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CALCIO, MONDIALI ROSA IN GERMANIA

Articolo di Pierluigi Mennitti

 

Solo alcuni giorni fa, un sondaggio realizzato da Allianz, lo sponsor principale del campionato Mondiale di calcio femminile che si gioca dal 26 giugno in Germania, aveva lasciato poche speranze: pochi tedeschi erano a conoscenza dell'avvenimento, ancora di meno lo avrebbero seguito negli stadi. Nessuna particolare emozione per uno spettacolo sportivo che, nelle prossime settimane, promette di coinvolgere il Paese in una febbre in rosa simile a quella vissuta cinque anni fa per il Mondiale maschile.

Insomma, le risposte condensate nel rapporto confezionato da un istituto di ricerca erano l'annuncio di un flop sicuro, nonostante il martellante battage pubblicitario e il conforto del politically correct, secondo il quale la passione per il football non dovrebbe conoscere differenze di passione se a calciare un pallone verso la porta sia un uomo come Miroslav Klose o una donna come Brigit Prinz. E tuttavia, come ha raccontato lo Spiegel del 27 giugno, «i 74 mila spettatori della partita inaugurale della nazionale tedesca all'Olympiastadion di Berlino sembrano smentire le previsioni più fosche e lasciano al contrario ben sperare sul fatto che, questa edizione tedesca possa rappresentare un trampolino di lancio per il calcio femminile anche in Europa».

Forse gli entusiasmi sono adesso eccessivi, almeno quanto lo erano state le preoccupazioni della vigilia. Bisognerà attendere il responso complessivo degli spettatori e osservare la risonanza nei media anche per le prossime 32 partite, con squadre nazionali come la Corea del Nord o la Nuova Zelanda destinate ad attirare attenzione magari più per qualche curiosità politica o geografica che sportiva, ma l'esordio berlinese di domenica 26 giugno, i 150 mila spettatori complessivi della cerimonia inaugurale di poche ore prima a Francoforte, le foto dell'intero governo tedesco seduto nella tribuna d'onore dell'Olympiastadion e, soprattutto, le immagini della cancelliera tedesca Angela Merkel emozionata come raramente accade negli ultimi tempi, possono far decollare un evento che si temeva destinato all'indifferenza.

Nel frattempo, il mondo del calcio che ruota attorno e sopra questo universo femminile, è in fondo lo stesso di quello maschile e uguali sono le polemiche che hanno accompagnato la giornata inaugurale. Per esempio, quella fra la stampa locale e il presidente della Fifa Joseph Blatter, abituato a conferenze stampa più ovattate ed evidentemente a disagio di fronte a cronisti che lo incalzavano sui recenti scandali del settore. La Süddeutsche Zeitung ha riportato con qualche scetticismo il suo lungo discorso «sul futuro femminile del calcio, una convinzione che lo stesso Blatter espresse fin dal 1986, pur non credendoci molto neppure lui».

Ma perché l'evento sportivo del calcio femminile si trasformi in un business redditizio, c'è bisogno che anche le prossime tre settimane che separano dalla finale vedano la stessa attenzione, se non la stessa partecipazione, della giornata inaugurale. Per organizzare il Mondiale in Germania, i tedeschi hanno investito impegno e denaro, ristrutturato alcuni stadi, coinvolto città e strutture che non erano state impegnate cinque anni fa in occasione del Mondiale maschile. È il caso di Dresda e Bochum, Mönchengladbach e Augsburg o Sinsheim, città in cui questo evento sportivo ha già portato investimenti destinati a durare oltre il calcio.

Ora si tratta di coinvolgere il pubblico, di vincere lo scetticismo degli appassionati, puntando magari sull'attrazione di un calcio ancora a dimensione umana. «Per il momento, tuttavia, la partecipazione resta di gran lunga inferiore rispetto a quella di cinque anni fa», ha osservato il cronista dello Spiegel che ha attraversato le strade di Berlino durante la partita della nazionale tedesca, «solo un paio di kneipe hanno istallato i televisori all'esterno organizzando i famosi public-viewing, raccogliendo attorno ai tavolini più curiosi che veri appassionati, non ci sono ancora le bandiere issate su ogni automobile, la gente chiede i nomi delle giocatrici cercando subito l'equivalente maschile per individuarne il ruolo in campo e tutto si svolge in un'atmosfera che, se non può dirsi elettrizzata, almeno si mantiene rilassata».

Un calcio, appunto, a dimensione più naturale, lontano dagli eccessi che accompagnano quello maschile. Che è poi quel che in tanti, delusi dagli scandali più recenti scoppiati in vari paesi europei, dicono di desiderare. «Se la squadra di casa arriverà alle fasi finali, l'interesse crescerà», ha concluso il settimanale tedesco, «e non è escluso che, alla fine, anche per il calcio femminile si potrà organizzare un grande maxi-schermo pubblico sotto la Porta di Brandeburgo, capace di attirare migliaia di tifosi».

(Lettera 43)