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CRISI TEDESCA, IL SOLE NON SCALDA PIÙ?

I timori di un rallentamento anche dell'economia tedesca sono diventati realtà con la pubblicazione dei dati sulla crescita nel secondo trimestre 2011. Il + 0,1% registrato dal made in Germany, pur nel quadro di una flessione dell'intera area euro, Austria esclusa, ha risvegliato Berlino dal sogno di un secondo miracolo economico dopo quello degli anni Sessanta. Il boom è già finito? Da oggi in poi, le pagine dei quotidiani economici saranno dominati dalla parola recessione?

Il cattivo umore che si respira adesso tra gli imprenditori tedeschi non risparmia neppure una branca che, sull'onda dell'addio al nucleare e del ricorso alle energie rinnovabili, pensava di avere di fronte a sé un futuro radioso. Il fotovoltaico è stato negli ultimi anni un settore in crescita, seppur drogato da generose sovvenzioni pubbliche. Ora, come ha riportato la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «appare come un conglomerato di cattive notizie sul quale si abbattono crolli di borsa, minacce di fallimenti aziendali, licenziamenti in massa».

Dagli Stati Uniti alla Germania, l'allarme è serio. «Il 16 agosto è stato un giorno nero in borsa», ha proseguito il quotidiano di Francoforte, «la Phoenix Solar ha perduto il 6%, Solarword e Sma Solar il 5%. Più di tutto ha pesato la notizia della richiesta di fallimento avanzata dal competitore americano Evergreen Solar. L'azienda produttrice di moduli solari è caduta nella morsa dei concorrenti cinesi, favoriti da robuste sovvenzioni statali, della caduta degli ordinativi dall'Europa e dall'assenza di un'adeguata politica di promozione da parte dell'amministrazione americana: 486 milioni di dollari è la somma del debito accumulato da Evergreen, cui non è bastato neppure l'escamotage della ristrutturazione del debito». Il sogno obamiano di una rigenerazione verde dell'industria statunitense è rimasto al palo e la crisi del settore, da Washington, si è propagata in Europa.

Da questa parte dell'Atlantico è la Germania a tenere il testimone nel settore dell'energia solare. «Ma le difficoltà di Evergreen sono un pessimo segnale anche per tutte le altre aziende del fotovoltaico, che soffrono allo stesso modo per i costi e i prezzi globali», ha insistito la Frankfurter, «e in più i tedeschi devono affrontare propri problemi specifici». Il valore di un'azione della Phoenix Solar è sceso dai 22 ai 15 euro, secondo uno studio dell'analista della Hsbc Christian Rath, i conti del secondo trimestre 2011 sono stati modesti e i guadagni più bassi delle previsioni. Potrebbe sembrare un'ordinaria fase di flessione, se non fosse che le prospettive dell'intero settore vengono oggi rivedute al ribasso e altre aziende vivono situazioni di maggiore drammaticità.

«È il caso della berlinese Solon», ha raccontato la Faz, «come Evergreen una società produttrice di pannelli, le cui azioni avevano brillato sul mercato azionario tra il marzo 2006 e il settembre 2009. Anch'essa è da tempo sotto pressione e negli ultimi due anni ha accumulato debiti che ne minacciano l'esistenza. Una settimana fa il presidente del consiglio di amministrazione Stefan Säuberlich aveva annunciato che, a seguito dei dati catastrofici del primo semestre 2011, l'azienda avrebbe messo mano a un rapido e aggressivo piano di ristrutturazione e a fine anno avrebbe richiesto il prolungamento di un credito di 275 milioni di euro, senza il quale non ci sarebbero le condizioni per andare avanti. Nel piano di salvataggio va anche contemplato il prolungamento di una fidejussione da parte del Land di Berlino di 146 milioni di euro». Pochi giorni dopo, un articolo del Berliner Morgenpost, basato su documenti interni del Cda di Solon, ha rivelato che l'azienda ha registrato una perdita di 193 milioni di euro nel 2010, anno di boom economico in tutta la Germania. Di conseguenza, il piano di ristrutturazione di cui parlava Säuberlich, consisterebbe nel taglio di un terzo degli 820 uomini del personale e della riduzione immediata di 60 unità produttive per l'abbandono di alcuni progetti legati alla costruzione dei pannelli.

Se quelli di Solon e Phoenix Solar sono i casi più eclatanti, altre imprese come la Roth & Rau, costruttrice di macchinari, o la Solar Millennium, specializzata in impianti termo-solari, o ancora Conergy e Q-Cells annunciano numeri in rosso. «Alla fin fine l'industria del fotovoltaico sembra essere caduta nella trappola che già molti esperti avevano previsto», ha concluso la Frankfurter, «ovvero quella delle sovvenzioni statali. Non sempre è tutta colpa del mercato. Spesso sbagliano anche i manager, quando non sanno consolidare le opportunità di successo di cui hanno beneficiato. Le imprese non hanno riconosciuto per tempo i cambiamenti intervenuti nel settore, hanno preso troppi impegni e li hanno finanziati con troppi debiti. E sono rimaste troppo dipendenti dagli incentivi della politica: quando lo spazio di manovra politico si riduce, come è accaduto con le sovvenzioni, le imprese corrono il rischio di non ritrovarsi più il terreno sotto i piedi». Un paradosso proprio nella Germania che punta anche sul solare per vincere la gigantesca scommessa energetica post-nucleare.

(Pubblicato su Lettera 43)