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IL GRANDE GIOCO NEI BALCANI

di Matteo Tacconi / La Germania punta su Zagabria, la Turchia su Belgrado. Competizione euro-turca?

Più chiara di così Angela Merkel non poteva essere. Durante il suo viaggio a Zagabria e Belgrado, la scorsa settimana, la bundeskanzlerin ha reso nota la posizione tedesca sui Balcani: dopo la Croazia, che entrerà nell’Ue nel 2013, non ci saranno nuovi allargamenti, almeno fino a quando l’Europa non avrà sbrogliato i suoi problemi finanziari e i Balcani, in particolare la Serbia, non avranno sciolto i loro nodi.

Il Montenegro, che ha da poco ottenuto il rango di paese ufficialmente candidato all’adesione, dovrà dunque aspettare prima di tagliare il traguardo comunitario. I negoziati non si chiuderanno in tempi brevi. Merkel ha tuttavia rassicurato la leadership di Podgorica, senza comunque incontrarla, apprezzandone i progressi sul fronte dell’integrazione euro-atlantica.

Dovrà attendere anche Belgrado, e più a lungo di Podgorica. La cancelliera, nella capitale serba, ha infatti chiesto al presidente Boris Tadic lo smantellamento delle “istituzioni parallele” (scuole, polizia, banche e amministrazioni pubbliche), con cui Belgrado controlla saldamente il Kosovo settentrionale, a maggioranza serba. Senza questo, niente Europa.

La cosa ha spiazzato Tadic, convinto che gli arresti di Ratko Mladic e Goran Hadzic avessero fatto schizzare verso l’alto le quotazioni della Serbia a Bruxelles e indotto i 27 a darle, nei prossimi mesi, lo status di candidata all’adesione, tenendo a margine la vertenza sul Kosovo. La strategia del capo dello stato serbo, fondata sull’avanzata verso Bruxelles e sull’irrinunciabilità dell’ex provincia, indipendente dal 17 febbraio 2008, è stata in sostanza sconfessata. Da “Europa e Kosovo” – questo il motto con cui Tadic vinse le presidenziali 2008 – si passa così a “Europa o Kosovo”. Belgrado, presto, sarà chiamata a una scelta difficile. Nient’affatto scontata.

La missione balcanica della Merkel, oltre a fotografare la visione tedesca dell’Europa e dei Balcani, molto meno “romantica” d’un tempo, a tratti quasi “scientifica” (del tipo «prima di tornare a parlare di Europa vediamo di eliminare ogni minimo ostacolo»), presenta anche sfaccettature geopolitiche. Il quotidiano turco Zaman ha notato come la sua sortita si sia incrociata con quella del ministro degli esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu, recatosi in Kosovo, Serbia e Bosnia con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la teoria “neo-ottomana” e di potenziare l’influenza anatolica nell’ex Jugoslavia, consolidatasi negli ultimi due anni anche in virtù dell’immobilismo europeo.

Ebbene, secondo Zaman la visita di Merkel segna il rilancio dell’iniziativa europea nei Balcani, con una significativa svolta. È che la Germania e di conseguenza l’Europa, dal momento che la seconda s’accoda sempre alla prima, hanno scelto – così il giornale turco – di affidare alla Croazia un ruolo sempre più importante in chiave di stabilizzazione regionale, a scapito della Serbia, penalizzata a causa dello stallo sul Kosovo. Dall’altra parte, invece, Ankara sembra scommettere su Belgrado, convinta che passi da qui la normalizzazione del quadro balcanico.

È una lettura che, per quanto un po’ eccessiva, ci può stare. Almeno a giudicare da com’è andato il tour di Merkel. Emergono però dei dubbi sulla sostenibilità. La Germania (e l’Europa), puntando su Zagabria e strigliando Belgrado, rischiano di ristimolare il vittimismo serbo, alimentando nuovamente le tendenze isolazioniste del paese e regalando ai turchi la chance di contare sempre di più, in Serbia come in tutto l’arco dell’oltre Adriatico. Non che la presenza di una mediatrice così importante e prestigiosa non possa fare bene ai Balcani. Il fatto, però, è che la Turchia, se il dialogo con Bruxelles continuerà a registrare più bassi che alti, può diventare una rivale scomoda.

(Pubblicato su Europa, via RadioEuropaUnita)