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PIPELINE, NORDSTREAM E L’UCRAINA

Aspettando che i dubbi su Southstream e Nabucco si sciolgano (si fanno entrambi o no? E se sì, quando?) la partita dei gasdotti si è ufficialmente aperta qualche giorno fa con l’avvio di Nordstream, con il premier russo Vladimir Putin a sparare il primo gas tecnico - con l'aiuto di un computer - davanti alle telecamere e agli occhi luccicanti dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, presidente del consorzio russo-tedesco. Il gasdotto sotto il Baltico collega direttamente Russia e Germania, bypassando repubbliche ex sovietiche e Polonia. È lungo 1224 km e ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Al di là dei dati tecnici, Nordstream rappresenta il primo passo compiuto di Gazprom nella nuova strategia delle rotte per le forniture di gas all’Europa occidentale. Non più sulla direttrice classica che attraversa il continente, ma agli estremi. A sud dovrebbe esserci appunto Southstream, con l’accordo per la realizzazione del progetto firmato a metà settembre a Soci, sul Mar Nero, e i lavori che dovrebbero essere completati entro il dicembre del 2015.

La conseguenza dei nuovi percorsi è che paesi come l’Ucraina rischiano di essere tagliati fuori dai giochi e perdere l’importante e remunerativo ruolo di transito. L’ha detto anche Putin: “L’Ucraina è un nostro vecchio partner tradizionale. Come tutti i Paesi di transito, è stata tentata di sfruttare la sua posizione, ma ora questa esclusività sta scomparendo e i nostri rapporti acquisteranno un carattere sempre più civile”. Tra Mosca e Kiev è in corso un braccio di ferro sulla revisione dei contratti del gas firmati da Putin e da Yulia Tymoshenko nel 2009. L’Ucraina vorrebbe una riduzione di prezzo, la Russia lo concederebbe dietro una fusione tra Gazprom e Naftogaz e la cessione del sistema di gasdotti. Per ora non si è arrivati a una soluzione e se non si troverà un compromesso non è esclusa una nuova guerra del gas.

Come ha affermato il numero uno del colosso russo Alexei Miller sono passati gli anni delle vacche grasse: “Gli ucraini hanno preso il treno chiamato “il gas russo economico” e non sanno a quale fermata scendere ma in questo modo si può andare molto lontano, se non in un vicolo cieco”. Tira insomma brutta aria a Kiev e le prospettive non sono proprio rosee. Nordstream rappresenta solo il primo braccio della morsa che andrà a stringere il paese che, se e quando Southstream verrà realizzato, potrebbe affondare del tutto.

Anche perché non sembra trovare nessuna sponda nemmeno dall’Europa, che in fatto di gas ha idee tutte sue e con il piano Nabucco porterebbe gas centroasiatico in Europa tagliando fuori sì la Russia, ma anche l’Ucraina.

(Russia Oggi)

 

 

Fare passare Southstream per l’Ucraina. L’idea lanciata oggi dal presidente Victor Yanukovich dalla nobile platea dell’annuale Forum di Yalta sembra essere stata stroncata in partenza dalla reazione russa del vice presidente di Gazprom Valery Golubev, che da Soci ha fatto subito sapere che la cosa non è fattibile. Secondo il capo di stato ucraino costruire il nuovo gasdotto sulla terraferma accorciando la tratta offshore sarebbe molto più conveniente rispetto al piano originario. Il progetto del colosso energetico russo, dal costo stimato di 25 miliardi di euro, prevede la costruzione di una pipeline dalla sponda russa del Mar Nero sino in Bulgaria per poi diramarsi a sud verso Grecia e Italia e a nord verso Serbia, Ungheria e Austria. La proposta ucraina secondo Yanukovich “costerebbe cinque volte meno”, ma per Golubev un passaggio sul territorio dell’ex repubblica sovietica “non ha senso”.

L’Ucraina, con l’avvio di Nordstream, il gasdotto sotto il Baltico che inizierà a pompare gas russo a pieno ritmo verso la Germania entro la fine dell’anno, e la realizzazione prevista di Southstream rischia di perdere i vantaggi economici e strategici del suo ruolo di paese di transito. Yanukovich ha commentato oggi la prospettiva della morsa di Mosca che si fa sempre più stretta dicendo che “i proiettili stanno sibilando sempre più vicino”.

Il presidente ha sempre osteggiato il progetto Southstream ben sapendo che la sua attuazione metterebbe in difficoltà enorme il paese, da cui attualmente passa circa l’80% del gas diretto nel continente, e che anche con il piano rivale Nabucco sponsorizzato dall’Ue (gas centroasiatico verso l’Europa con primo approdo in Bulgaria) l’Ucraina comunque sarebbe tagliata fuori dai giochi. La proposta odierna di Yanukovich arriva nel giorno della firma dell’accordo in Russia sulla ripartizione delle quote del consorzio a trazione russa (50%, Gazprom, 20% Eni, 15% rispettivamente a Edf e Wintershall) e ha il sapore di un appello che come al solito nessuno vuole raccogliere.

Kiev è impegnata da un lato nelle trattative con Mosca per una possibile revisione dei contratti sul gas, ma si è scontrata fin’ora contro il muro di Gazprom, dall’altro ha cercato di coinvolgere anche Bruxelles nel progetto di modernizzazione del proprio sistema di trasporto del gas, senza però sfornare grandi prospettive condivise. Anche oggi da Yalta Yanukovich ha ribadito l’interesse per un consorzio internazionale per la ristrutturazione del gts “nell’interesse dei consumatori, cioè dell’Europa, e della Russia, che è un fornitore strategico per l’Europa e l’Ucraina”. La settimana prossima il capo di stato è atteso al Cremlino per un’altra puntata dei negoziati sul gas direttamente con il presidente russo Dmitri Medvedev. Kiev chiede la revisione degli accordi firmati da Yulia Tymoshenko nel 2009, Mosca sembra intenzionata a non cedere se non dietro il controllo di Naftogaz e del sistema dei gasdotti, come già accaduto con la Bielorussia. 

(TMnews)