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SALARIO MINIMO, APERTURA CDU

Messe da parte per un attimo le preoccupazioni legate alla crisi dei debiti sovrani e dell'euro, Angela Merkel è tornata a occuparsi di politica interna. E ha giocato di nuovo d'anticipo, decidendo di rompere un altro tabù della lunga storia politica della Cdu: il salario minimo. Con la terribile serie di sconfitte regionali ormai alle spalle e con le elezioni per Bundestag e cancelleria fissate per l'autunno del 2013, si aprono due anni di relativa calma elettorale con poche urne aperte e molto lavoro di fondo per ricostruire l'immagine di una guida vincente.

E se i socialdemocratici si stanno impantanando un una guerra di trincea sulla scelta del candidato che dovrà sfidare Angela Merkel fra due anni, la cancelliera ha preferito entrare nel vivo della materia politica, cercando di rafforzare il profilo sociale un po' sbiadito negli ultimi tempi. «Anche se il concetto resta ancora indefinito e il dibattito è appena agli inizi, è ormai chiaro che la Cdu si avvia a considerare l'ipotesi di introdurre un salario minimo», ha scritto la Süddeutsche Zeitung, «seppure senza una soglia minima fissata per legge. Si troveranno invece meccanismi per spingere imprenditori e sindacati a collaborare volontariamente per raggiungere un accordo di base».

Per i cristiano-democratici si tratterebbe di una svolta, non meno simbolica di quella che alcuni mesi fa spostò il partito conservatore dalla tradizionale linea filo-nucleare a quella che ha sancito la fuoriuscita dall'atomo. Per il momento sono rimasti tutti spiazzati: gli industrialisti della Cdu, che ovviamente promettono battaglia e gli avversari dell'Spd, che vedono scipparsi un antico cavallo di battaglia. «Spd e sindacati hanno proposto da molto tempo l'introduzione di un salario minimo garantito dalla legge», ha proseguito il quotidiano di Monaco, «sull'onda del contrasto sempre più stridente nella società tedesca tra i manager delle banche che incassavano milioni di bonus per i loro rischiosi affari e i lavoratori che non riuscivano a mantenere un livello di vita decente neppure quando avevano un lavoro a tempo pieno». Per un'economia cresciuta sotto l'ombrello della definizione di economia sociale di mercato, la ricerca di meccanismi per riequilibrare fattori di sbilanciamento e salvaguardare la compattezza della società è una pratica che appartiene a tutte le componenti politiche, conservatori e liberali compresi.

Così, quasi di colpo, dalle tempeste dei vertici europei sul futuro dell'euro è riemersa la 'cancelliera sociale', la Merkel spesso accusata dai suoi avversari interni di avere portato la Cdu sul terreno dell'ideologia socialdemocratica. E, esattamente come accaduto in passato, la cancelliera ha fatto spallucce ai suoi critici e ha deciso di portare fino in fondo la sua nuova battaglia.

Ad accompagnarla, la cosiddetta ala sociale del partito, anch'essa una tradizione dei partiti di ispirazione cristiana, costituita da politici vicini al mondo del lavoro e dei sindacati, per lungo tempo costretta nell'ombra dalla concorrente ala più vicina agli interessi del mondo imprenditoriale. Uno dei suoi esponenti più in vista è Karl-Josef Laumann, ex ministro del Lavoro nella regione  Nord Reno-Vestfalia, una delle roccaforti della Cdu passate di recente sotto la guida di un governo di minoranza rosso-verde. «È lui uno dei promotori dell'introduzione del salario minimo», ha allustrato la Süddeutsche, «e oggi, dopo anni di battaglie contro i mulini a vento, può assaporare i frutti del suo testardo impegno».

La proposta verrà presentata al congresso del partito che si terrà a Lipsia a metà novembre e, da quel che è finora trapelato, si tratterebbe di un progetto che dovrebbe fissare attraverso tabelle tariffarie una soglia minima di salario: il lavoro deve valere di più, deve essere pagato meglio, va spezzata la spirale al ribasso delle retribuzioni che ormai sembra coinvolgere anche i lavori a tempo pieno. Soprattutto in tempi di incertezza economica, questa è la strada migliore per preservare da un lato la qualità del lavoro, ingrediente indispensabile della produzione Made in Germany, dall'altro la compattezza della società, valore sociale irrinunciabile del modello tedesco. «Un partito popolare come la Cdu non può rimanere indifferente di fronte al fatto che un milione di lavoratori di questo Paese guadagni meno di 1 euro all'ora», ha sostenuto Karl-Josef Laumann, «in questo modo non è possibile né sostenere degnamente una famiglia, né assicurarsi un futuro pensionistico».

Un appello che non è rimasto inascoltato. Il partito ha deciso di portare la proposta nel dibattito congressuale d'autunno e una speciale commissione interna è già al lavoro per renderla compatibile con le necessità degli imprenditori e con gli obblighi di un'economia che vuol mantenere alta la sua capacità competitiva. Non mancheranno comunque resistenze sia all'interno della stressa Cdu, dove le componenti più vicine agli ambienti imprenditoriali hanno già promesso battaglia e molti temono che i tanti strappi della Merkel possano snaturare la fisionomia classica del partito, sia nella coalizione di maggioranza, dove i liberali hanno già iniziato a innalzare paletti di difesa.