gran problema. La Slovacchia è il Paese Ue che nel 2012 ha avuto la crescita dei prezzi più elevata, ma il valore è alquanto modesto e non tale da destare alcuna preoccupazione (+3.7% rispetto all’anno precedente). La disoccupazione è invece uno dei grandi grattacapi europei. La quota dei senza lavoro è destinata a peggiorare e toccherà mediamente il 12%. Il picco in Spagna, al 25%.

A Est il debito pubblico è molto più contenuto. L'unica eccezione è l'Ungheria.

L’altro tema destinato a rimanere al centro dell’attenzione nel corso dei prossimi anni è quello del debito pubblico, una delle variabili intergenerazionali per eccellenza. Nonostante le ripetute e consistenti manovre di aggiustamento fiscale, il debito europeo è destinato a toccare la quota del 95% nel 2013 nel 2014, ben 25 punti in più che negli anni pre-crisi. La divergenza tra i due rami geografici dell'Unione è significativa. I paesi dell’Est sono relativamente più protetti dalla crisi debitoria perché hanno un debito pubblico, in percentuale del Pil, decisamente contenuto. Solo l’Ungheria supera il 60% stabilito dai criteri di Maastricht.

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