Vai al contenuto

KIEV, UN’ ALTRA RIVOLUZIONE ?

Se a Mosca qualcuno è già sceso per le strade, manifestando il proprio dissenso verso il Cremlino e chiedendo a gran voce riforme democratiche, a Kiev per ora gli animi non si sono ancora scaldati e la frustrazione nei confronti del presidente Victor Yanukovich, incapace di rilanciare economicamente il paese, si è estrinsecata solo nel tonfo della sua popolarità. Qualcosa però potrebbe cambiare anche nell’ex repubblica sovietica, sempre stando ai numeri delle ricerche sociologiche che indicano una crescita del potenziale della protesta.

Secondo l’istituto Ifak, il 31% della popolazione - valore sensibilmente in crescita - è disposto a scendere in piazza, anche se la maggioranza (52%) non ha intenzione di reclamare in maniera attiva; il 17% non si esprime. A differenza però dei russi, o almeno di quelli che vogliono mandare a casa Vladimir Putin e chiedono in sostanza uno Stato più libero, gli ucraini che si rivoltano contro Yanukovich paiono farlo non con la mano sul cuore degli ideali democratici, ma con quella nel portafoglio.

I dati dell’Ifak in questo senso parlano chiaro e mostrano che chi è disposto a ribellarsi lo farebbe per diversi motivi, il maggiore dei quali (per il 59% degli ucraini) è il mantenimento del lavoro e la richiesta di uno stipendio più elevato. Al secondo posto (48%) c’è la richiesta di miglioramento della pensione e nel settore sanitario. Più lontani (30%) quelli che ritengono la troppa corruzione la ragione più valida per dare addosso a presidente e governo. Lontanissimi (11%) sono invece quelli che vorrebbero far sloggiare il capo di Stato dalla Bankova con la priorità di più democrazia e libertà.

Insomma, è chiaro che il presidente è ritenuto responsabile della difficile situazione economica in cui versa ancora gran parte degli ucraini. Significativo è in questo senso anche il giudizio negativo sui primi due anni del suo mandato che è arrivato dall’est del paese, suo bacino elettorale tradizionale. Poco conta invece nell’opinione pubblica il duello con l’opposizione e l’utilizzo della giustizia selettiva che ha portato dietro le sbarre Yulia Tymoshenko e Yuri Lutsenko.

Al momento è improbabile che il potenziale dei sondaggi si trasformi in vera e propria protesta su larga scala. Negli scorsi mesi ci sono state alcune contestazioni di categorie specifiche (pensionati, piccoli commercianti, veterani dell’Afganistan e liquidatori di Chernobyl), ma non si è assistito a grandi azioni coordinate. Decisivi saranno i prossimi mesi, che porteranno alle elezioni parlamentari di ottobre. Sino ad ora l’opposizione (a parte la Tymoshenko in galera, è il leader del Fronte del cambiamento Arseni Yatseniuk ad approfittare maggiormente di rating positivi) non ha saputo coagulare il malcontento popolare.

L’entrata in vigore di alcune riforme (pensioni, sanità, fisco) capaci di incidere velocemente sulla qualità della vita dei cittadini potrebbe anche depotenziare la protesta sociale e renderla inutilizzabile dagli avversari di Yanukovich durante la campagna elettorale. Di fronte a un sensibile cambiamento nei prossimi sei mesi anche le eventuali manipolazioni elettorali potrebbe passare in secondo piano (già ora per l’Ifak solo il 17% degli ucraini è pronto a protestare per elezioni davvero libere).

Se invece - nonostante il bonus degli Europei di calcio - anche dopo l’estate continuasse il trend economico instabile, allora l’appuntamento di ottobre potrebbe diventare per la Bankova davvero complicato da gestire. Esplosiva potrebbe essere proprio l’incapacità di soddisfare le istanze popolari associata alla volontà di continuare a gestire lo Stato senza portare benefici diffusi alla maggioranza dei cittadini. In questo caso, diversamente alla Russia dove le proteste dopo le elezioni si sono quietate, in Ucraina si potrebbe assistere a qualche disordine in più.


(Limes)