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VOLI LOW COST, AIR BERLIN IN DIFFICOLTÀ

Cambio della guardia alla guida di Air Berlin, la seconda compagnia aerea tedesca dopo la Lufthansa. Il fondatore Joachim Hunold, 61 anni, che ha guidato con pugno di ferro l’azienda per 20 anni, ha annunciato le proprie dimissioni a partire dal 1 settembre, proponendo come successore l’ex banchiere Hartmut Mehdorn, 69 anni, da due anni entrato nel board di Air Berlin, senza avere finora ricoperto ruoli operativi. Mehdorn è stato, fra l’altro, il numero uno di Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, fino al 2009, quando lasciò in seguito a uno scandalo su presunte intercettazioni illegali sulle e-mail dei dipendenti. Il consiglio di amministrazione ha dato il via libera alla sostituzione, chiudendo così la lunga era di Hunold, che resterà in azienda come direttore non operativo.

«Air Berlin ha registrato quest’anno delle perdite, dopo una stagione di costose acquisizioni socetarie che ne hanno ampliato il business», ha scritto il Financial Times Deutschland, «e la borsa ha reagito all’inizio positivamente, consentendo in alcuni momenti alle azioni di crescere fino al 4,4%, prima di tornare a scendere, seguendo così l’andamento negativo della piazza di Francoforte».

 L'era d’oro delle compagnie low cost sembra volgere al termine,L’era minacciate da margini operativi sempre più ristretti nonostante il numero dei passeggeri continui a essere in crescita. Aumenti delle tasse aeroportuali e crescita del prezzo dei carburanti sono i fattori principali della crisi e aziende come Rayanair e Easy Jet stanno da tempo studiando come ristrutturare i propri affari. Air Berlin ha scelto invece una strada intermedia: non è una vera compagnia low cost, dal momento che i prezzi, pur non raggiungendo i livelli delle linee aeree tradizionali, sono più alti. Di conseguenza anche i servizi offerti, seppur di livello inferiore rispetto alle compagnie nazionali, sono migliori (come ad esempio la prenotazione del posto a sedere) e dunque più costosi. Un modello intermedio, né economico né di lusso, che, se nei primi anni ha garantito la straordinaria crescita dell’azienda, negli ultimi tempi ha mostrato la corda.

Hunold è stato un manager sempre sopra le righe, visionario al punto da fondare nel 1991 un’azienda che ha saputo mettere pressione alla più paludata Lufthansa ma anche un po’ megalomane nelle strategie di espansione, spesso prive di una linea chiara e definita. Due numeri gli sono costati la presidenza: nel secondo trimestre del 2011, il capitale proprio di Air Berlin è sceso di 180 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, contemporaneamente l’indebitamento netto è cresciuto di oltre 100 milioni di euro.

«Le misure intraprese da Hunold per invertire la rotta non hanno avuto successo», ha scritto la Bild, «e ai problemi generali che insidiano le compagnie aeree, specialmente quelle low cost, si sono aggiunte le turbolenze politiche nei Paesi del Nord Africa, in particolare in Egitto, su cui si era molto puntato». Il futuro resta incerto e la ristrutturazione dei collegamenti aerei penalizzerà alcune linee e alcuni aeroporti. Secondo il quotidiano popolare ne faranno le spese rotte come Amburgo-Napoli, Francoforte-Napoli, Stoccarda-San Pietroburgo, Monaco-Cairo e Düsseldorf-Parigi, sarà abbandonato l’aeroporto di Erfurt, ridotta l’attività in altri scali minori come Colonia-Bonn, Münster-Osnabrück e Padeborn e ci si concentrerà sugli hub di Berlino, Düsseldorf, Vienna e Palma di Maiorca. Anche la flotta subirà il taglio di 8 aerei con una capacità ridotta del 5% e per il 2012 sono previsti 16.000 voli in meno per un totale di 2,2 milioni di posti a sedere.

Si tratta per ora di indiscrezioni non confermate dall’azienda, tanto più che il successore Mehdorn, che conosce bene il settore per essere stato per molti anni attivo nell’industria aeronautica tedesca ed europea e più recentemente nel consiglio direttivo di Airbus a Tolosa e Amburgo, vuol prendersi qualche giorno di tempo prima di annunciare la sua strategia per tirare Air Berlin fuori dalle secche. «Sebbene l’ex banchiere abbia intenzione di guidare l’azienda solo per un periodo di transizione», ha proseguito il Financial Times Deutschland, «ha già fatto sapere di voler prendere al più presto decisioni operative per affrontare la crisi. All’agenzia Reuters ha dichiarato di voler raccogliere i fili sparsi delle varie attività, ma ci vorranno alcune settimane prima che le idee si trasformino in scelte concrete».

(Lettera 43)