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L’antipolitica possibile

Il suo corpo è tatuato da cima a fondo. Ritratto di Vladimir Franz, il candidato più eclettico alle presidenziali in Repubblica ceca.

(Scritto per Europa)

(dal sito di vladimir franz)

di Matteo Tacconi

Quelle dell’11 e 12 gennaio sono le prime elezioni presidenziali dirette nella storia post-’89 della Repubblica ceca. Una competizione vera, serrata. Nove concorrenti ai nastri di partenza. Martin Fendrych, firma dell’autorevole settimanale Tyden, li ha recentemente raggruppati in tre distinti insiemi. Quattro, ha scritto, sono esponenti della partitocrazia alla ceca. Due – il tecnocrate Jan Fischer e l’attuale ministro degli esteri Karel Schwarzenberg – sono parzialmente alternativi al “sistema”. I restanti tre si collocano fuori dal perimetro dell’establishment.

In quest’ultimo terzetto spicca l’eclettico intellettuale Vladimir Franz. Non andrà al ballottaggio, dove con ogni probabilità se la giocheranno Fischer e l’ex primo ministro Milos Zeman, fuoriuscito dai socialdemocratici nel 2009. Eppure rischia di andare in doppia cifra e la cosa sta facendo parecchia notizia, anche fuori dai confini della repubblica boemo-morava. Perché Franz è un personaggio stravagante, almeno a giudicare dai tatuaggi che tappezzano quasi tutto il suo corpo. Il volto ne è completamente ricoperto e quasi a malapena si scorgono gli occhi, d’un celeste intenso.

Ma, come rimarca lo stesso Franz, non si può giudicare dalle apparenze. Dalla superficie della pelle, viene da dire in questo caso. «L’arte del tatuaggio accompagna l’umanità da tempo immemorabile e ha una funzione anche estetica […] So che le domande su questo argomento sono numerose e continueranno. Ma voglio aggiungere che il mio tatuaggio è un risultato di lungo termine, non una cosa improvvisata», c’è scritto sul sito di Franz. Come a dire, appunto, che non sono il suo viso e il suo corpo a esprimere il suo messaggio politico e le sue idee.

La candidatura è arrivata con la spinta dal basso di studenti e intellettuali. Raccolte 80mila firme, a fronte delle 50mila necessarie.

Quali sarebbero, le idee? Franz, fondamentalmente, cavalca l’onda d’antipolitica che attraversa il paese in seguito a una serie di scandali e casi di malcostume che hanno minato la credibilità della classe dirigente. Più che candidarsi è stato candidato da giovani e intellettuali. L’hanno chiamato in causa e lui ha accettato la sfida. La raccolta firme per la candidatura è stata un trionfo: 80mila adesioni, a fronte delle 50mila necessarie.

Quando parliamo di antipolitica bisogna necessariamente puntualizzare. Non ci riferiamo ai toni distruttivi e acidi che rimbalzano sulle pagine dei nostri giornali. L’antipolitica, declinata alla ceca, è un’altra cosa. Fa sua, almeno in parte, la lezione di Vaclav Havel, del “potere dei senza potere”, nella battaglia al cinismo e alle bassezze umane, delle verniciate di eclettismo e ironia (la campagna di Franz è stata molto ironica, qualcuno dice persino troppo).

L'antipolitica di Franz non punta a smantellare il sistema, ma a migliorarlo.

Ora, non significa che Franz sia un nuovo Havel, ineguagliabile gigante della libertà. Né bisogna confondere i tempi di oggi con quelli di ieri. A Praga, diversamente dall’epoca comunista, c’è una democrazia funzionante e i diritti sono garantiti. Sentite, comunque, come la pensa il candidato. «Viviamo in un paese dove le cose, tutto sommato, funzionano. Il problema sta nel fallimento umano. Non è strutturale, ma morale». Così ha spiegato a Radio Praha. Aggiungendo che se dovesse salire al Castello si troverebbe un po’ a disagio, lui che fondamentalmente è un intellettuale. Per giunta uno dei migliori talenti cechi. Docente di drammaturgia, compositore d’opera, pittore. Con una laurea in legge, conseguita nel 1982. Ma non gli è mai interessato applicare una legge totalitaria. S’è rifugiato nell’arte. Oggi si tuffa nella mischia politica. Parla di ecologia, crede nel progetto europeo, appoggia la legalizzazione della cannabis, alterna buone idee a qualche ingenuità. Ma ci mette comunque la faccia. Attenzione, però, a non guardare ai soli tatuaggi.

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