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RETE E CORRUZIONE, LE BATTAGLIE DI NAVALNY

Storia e battaglie del cacciatore di corrotti più famoso della Federazione russa. Che fa di Internet la sua macchina da guerra.

Matteo Tacconi / Radio Europa Unita

Tra i tanti “piantagrane” a cui l’hanno paragonato figurano Erin Brokovich, Julian Assange e Lincoln Steffens, capostipite del giornalismo anti-corruzione americano. Avrete capito bene, dunque, che il suo mestiere è scovare il corto circuito tra potere economico e potere politico, sbattendo in faccia alla più ampia platea possibile di cittadini i risultati della ricerca.

Il compito non è dei più semplici. Richiede costanza e fegato, in alcuni casi. Specie se lo si svolge nella Russia del “capitalismo autoritario”, dove le oligarchie allungano i tentacoli su tutto ciò che luccica, senza premurarsi di spiegare all’opinione pubblica questa o quell’operazione e trovando spesso il modo di mettere il bavaglio a chi osa ficcanasare. Ma Alexej Navalnij, il Brokovich- Assange-Steffens in questione, il cacciatore di corrotti più famoso della Russia, non si fa intimidire dal contesto che lo circonda.

La sua campagna prosegue a ritmo sostenuto, conquistando consensi, seguaci e visitatori unici. Già, perché Navalnij ha fatto della rete la sua macchina da guerra. Il suo blog su LiveJournal – la piattaforma più affollata del paese – ma soprattutto www.rospil.info, vero e proprio casellario del malcostume amministrativo, lanciato da qualche mese, calamitano un numero crescente di attenzioni. RosPil, tuttavia, non produce solo traffico. Produce anche risultati concreti. Il New Yorker, che a maggio ha tracciato un ampio profilo di Navalnij, riporta che da quando il sito è online sono stati annullati contratti governativi per l’equivalente di sette milioni di dollari, bollati da Navalnij e dai suoi collaboratori come sospetti e puntualmente messi in rete, con tanto di spiegazione su spese ingiustificate, sprechi e via dicendo. È questo, del resto, il metodo di RosPil. C’è una filosofia, come dire, didattica. Non si grida. Si scava. Si documenta. Si fa luce sulla corruzione, una piaga devastante che – ha ricordato Nikolaj Petrov, ricercatore del Carnegie Centre – rallenta di una buona metà la crescita del Pil russo.

Oggi Navalnij è uno dei personaggi più popolari della Russia. Tanto che nell’elezione virtuale per il sindaco di Mosca organizzata lo scorso ottobre dal quotidiano Kommersant e da Gazeta.ru, è giunto primo con il 45 per cento delle preferenze. Qualcuno, poi, prevede addirittura una sua discesa in politica. È prematuro, comunque, ipotizzare tale scenario. Più che capire dove può arrivare, è utile pertanto vedere da dove, il nostro, proviene. Navalnij è nato nel 1976 a Butyn, “città inaccessibile” situata nel distretto di Mosca, riservata ai soli militari – il padre era nell’Armata rossa – e alle loro famiglie. Trascorre infanzia e adolescenza in altri fortini militari, poi s’iscrive all’Università dell’amicizia dei popoli di Mosca, dove si laurea in legge nel 1998. È durante gli studi che, lavorando in un’agenzia immobiliare per mantenersi, comincia a vedere come vanno, vengono e spariscono i soldi nella Russia post-comunista. Inizia a impegnarsi politicamente e s’iscrive a Yabloko, formazione liberale, dalla quale però prende progressivamente le distanze. Nel 2005 aderisce al movimento Da!, votato alla costruzione della democrazia dal basso.

Due anni più tardi, infine, parte la crociata anticorruzione. Acquisisce alcune azioni dei grandi gruppi di stato russi – tra cui Gazprom e Transneft, compagnia responsabile del sistema delle pipeline – e s’accorge che a fronte della crescita aziendale i dividendi sono bassissimi. È tuttavia una donazione da 300 milioni di rubli effettuata da Transneft a una charity inesistente che lo fa insospettire, portandolo a chiedere all’azienda le carte di quell’operazione così opaca. Le carte non verranno mai fornite, ma la campagna di Navalnij, che investe in RosPil una quota dei guadagni della sua piccola società di consulenza aziendale, ha ufficialmente inizio. Da allora prosegue senza sosta. Malgrado recentemente la magistratura russa abbia attivato un’indagine a suo carico, accusandolo – questo il succo della (strana) vicenda – di aver danneggiato economicamente un’azienda di legname facendole chiudere un contratto svantaggioso, mentre ricopriva la carica di consulente della provincia di Kirov, amministrata dall’ex oppositore del Cremlino Nikita Belik. Secondo gli analisti s’è trattato di un chiaro avvertimento. Il primo di una lunga serie? Chissà.

(Radio Europa Unita)

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