Vai al contenuto

RUSSIA, PASSI DECISIVI VERSO LA WTO

Dopo diciotto anni è imminente l’ingresso di Mosca nell’esclusivo club. Cade il veto della Georgia. I vantaggi dell’adesione.

Matteo Tacconi / Radio Europa Unita

La Russia è pronta a entrare nella World Trade Organization (Wto). Manca soltanto mezzo passo. L’ultimo ostacolo al suo ingresso, il veto georgiano, è praticamente venuto meno. Tant’è che le cronache, ieri, annunciavano la chiusura dei negoziati per il 15 dicembre, a Ginevra, durante il vertice dei ministri del commercio dei paesi membri. L’accesso formale arriverà a stretto giro di posta. La Russia taglia il traguardo dopo diciott’anni di negoziati, iniziati già ai tempi del General Agreement on Tariffs and Trade (Gatt), il predecessore del Wto. L’arco di tempo è lunghissimo. È superiore, addirittura, a quello – quindici anni – che è servito ai cinesi, ai quali il Wto ha aperto le porte nel 2001. Tre anni fa si giunse a un soffio dalla chiusura delle trattative. Poi la guerra con la Georgia, nell’agosto del 2008, durante la quale Mosca sfilò a Tbilisi le due province ribelli dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, fregiandole del titolo di stati indipendenti (in ambito internazionale quasi nessuno però li ha riconosciuti), fece saltare tutto.

Il veto della Georgia, causato dalle ferite del 2008, che scottano ancora, è stato limato grazie alla paziente mediazione della Svizzera. I georgiani hanno chiesto controlli precisi sul transito delle merci lungo le frontiere con Abkhazia e Ossezia del sud. La proposta elvetica è stata quella di stabilire una forma internazionale di monitoraggio, affiancata da un sistema informatico di raccolta e scambio di dati. Rimane da definire qualche dettaglio formale (ieri il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha ricevuto i negoziatori di Berna), ma non dovrebbero esserci intoppi. Anche perché Tbilisi ha tutto da guadagnare. Le sue acque minerali e i suoi vini, due delle voci principali dell’export, messe al bando dal Cremlino nel 2006, potranno infatti tornare sui mercati russi.

L’ingresso nel Wto porta alla Russia preziosi vantaggi, anche se non la pensano così i produttori russi di auto, timorosi che la competizione internazionali li schiacci. Si stima, comunque, che il pil possa crescere del 3,3 per cento nel breve termine e dell’11 nel lungo periodo. La membership innesca anche una spinta alla modernizzazione e alla diversificazione del portfolio delle esportazioni, troppo vincolato all’energia (comparto che non rientra nei flussi regolamentanti dal Wto). Senza contare che Mosca, adesso, dovrà produrre sforzi più seri di quelli intrapresi finora nel rimuovere le tante opacità del proprio sistema economico-finanziario e combattere l’alto tasso di corruzione. Ne va della sua competitività.

Ci sono benefici anche in termini geopolitici. È che la Russia si lega di più all’economia mondiale, integra maggiormente il suo mercato con quello europeo e pone le basi per approfondire la normalizzazione delle relazioni con l’America. Non è un caso che l’amministrazione Obama abbia sempre sostenuto la marcia russa verso il Wto, percependola come uno dei pilastri di un dialogo che resta sì altalenante, ma che è comunque stato recuperato, dopo le burrasche dell’era Bush. Infine, è importante segnalare che questo traguardo indica come, contrariamente a quanto si possa pensare, nell’élite politica russa la consapevolezza di non potercela fare da soli è piuttosto radicata.

La Russia continua a raffigurarsi “altra”, culturalmente e storicamente, rispetto all’Occidente e alle sue regole. Ma sa perfettamente che una quota di amalgama è necessaria. Tempo fa il primo ministro uscente e presidente (ri)entrante Vladimir Putin dichiarò, in uno dei suoi momenti di collera antioccidentale, che al Wto anteponeva l’unione doganale con Kazakhstan e Bielorussia. Mica diceva sul serio.

(Radio Europa Unita)