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GRECIA A FONDO, QUATTRO PASSI NELLA CRISI

Jean, uomo d’affari alle prese con la Grecia, è un po' contraddetto ma anche un po' divertito dal caos quotidiano del paese in crisi. «Quando scendo la mattina per fare colazione in albergo - mi dice -  la prima cosa che chiedo è: che sciopero c’è oggi? E la seconda: ma sono quelli che si siedono dietro agli striscioni o quelli che spaccano le vetrine?». Ora vengono diffusi numeri trionfali sulla ripresa del turismo, a dimostrazione che almeno qualcosa, in Grecia, ha ripreso a funzionare. Ma sono numeri che nascondono molte incognite.

di Alessandro Napoli / Lifestyle

Da un tre anni a questa parte un soggiorno al Grand Hotel et de Grande Bretagne, giusto a Syntagma, di fianco al Parlamento, è un privilegio. Lo è sempre stato, beninteso, perché l’albergo è fra i più antichi e lussuosi dei Balcani, se si fa eccezione per certi alberghi che sono a Pera ed a Galata ad Istanbul. È un privilegio perché è a Syntagma che quasi ogni giorno si raduna la Grecia che protesta, e senza spostarsi da una confortevolissima camera si possono guardare e filmare dalla finestra le reazioni della gente nel paese più inguaiato d’Europa, e capire molte cose. Postazione ottima per giornalisti, buona per capi di Stato stranieri, non proprio ideale per i turisti propriamente detti (pochi) che possono permettersi di pernottarvi.

Provate infatti a spostarvi da lì. Un giorno sono in sciopero i taxi, un altro i trasporti collettivi, un altro ancora potrete anche raggiungere l’aeroporto Venizelos o il porto del Pireo ma per trovarvi a terra: sciopero dei controllori di volo, sciopero degli assistenti di volo, sciopero delle hostess a terra, sciopero del personale che lavora nei traghetti, sciopero dei portuali. Jean, uomo d’affari che è fra i fortunati che da anni possono regolarmente permettersi di pernottare per giorni al Grande Bretagne, è un po' contraddetto ma anche un po' divertito. «Quando scendo la mattina per fare colazione - mi dice -  la prima cosa che chiedo è: che sciopero c’è oggi? E la seconda: ma sono quelli che si siedono dietro agli striscioni o quelli che spaccano le vetrine?».

Per la gran parte dei turisti che sono in visita o in transito nella capitale le cose non vanno comunque bene. Anche per loro il problema numero uno è il funzionamento intermittente dei servizi pubblici: fare piani per gli spostamenti può risultare frustrante, meglio affidarsi al destino. Per non pochi c’è poi un problema in più. Molti degli alberghi budget dove i turisti non ricchi sono sistemati sono nella zona di piazza Omonia, una zona in mano alla criminalità, dove la sera andare a passeggiare attorno all’isolato non è consigliabile. Ma quest’ultima è un’altra storia, mi riservo di raccontarla un’altra volta. Anche questo tipo di turisti sta imparando a non fare piani: «di doman non v’è certezza».

Ed è così che arrivi e presenze di turisti stranieri ad Atene ed in tutta l’Attica, ma anche a Thessaloniki e in altre città maggiori sono in declino netto. Non ci sono numeri precisi, ma sembra che più ancora che gli arrivi, in declino siano le presenze (overnights). In altre parole, più che il numero di turisti a diminuire è il tempo medio della loro permanenza, il che significa che i turisti portano meno soldi di prima.

Tutt’altro scenario fuori da questi luoghi, al punto che secondo le stime fornite dall’associazione delle imprese turistiche elleniche questo sarà un anno di boom, che dovrebbe chiudersi con sedici milioni e mezzo di arrivi. Una cifra mai raggiunta finora. All’apparenza, una notizia eccellente in un paese indebitato fino al collo e oltre, e soprattutto con una bilancia dei pagamenti strutturalmente deficitaria. Le stesse stime, generosamente riportate dall’International Herald Tribune di mercoledì 21 settembre, nulla dicono però a proposito delle presenze, né si hanno numeri sulla spesa aggregata dei turisti stranieri. Insomma, non si hanno informazioni sufficienti per capire quali benefici l’incremento degli arrivi stia apportando all’economia ellenica. Si deve poi aggiungere che i benefici da tenere presente devono essere benefici netti. E qui siamo di fronte ad un tema da non ignorare, a dispetto del clima di euforia dominante.

Alcune questioni vengono spontaneamente in mente. Per esempio: in che misura l’incremento della domanda turistica, in un Paese con una base produttiva esigua, determina incremento delle importazioni e dunque peggioramento della bilancia commerciale? O, ancora: in che misura l’incremento della domanda turistica si traduce in incremento della pressione sull’ambiente e crescita dei costi di alcuni servizi, per esempio per lo smaltimento dei rifiuti e l’approvvigionamento di acqua potabile (questioni drammatiche specialmente in alcune isole che sono mete elette del turismo internazionale)? Ancora: dato che non abbiamo numeri sulla permanenza media e sulla spesa pro-capite per consumi dei turisti, come facciamo a sapere in che misura l’incremento negli arrivi si traduce in incremento delle entrate ed in che misura invece in costi aggiuntivi da sostenere da parte delle comunità ospitanti e dallo Stato in generale?

C’è poi un problema di fondo, diremmo strutturale. L’offerta turistica greca dipende largamente dalla disponibilità di materie prime non disponibili per tutto l’anno: il mare ed il sole. Il che rende l’industria turistica del paese largamente dipendente dalla disponibilità di queste risorse. Per le imprese del settore, questo significa ricavi concentrati in alcuni mesi a fronte di costi fissi da sostenere per tutto l’anno. Osservatori ed imprenditori ripetono come un mantra la parola destagionalizzazione, come chiave magica per allungare la stagione dei ricavi. Sacrosanto. Se non fosse per il fatto che allungare la stagione dei ricavi, in Grecia, è difficile. Guardando in faccia la realtà, non si può infatti negare che la Grecia difetti di risorse in questo senso utilizzabili. Per allungare la stagione dei ricavi bisogna disporre di risorse non stagionali, ad esempio un patrimonio architettonico unico, civile e religioso.

Su questo punto la Grecia non ha nulla di quello che i suoi competitori hanno: non ha le città d’arte della Spagna, della Francia Meridionale, dell’Italia, della Dalmazia, della Turchia. I suoi competitori hanno una storia di creazioni dell’uomo (con relative testimonianze) ininterrotta, da almeno duemilacinquecento anni a questa parte. La Grecia ha i siti archeologici dell’epoca cretese, dell’epoca micenea, dell’epoca classica, dell’epoca alessandrina, dell’epoca romana. E poi basta. Anche l’architettura bizantina, religiosa o civile, si è espressa in territori che oggi sono fuori dai confini della Repubblica. Le eccezioni sono Corfù, che come esempio di città d’arte d’impronta veneta non è paragonabile alle città della Dalmazia, Rodi con le architetture costruite durante il periodo della dominazione dei Cavalieri e il Monte Santo. Straordinaria questa Repubblica degli anacoreti. Ma tanto per cominciare, proibita alla metà del genere umano.

(Pubblicato su Lifestyle)