Vai al contenuto

YULIA E L’UCRAINA DEI PARADOSSI

Il paradosso ucraino non è solo quello delle attiviste di Femen che protestano a seno nudo in mezza Europa contro la mercificazione del corpo femminile. Il presidente Victor Yanukovich è riuscito con il processo a Yulia Tymoshenko a irritare contemporaneamente l’Unione Europea e la Russia, con il risultato di aver eliminato dall’arena politica la sua avversaria di sempre, ma rischiando di andare a sbattere contro il muro di Bruxelles (niente firma sull’accordo di associazione) e contro quello del Cremlino (niente sconti sul gas).

La strategia scelta dal capo dello Stato e dall’élite ora al potere sembra orientata al successo sul breve periodo sul lato interno e soffre di una pericolosa miopia (da qualunque parte la si guardi) sul lato esterno. Le voci di una nuova inchiesta contro l’ex eroina della rivoluzione arancione non fanno altro che confermare che l’obiettivo principale è quello di sbarazzarsi dell’opposizione in qualsiasi maniera. Se la Tymoshenko dovesse uscire di prigione per la questione del gas, potrebbe infatti ritornare dietro le sbarre per un’altra storia. In carcere, già condannata a sette anni per abuso d’ufficio, la pasionaria del 2004 potrebbe essere ancora indagata, questa volta per il suo presunto coinvolgimento nell’omicidio di un deputato avvenuto quindici anni fa. Il caso è quello di Yevhen Shcherban, parlamentare ucciso su commissione nel 1996 in un agguato all’aeroporto di Kiev insieme alla moglie. Secondo il viceprocuratore generale Renat Kuzmin il denaro utilizzato per pagare i killer sarebbe transitato su conti bancari riferibili all’ex premier.

Le autorità ucraine avrebbero acquisito le informazioni negli Stati Uniti, scavando nella documentazione relativa al processo di un altro primo ministro, Pavel Lazarenko, fuggito in America alla fine degli anni Novanta lasciando un buco di centinaia di migliaia di dollari nelle casse dello Stato. L’ex premier, poi condannato per frode fiscale e riciclaggio, è ancora oggi rinchiuso in una prigione statunitense. Era stato proprio lui ad avviare alla carriera politica la Tymoshenko, che si era improvvisamente trasformata da oligarca del gas a ministro dell’Energia. Anche queste nuove accuse sono state ovviamente rimandate al mittente da parte del clan Tymoshenko, dicendo che si tratta del colpo definitivo che Yanukovich vuole affibbiare alla sua rivale per toglierla per sempre dai giochi.

L’Unione Europea ha protestato inutilmente nei mesi scorsi contro l’utilizzo della cosiddetta giustizia selettiva da parte del governo contro l’opposizione e la discussione su cosa fare a dicembre al summit in cui si potrebbe firmare l’accordo è ancora in corso. Sono settimane decisive per Kiev e la Tymoshenko stessa ha lanciato un appello a Bruxelles affermando che l’accordo rappresenta “uno storico progresso verso il sogno europeo, la conferma finale e la protezione della nostra indipendenza”. Certo la firma sarebbe un passo avanti, poi però ci sarà il processo di ratifica. Tempi lunghi. Ecco perché a Mosca non si preoccupano troppo e hanno aperto con l’Unione Euroasiatica altre opzioni.

(Limes)