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L’Est teme la moneta unica

I paesi dell'Europa un tempo oltre cortina prendono tempo sull'adozione della divisa comunitaria. Li spaventa la situazione in corso sul versante occidentale dell'Unione europea. 

(Scritto per Europa)

di Matteo Tacconi

È una “fuga preventiva” dall’eurozona, quella in corso a Est. Polacchi, bulgari, lituani e cechi, negli ultimi tempi, hanno mostrato crescente scetticismo verso l’ipotesi di adozione della moneta unica. Forse fuga non è la parola giusta, a pensarci bene. I paesi un tempo oltre cortina, infatti, non possono non entrare nell’eurozona. Nei trattati sull’accesso all’Ue ci sono clausole vincolati e l’opt-out non è consentito. Però la situazione complessiva dell’area euro, che è quella che è, li spinge a spostare quanto più avanti possibile i tempi dell’ingresso. Se non a espellerli momentaneamente dall’agenda, in attesa di tempi migliori.

In questo approccio temporeggiatore incide probabilmente anche la vicenda della Slovenia. L’ex repubblica jugoslava, entrata nell’eurozona il primo gennaio del 2007, non se la sta passando affatto bene e continuano a essere insistenti le voci di bailout. Nessuno vuole seguire le sue orme.

Al di là dei ragionamenti basati sull’analisi del contesto generale, ciascuno dei paesi euro-diffidenti ha le proprie ragioni da mettere sul tavolo. Quella della Polonia risiede nella fase segnata da una crescita robusta e sostenuta vissuta dal paese in questi anni di crisi globale. L’ottima congiuntura ha spinto Varsavia a mettere in secondo piano la faccenda dell’euro e a spiegare, a più riprese, che il paese entrerà solo quando l’eurozona risolverà i suoi problemi contabili e di governance. Tale approccio resta valido anche adesso che iniziano a emergere anche in Polonia segnali di rallentamento, a giudicare dalle dichiarazioni che il ministro degli esteri Radoslaw Sikorski ha rilasciato a inizio settembre alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. «Saremo pronti a entrare nell’eurozona – così Sikorski – nel momento in cui potremo dire alla nostra gente “adesso possiamo aderire in sicurezza”».

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