Vai al contenuto

Merkel e Tusk: c’è chimica, ma non è asse

Pubblicato da Europa il 25 maggio 2012

Il dialogo tra la Cancelliera tedesca e il primo ministro polacco è rodato. Entrambi guidano paesi in crescita, entrambi sono politicamente centristi, entrambi hanno trascorso parte della loro vita al di là del Muro. Ma è esagerato parlare di asse tedesco-polacco. Il termine "Mertusk", coniato dal Wall Street Journal, indica la buona intesa tra i due politici e il fatto che Angela cerchi una sponda a Est, da contrapporre, quando ce ne sarà bisogno, a Hollande.  

(Nella foto, realizzata lo scorso novembre, uno scorcio del centro di Danzica, la città di Tusk)

---------

Non c’è dubbio, alla stampa piace da impazzire contrarre i nomi dei leader francesi e tedeschi, fondendoli poi insieme. Prima c’era Merkozy. Adesso, dopo l’avvicendamento presidenziale a Parigi, è la volta di HoMer. Con la variante Merkollande (o Merkhollande).

Il Wall Street Journal, in questi giorni, ha allargato il raggio d’azione di questo gioco di parole, togliendo la parte francese e mettendo al suo posto quella polacca (ovvero il primo ministro Donald Tusk). È così che è saltato fuori un nuovo personaggio, Mertusk. L’ha inventato il giornalista Kamil Tchorek.

Dove vuole andare a parare, Tchorek? Il suo ragionamento è che, poiché l’intesa tra la Merkel e Hollande non decollerà mai pienamente, vuoi perché la Germania va a mille e la Francia zoppica, vuoi perché l’una è cristiano-democratica e l’altro socialista, nei futuri consessi comunitari la Cancelliera azionerà con sempre maggiore frequenza la leva tedesco- polacca. D’altronde con Tusk il dialogo è rodato. Sono entrambi al secondo mandato e sono abituati a vedersi e confrontarsi. I loro paesi crescono, invece che recedere. Crescono e sono legati, ormai quasi a doppio filo, da rapporti commerciali intensissimi. Senza contare la “chimica” tra Angela e Donald, dettata dalla militanza centrista (il partito di Tusk è una sorta di balena bianca polacca) e – volendo – anche da quella parte delle rispettive biografie trascorsa dall’altra parte del Muro.

Ora, il Wall Street Journal non intende dire che il baricentro europeo si sta spostando a est. Dopotutto la Polonia non è ancora nell’eurozona e si sa, è la moneta unica la chiave dellagovernance Ue. Senza contare che, volenti o nolenti, francesi e tedeschi sono condannati a intendersi, anche quando vorrebbero insultarsi a vicenda. Il discorso di Tchorek, piuttosto, è che la Polonia è ormai matura per recitare un ruolo importante nel contesto europeo e che il suo primo ministro ha la statura giusta per permettersi di dire la sua. Lo scarto tra il paese entrato in punta di piedi nell’Ue e l’odierna voglia di mangiarsi il futuro a fette dice tutto. Tusk ha governato bene questa congiuntura felice e ha conquistato credito, all’estero, anche grazie alla rottura con il predecessore Jaroslaw Kaczynski. Sobrio e pragmatico Donald; populista e ideologico il gemello di Lech, defunto presidente polacco.

Ma in Europa Tusk non piace a tutti e non gode ovunque di buona stampa. È da tempo, per esempio, che un altro peso massimo dell’informazione politico-economica mondiale, l’Economist, lo critica duramente. La tesi è che negli ultimi due anni si sia un po’ adagiato sugli allori, smaltendo la carica propulsiva, diventando passivo e rinunciando a concretizzare alcune delle promesse fatte quando, nel 2007, salì al potere. L’Economist – nel momento in cui, l’anno passato, la Polonia assunse la presidenza semestrale dell’Ue – giunse persino a sostenere che Tusk stava peccando di arroganza, credendosi in diritto di discutere alla pari con Londra, Parigi e Berlino.

In effetti il paradosso della Polonia, a ragionarci su, è proprio questo: troppo forte per limitarsi a essere la locomotiva dell’est, ma non ancora pronta per fare la grande d’Europa. In questo ricorda la Germania, che non ce la fa a dettare legge nel Vecchio continente e neanche a federare. Ma forse è proprio qui che Mertusk trova il suo punto d’appoggio. Angela ha bisogno di Donald e viceversa. È come la storia franco-tedesca. Allora perché non Mertuskollande?

Lascia un commento