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Bulgaria “elettrica”

Le grandi proteste popolari contro l'aumento dei costi dell'energia costringono il premier Boiko Borisov alle dimissioni. Si va al voto anticipato. 

Immagine tratta da www.powermylifetx.com

Il primo ministro conservatore bulgaro Boiko Borisov s'è dimesso, oggi, a seguito delle forti proteste popolari di questi giorni, causate dall'innalzamento dei costi dell'elettricità, corollario, in parte, delle politiche austere varate negli ultimi tempi dall'esecutivo. Sono state le manifestazioni di piazza più imponenti degli ultimi anni, annota il New York Times. I dimostranti hanno protestato anche contro il forte tasso di corruzione presente all'interno delle società pubbliche che si occupano di energia, chiedendo in più la revoca delle licenze delle compagnie straniere operative nel comparto. Nel weekend ci sono stati anche degli scontri tra i manifestanti e la polizia, con arresti e feriti.

Guarda il video delle proteste

Inizialmente Borisov aveva detto che non avrebbe lasciato la carica. Martedì, al fine di placare gli animi, aveva inoltre garantito il ritiro della concessione di CEZ, la società ceca che gestisce il mercato privato dell'energia. Non ha funzionato. La rabbia popolare, amplificata dall'attuale congiuntura economica, i cui effetti si fanno sentire anche a Sofia, è rimasta inalterata. Il primo ministro non ha potuto che rassegnare le dimissioni. Il passo, secondo quanto riferito stamattina a Radio Popolare dal giornalista Francesco Martino, corrispondente da Sofia di Osservatorio Balcani Caucaso, è stato dettato dal fatto che l'esecutivo è ampiamente screditato e continuare a governare fino alla scadenza naturale della legislatura, prevista a luglio, sarebbe stato un suicidio politico. Calmare gli animi, frenare l'emorragia di consensi e cercare di evitare la disfatta alle urne: è questa, in sostanza, la tattica di Borisov.

L'opposizione cavalca la protesta. I socialisti dicono che l'aumento dei costi dell'energia dipende dalla mancata realizzazione della centrale nucleare di Belene.

Intanto, l'opposizione cavalca la protesta. Il numero uno dei socialisti, Sergei Stanishev, già primo ministro, ha asserito che l'aumento dei costi dell'energia è la conseguenza della decisione con cui il governo ha bloccato la costruzione della centrale nucleare di Belene. Proprio i socialisti avevano raccolto le firme necessarie alla convocazione di una consultazione referendaria per ribaltare la scelta dell'esecutivo. S'è tenuta lo scorso gennaio, ma non s'è arrivati al quorum necessario. Il progetto resta sospeso. Se ne parlerà dopo il voto.

Boiko Borisov, in ogni caso, non dovrebbe più fare il primo ministro. Salito al potere nel 2009, dopo essere stato sindaco di Sofia, aveva promesso una lotta senza quartiere alla corruzione. Su questo fronte non ha riscosso troppi risultati. Prima di scendere in politica Borisov era stato un wrestler (la lotta è lo sport nazionale in Bulgaria) e aveva fondato una società operante nel settore della sicurezza, a cui s'era affidato anche Simeone II di Sassonia-Coburgo, l'ex sovrano che, tornato in patria dopo l'esilio scontato durante la lunga parentesi comunista, fu eletto primo ministro nel 2001. In quell'anno Borisov fu nominato uno dei più alti dirigenti del ministero degli interni. Nel 2006 ha vinto le elezioni comunali a Sofia e fondato il Gerb (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria). 

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