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Kiev è tecno

L'Ucraina sta vivendo un boom nel settore dell'information technology. Anche grazie ai 16mila specialisti che escono ogni anno dalle sue università.

(Scritto per Europa)

Stazione centrale di Kiev (Archivio Rassegna Est)

di Matteo Tacconi

Dici information technology (IT) e pensi subito all’India, a quella schiera di professionisti del software che lavorano sia in loco, sia nel comparto dell’outsourcing. In altre parole, sono impiegati in modalità “remota” da clienti situati a migliaia di chilometri di distanza. In America, Canada o Europa occidentale. Il rapporto con il datore di lavoro corre sul web.

L’IT, in India, è uno dei pilastri della straordinaria crescita registrata dal paese negli ultimi anni. Lo dicono i numeri. Se nel 1998 il settore rappresentava l’1,2 per cento del Pil, oggi la percentuale è saluta fino al 7,5. Poderosi anche i numeri dell’export, dove l’IT, sempre dal 1998, è passato dal quattro al 25 per cento. Mentre i posti di lavoro creati superano ormai il tetto dei dieci milioni.

Il mercato dell'information technology cresce in Ucraina a ritmi del 30-40% l'anno.

Cifre inarrivabili, quelle indiane. Eppure c’è un’altra nazione emergente che si sta facendo largo in questo ramo dell’economia. Non scatena l’artiglieria mediatica, ma in linea d’aria è molto più vicina a noi. È l’Ucraina. La repubblica post-sovietica ha macinato grossi progressi, negli ultimi tempi. Attualmente è il quinto esportatore al mondo di software, con più di mille aziende attive. Quanto al volume complessivo del mercato dell’IT, è pari a 1,5 miliardi di dollari e sta crescendo a ritmi del 30-40 per cento ogni anno. Entro il 2016 dovrebbe eguagliare, stando agli auspici del governo, quello dell’export metallurgico, storico pilastro dell’economia nazionale.

L’esecutivo sta cercando di accompagnare il cambiamento. Da qui al 2023 ha esentato dall’Iva i produttori di software, abbassando inoltre dal 21 al 5 per cento la tassa sui profitti. È partito anche un programma sulla realizzazione di una serie di parchi tecnologici che secondo l’Agenzia per gli investimenti dovrebbe attrarre nei prossimi tre, quattro anni circa otto miliardi di dollari in investimenti dall’estero. Il Pil, se le previsioni fossero esatte, dovrebbe di conseguenza crescere di sette, otto punti.

Decisivo, per il boom, il ruolo di quei 16mila specialisti che ogni anno escono dalle università del Paese.

La rivoluzione tecnologica, tuttavia, non sarebbe possibile senza quei 16mila specialisti sfornati ogni anno dalle università, storicamente vocate all’insegnamento delle discipline tecniche e tecnologiche (in parte è un retaggio dell’epoca sovietica). Sono questi giovani, con talento e conoscenza, a spingere in avanti l’Ucraina. Questo esercito di esperti sta trovando sempre più spazio nel mercato dell’outsourcing. Una recente ricerca di Elance, agenzia globale di reclutamento freelance, indica che dietro Stati Uniti e India, che rimangono i due grandi serbatoi mondiali del lavoro indipendente, si collocano il Pakistan e l’Ucraina, con quest’ultima pronta a sfilare al primo la terza piazza. Il mercato del lavoro freelance, a Kiev e dintorni, è in forte crescita e vale 65 milioni di dollari (quello di Islamabad 66). La stragrande maggioranza di questo fatturato – secondo Elance siamo intorno al 90 per cento – arriva proprio dal settore dell’IT. Le aziende straniere ingaggiano sempre più ucraini. Ne apprezzano l’affidabilità e le tariffe.

C’è tuttavia chi trova impiego anche in patria. I laboratori informatici di Kiev, Leopoli e Kharkiv, piccole fucine di innovazione, sono in piena espansione e cercano cervelli.

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