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LA VOCE DEL PADRONE

Da una parte l’opposizione colorata, quella che finisce regolarmente sui media di mezzo mondo, che si tratti di pupazzetti colorati, cortei di automobili o di video su YouTube (l’ultimo arrivato è quello di una band formata da sedicenti veterani che invitano il premier russo Vladimir Putin a non presentarsi alle elezioni presidenziali del 4 marzo, sottolineando che «non è uno Zar, non è Dio, è solo un impiegato», guarda il video). Dall’altra l’opposizione ufficiale, quella dei comunisti e nazionalisti che schierano i loro candidati di punta Gennady Zyuganov e Vladimir Zhirinovski insieme con l’oligarca Mikhail Prokhorov in una corsa un po’ truccata di cui si conosce già il vincitore. E in mezzo, lui Putin, che sembra l’unico preoccupato a illustrare agli elettori russi la via che il Paese deve prendere nei prossimi anni.

Dato che anche secondo gli ultimi sondaggi (il più recente del Levada center vede in testa il premier con il 43%, davanti a Zyuganov fermo a 11%, Zhirinovski al 7% e Prokhorov al 4%) non concedono spazio a troppa fantasia, Putin - dopo aver lanciato senza troppa fortuna il suo programma via web - ha scelto la carta stampata per comunicare con il popolo, o per lo meno con chi compra ancora i giornali. L'obiettivo non è convincere la grande maggioranza dell'elettorato, quella che utilizza la tivù come mezzo principale di informazione - che tendenzialmente è rimasta putiniana -, ma quella fetta limitata che pur non scendendo in piazza e non volendo votare le ali estreme, si è un po’ stufata del monopolio di Putin.

Ecco quindi che per la terza volta nel giro di qualche settimana il premier sfrutta le pagine dei giornali, per l’occasione Vedomosti, per approfondire la sua strategia. La prima volta era stata sul quotidiano Izvestija dove Putin aveva fatto una panoramica generale sulle sfide che la Russia deve affrontare, poi era toccato a Nezavisimaja Gazeta su cui il primo ministro si era soffermato sulla questione nazionale. Al centro dell’ultimo articolo del primo ministro c'è la situazione economica del Paese, con i problemi strutturali che non sono ancora stati risolti. Vent’anni dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica la Russia è diventata «parte organica dell’economia mondiale» (entrata nel World trade organization nel 2011), ma l’eccessiva dipendenza dall’export di risorse energetiche e il bisogno di importare beni di consumo e tecnologie sono elementi che hanno necessità di essere corretti.

Secondo Putin lo Stato ha riacquistato giustamente il controllo su buona parte dell’industria degli idrocarburi dopo che negli Anni 90 molti pezzi pregiati erano finiti in mano degli oligarchi, ma è pur vero che presto anche in questo settore bisogna ridurre l’intervento statale. L’arretratezza che affligge in maniera cronica parte dell’economia deve essere superata e il futuro presidente scrive che la Russia deve invertire questa situazione e riconquistare la leadership in alcuni settori, come quello farmaceutico e chimico, dall’industria aeronautica alle nanotecnologie. Per le innovazioni e gli investimenti serve un miglior clima, poiché «di fronte ai concorrenti, il Paese è molto meno attraente per gli investitori»: «Registriamo una rilevante fuga di capitali», prosegue il premier, «il problema principale è la mancanza di trasparenza, l'assenza di controllo da parte della società sui funzionari, sulle dogane, sui servizi fiscali, il sistema giudiziario e le forze dell'ordine».

Il vero dramma è quello della «corruzione sistemica»: «Lo Stato deve cambiare se stesso», ha scritto con chiarezza il futuro presidente presto atteso alla prova dei fatti. Nei primi otto anni al Cremlino e durante l’interregno dell'attuale presidente Dmitrij Medvedev la situazione della corruzione non è sostanzialmente migliorata. Secondo Transparency international il Corruption perception index del Paese nel 2011 era di 2,4 punti, solo un po’ meglio dei 2,1 registrato nel 2000. Da qui l’appellativo di «partito di malfattori e ladri» affibbiato dal blogger Alexei Navalny a Russia unita, la formazione che alla Duma sostiene Putin e Medvedev, non è certo un attestato di successo alla lotta alle mazzette tanto sbandierata e poco combattuta dalla coppia di potere. I piani per i prossimi anni, sino al 2016, sono in ogni caso ambiziosi, con privatizzazioni, tassazione del lusso, lotta all'evasione fiscale, meno controlli sul business e depenalizzazione dei reati economici. «Abbiamo bisogno di una nuova economia», è il messaggio dello Zar. È necessario attendere il 4 marzo per avere la conferma che può essere lui a guidare il cambiamento annunciato.

(Lettera 43)