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SCO, SARÀ DAVVERO LA NATO EUROASIATICA ?

Esattamente il 1° luglio di venti anni fa il mondo assisteva incredulo allo scioglimento del Patto di Varsavia e alla fine del blocco comunista che Mosca gestiva e controllava per controbilanciare la forza della Nato e degli Stati Uniti. Pochi mesi ancora e anche l'Unione Sovietica si sarebbe definitivamente dissolta.

Mauro de Bonis / Limes

 

Una scomparsa ingloriosa, che lasciò libero il campo al nemico di sempre e alle truppe di un'Alleanza Atlantica pronta a espandere il proprio raggio d'azione in quei territori ex-sovietici che la nuova Russia post-comunista non ha mai smesso di considerare come il giardino di casa. Usa e Nato si sono spinti verso i confini europei del colosso appena crollato. Ma anche nel Caucaso e soprattutto nell'Asia centrale, dove tuttora sono presenti e impegnati in una guerra, quella in Afghanistan, dalla quale si stanno lentamente sganciando. La presenza americana e Nato in quella regione spinse - dieci anni dopo la fine dell'Urss - Mosca e Pechino ad unirsi, insieme alle ex-sovietiche repubbliche di Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan, in un'alleanza detta Sco: Shanghai Cooperation Organization.

Una sorta di blocco eurasiatico sempre trascurato, che oggi, con gli americani in affanno e pronti a lasciare Kabul, assume una nuova e significativa portanza strategica. Quasi, come qualche analista si è azzardato a dichiarare, un nuovo patto anti-atlantico deciso a gestire la regione e i rispettivi interessi. Un'organizzazione a guida russo-cinese, quindi di due colossi, che per questo ha bisogno di equilibrio e progetti condivisi per raggiungere gli obiettivi che si è data nel corso di questo decennio. Soprattutto ora che, dopo il vertice del 15 giugno scorso nella capitale kazaka di Astana, è pronta a far entrare nelle proprie fila e a titolo definitivo un altro colosso asiatico, l'India, e il suo non proprio amichevole vicino, il Pakistan.

Il conflitto che Nuova Delhi e Islamabad combattono da decenni per l'attribuzione del Kashmir ostacolerà non poco il loro ingresso nello Sco, ma non sembra poterlo impedire a lungo. Troppo alto l'interesse di India e Pakistan a cooperare a pieno titolo con l'organizzazione di Shanghai, della quale sono membri-osservatori già dal 2005, insieme a Iran e Mongolia. Enorme l'interesse di Mosca e Pechino a che i due paesi lavorino a pieno ritmo per la risoluzione di alcuni dossier fondamentali per lo sviluppo e la stabilità dell'intera regione. Essenziale la loro presenza per allargare i confini di un'alleanza che si prepara a giocare un ruolo da protagonista in Eurasia e non solo.

Il Cremlino ha appoggiato la decisione dell'India di diventare membro dello Sco. Il presidente Medvedev, già in dicembre aveva rassicurato il primo ministro indiano Manmohan Singh al riguardo. Il leader russo sa bene che Delhi è un partner essenziale per l'organizzazione di Shanghai, e soprattutto per Mosca, con la quale ha da sempre ottimi e strategici rapporti. Durante il summit kazako Medvedev è stato chiaro: lo Sco non è un club elitario e deve rimanere aperto anche ai paesi non-membri, dunque anche all'India, in attesa del suo ingresso a titolo definitivo.

Il colosso asiatico potrà servire alla Russia e allo Sco per risolvere problemi come quello della produzione di droga e del terrorismo, contribuendo alla stabilizzazione e pacificazione della regione; ciò significherà aumento di rapporti economici e di investimenti reciproci. I problemi legati a droga e terrorismo rischiano di ingigantirsi quando gli americani e la Nato lasceranno l'Afghanistan, il paese centroasiatico produttore di circa il 90% dell'eroina consumata nel mondo e fucina di terroristi, che proprio durante il summit di Astana ha ufficialmente chiesto ai leader dello Sco di diventarne membro-osservatore.

Per Russia, Cina & co. sarà essenziale avere ai propri confini un Afghanistan indipendente e pacifico, stabile e pronto a cooperare nell'interesse regionale. Un paese che, come affermato ad Astana dal padrone di casa, il presidente kazako Nazarbaev, potrebbe finire sotto l'ala protettiva dello Sco dopo che nel 2014 l'ultimo soldato a stelle e strisce sarà partito per tornare a casa. Subentrare agli occidentali a Kabul significherà riprendere il controllo strategico dell'intera regione, ed evitare che la potenza americana possa nuovamente tentare di dettar legge o comunque di far sentire la propria scomoda presenza in un'area in cui convergono intrecciandosi gli interessi geopolitici di tutti i componenti dello Sco.

Un'organizzazione sempre più influente, pronta a sfidare compattamente Washington e i suoi progetti geostrategici. Come quello dello scudo antimissile in Europa, al quale gli americani non sembrano avere alcuna intenzione di rinunciare e che preoccupa non poco Mosca e i suoi interessi ex-sovietici. Uno scudo contro il quale lo Sco riunito ad Astana ha rilasciato una dichiarazione comune. Un chiaro monito a quanti abbiano intenzione di costruire un sistema di difesa antimissile unilaterale. Progetto che - a detta di Mosca, di Pechino e delle altre capitali rappresentate al summit - danneggerebbe la stabilità strategica e la sicurezza internazionale. Chi vuol capir capisca. È nato l'anti-Nato? Staremo a vedere.

(Limes)