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PIRATI IN ACQUE AGITATE

L'ascesa dei Pirati nel firmamento politico tedesco ha messo nei mesi scorsi a dura prova la capacità di esperti e opinionisti di comprendere questo nuovo fenomeno politico. Il congresso arancione svoltosi il 24 e 25 novembre a Bochum sembra aver rinnovato la sfida: da un lato oltre duemila militanti alla ricerca di un minimo comune denominatore per tirare fuori dal cilindro della democrazia liquida un programma elettorale con il quale realizzare lo sbarco nel Bundestag nel settembre del 2013, dall'altro i giornalisti con il compito di capire, interpretare e valutare i risultati concreti emersi dal dibattito.

L'unica differenza è che mesi fa i Pirati volavano sull'onda di un successo che sembrava di voto in voto inarrestabile, oggi vivono una fase di riflusso che potrebbe condannarli all'irrilevanza politica: i sondaggi più recenti li indicano al di sotto della soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento. In poco meno di un anno, i rinnovatori del sistema tedesco sembrerebbero aver gettato al vento le loro chance, dissipate in una miscela velenosa di inesperienza, lotta personale, scarsa concretezza programmatica.

Il congresso di Bochum doveva dimostrare che il meccanismo di dibattito e decisione basato sulla partecipazione diretta e senza mediazioni di ogni singolo militante poteva alla fine mettere d'accordo le due esigenze: assicurare democrazia e trasparenza al processo decisionale e produrre dei punti fermi ai quali ancorare il programma elettorale. A giudicare dai commenti dei quotidiani, il tentativo non è riuscito un granché.

Decisamente critico il resoconto dello Spiegelsecondo il quale «i Pirati si sono spesso bloccati a vicenda, preferendo azzannarsi per ore su questioni secondarie piuttosto che affinare una linea comune per il 2013. Bisogna riconoscere che i duemila giovani accorsi a Bochum si sono impegnati a perseguire il loro obiettivo di far politica con dedizione e idealismo, sotterrandosi con centinaia di petizioni su decine di temi come la tutela degli animali, l'abbandono del nucleare, le pensioni, l'Europa, la salute, la difesa dei giovani, l'economia e la politica estera. Ma in questa gigantesca massa di temi è rimasto poco tempo per risultati concreti».

Il magazine ha messo sotto accusa il principio cardine della democrazia liquida: «L'ideale della democrazia di base è degno di rispetto, ma le eccezioni sono senza fine quando il processo rischia di scivolare nell'assurdo. Il metodo di permettere che istanze già definite vengano rimesse alla discussione del congresso, spacchettate e votate in tante piccole parti, porta anche i militanti più accaniti sulla soglia della disperazione e annacqua i risultati». A molti di loro il faticoso percorso decisionale pare più importante del risultato finale: «Ma in questo modo», ha concluso con pessimismo lo Spiegel, «i pirati rischiano di gettare a mare le speranze di successo alle prossime elezioni, sia per colpa delle beghe personalistiche che ne hanno segnato il cammino nei mesi passati che per l'incapacità di tirar fuori una ragionevole quintessenza da 35.000 opinioni individuali».

Sulla stessa linea critica si è posta la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che ha evidenziato come su tutti i temi trattati i militanti si siano di fatto neutralizzati a vicenda. Il rischio di scivolare nell'anonimato dopo un rapido successo è reale, i tempi cambiano velocemente e già nelle prossime elezioni regionali in Bassa Sassonia (gennaio 2013) il partito arancione potrebbe fallire l'obiettivo di conquistare dei deputati nel Land: «Se i Pirati vogliono sfuggire al destino dei loro antesignani svedesi, necessitano di un nuovo inizio secondo il motto 'essere pronti a cambiare'».

Il Financial Times Deutschland, dopo essersi anch'esso dilungato sul caotico andamento del dibattito a Bochum, ha focalizzato l'attenzione sulle tracce del programma economico: «Quel che è emerso è una sorta di liberalismo di sinistra nel quale la politica economica non può ridursi a una mera politica di crescita». Troppo poco per distinguarsi dagli altri partiti. Per il quotidiano finanziario, il posizionamento economico dei Pirati è troppo generico e per nulla innovativo, ricalca opinioni largamente diffuse tra i socialdemocratici e i verdi e anche in alcuni ambienti della stessa Cdu. Anche il giudizio finale del Ftd ha dato la misura della delusione della stampa tedesca: «Il meglio che si può dire dei Pirati oggi è che si sono conquistati la possibilità di essere, un giorno, non peggiori degli altri partiti. Manca nel programma un elemento caratterizzante che li distingua dagli altri. Resta così soltanto il tema della libertà nella rete ,con il quale è difficile guadagnare elettori in maniera stabile e durevole».

(Lettera43 del 26 novembre 2012)