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IL SENSO DI ANGIE PER I GRÜNEN

Numeri, tempi, modi. Il dibattito sulla fuoriuscita dal nucleare in Germania si è già incanalato sul binario concreto di come dovrà essere organizzata questa gigantesca transizione verso un’economia senza energia atomica. Resta un po’ ai margini della discussione il motivo per cui Angela Merkel ha compiuto una giravolta, tanto completa quanto rapida, rispetto alla riforma varata solo sette mesi fa che invece prolungava l’attività dei reattori e cancellava la dead line del 2021 stabilita da Gerhard Schröder. Sì, perché molti dimenticano che la svolta anti-nucleare la Germania l’aveva già compiuta un decennio fa, con il governo rosso-verde. Quella di Angela Merkel, al massimo, può chiamarsi una retromarcia.

Colpa di Fukushima, recita la vulgata prevalente. «Difficile da credere», ha ribattuto la Süddeutsche Zeitung nell’editoriale di Thorsten Denkler, «che la fisica Angela Merkel abbia scoperto dopo l’incidente giapponese che le centrali atomiche sono pericolose. Quello che invece deve avere subito intuito è quanto Fukushima potesse essere pericolosa per la Cdu e, di conseguenza, per la propria cancelleria».

Istinto politico, dunque, più propriamente istinto di sopravvivenza. «La decisione di fissare la data al 2022 non è neppure troppo coraggiosa», ha proseguito il quotidiano di Monaco, «più coraggioso sarebbe stato scavalcare la precedente data imposta dal governo rosso-verde, magari anticipando la svolta al 2017, data che molti studi considerano ugualmente percorribile. Ma la Merkel non vuol essere particolarmente coraggiosa. Il suo obiettivo è quello di assicurarsi un’opzione politica nelle prossime elezioni del 2013 e la decisione atomica del governo liberal-conservatore non è altro che un coming out della cancelliera per un futuro governo fra conservatori e verdi».

Il quadro politico è in movimento da tempo, ma la direzione sembra ormai acquisita. La Cdu scivola lentamente verso il punto più basso della sua storia elettorale, me resta saldamente primo partito. Di contro, la caduta dei liberali appare oggi senza possibilità di recupero in tempi più o meno brevi. In molte elezioni regionali, l’Fdp ha mancato l’ingresso nei parlamentini e anche a livello nazionale viaggia nei sondaggi sotto la soglia del 4%. Se pure la cura Rösler dovesse avere qualche effetto, difficile che il partito recuperi una posizione tale da renderlo spendibile per una nuova maggioranza. Così l’ascesa dei verdi, negli ultimi tempi irresistibile, offre alla cancelliera una nuova prospettiva. Difficile, per la storia quasi antagonista di Cdu e Grünen, ma non impossibile. Angela Merkel, pur smentendo ufficialmente qualsiasi interesse, ha iniziato a lavorarci attorno.

«Il partito ecologista», ha insistito la Süddeutsche, «è in ascesa da ben prima che Fukushima riportasse la questione atomica al centro del dibattito politico tedesco e la cancelliera sa che, se vorrà continuare a governare, avrà davanti solo due soluzioni, un ritorno alla Grosse Koalition con i socialdemocratici o una nuova avventura con i verdi. Così, nel breve volgere di una notte, ha tolto di mezzo l’ostacolo più grande a un futuro rapporto, la questione nucleare. E anche se i Grünen dovessero negare il consenso alla decisione del governo, dicendo come hanno iniziato a fare che si tratta di una proposta troppo vaga e incerta, sarebbe in fondo solo un dettaglio: il tema è uscito dall’agenda politica».

Una mossa che, oltre a rendere la Cdu spendibile sul terreno dell’ecologia, toglie carburante al motore dei verdi, che privi del loro tema storico di mobilitazione difficilmente raggiungeranno una percentuale in grado di farli governare con i socialdemocratici (in calo pure loro nei sondaggi nazionali). «Anche per loro, un governo con i conservatori potrebbe diventare realtà molto prima del previsto», ha concluso Denkler.

Su una ipotetica alleanza tra questi due partiti, i politologi speculano già da qualche tempo. Un primo esperimento a livello regionale, ad Amburgo, è fallito dopo appena due anni, con la conseguenza che nelle elezioni anticipate l’Spd ha ottenuto la maggioranza assoluta. Un secondo esperimento, allargato anche ai liberali, è invece in corso nel Land della Saar. Il possimo banco di prova potrebbe essere in settembre a Berlino, dove si contrappongono due candidati che di fatto giocano un derby a sinistra: il socialdemocratico Klaus Wowereit e la verde Renate Künast. I due partiti, nella capitale, non si amano e i verdi ancora rinfacciano a Wowereit di aver optato la scorsa volta per una maggioranza con la Linke, relegandoli all’opposizione. Se i numeri dovessero rendere possibile un rimescolamento delle carte, il partito della Merkel potrebbe offrire alla candidata verde una maggioranza alternativa assieme alla poltrona di sindaco. È lo sfondo politico di una decisione energetica che da oggi impegna la Germania nella sfida di un’economia senza il nucleare.

(Pubblicato su Lettera 43)