Vai al contenuto

GERMANIA, A BREMA I MINORENNI AL VOTO

Urne aperte per il quinto appuntamento regionale di questo 2011 elettorale tedesco. È il turno di Brema, la terza città-stato della Germania (assieme a Berlino e Amburgo), il Land più piccolo composto dalla capitale Brema e dalla sua appendice portuale Bremenhaven: 550mila abitanti nella prima con disoccupati all'11,8%, 150mila nella seconda con il tasso dei senza lavoro che schizza al 16,8, il più alto di tutto il paese. Ma la curiosità che attira maggiormente l’attenzione ha poco a che fare con l’esito finale per i partiti. Questa volta non sono l’Spd o la Cdu, i verdi, l’Fpd, la Linke e neppure i neonazisti dell’Ndp al centro della scena: la novità più attesa riguarda il voto dei giovanissimi fra i 16 e i 17 anni che per la prima volta in Germania hanno la possibilità di recarsi alle urne.

«La proposta venne avanzata dalla coalizione di governo Spd-verdi», ha ricordato la Tageszeitung, «appoggiata dalla Linke e poi anche dai liberali, e approvata nell’autunno del 2009. Ma nonostante il consenso politico piuttosto ampio, l’idea viene da più lontano e ha a che vedere con l’impegno civico di un volto noto dell’attivismo a Brema, Hans-Wolfram Stein». Il dibattito sull’abbassamento a 16 anni della soglia del diritto di voto interessa anche altri 4 Bundesländer, Renania-Palatinato, Berlino, Amburgo e Nord Reno-Vestfalia ma per il momento è legge solo a Brema e oggi è la prima volta.

La Tageszeitung ha spedito nei giorni scorsi due suoi reporter nella città dei musicanti per tastare il polso dei nuovi elettori e misurare entusiasmo e partecipazione dei giovanissimi alla nuova esperienza democratica. E i due cronisti si sono presentati nella più grande scuola della città, per assistere al confronto diretto fra 5 rappresentanti dei maggiori partiti e gli studenti di 16 e 17 anni, riuniti nella sala delle assemblee generali. Un pienone. «Gli uffici elettorali hanno stimato che il numero degli aventi diritto crescerà di 10mila unità», ha riportato il quotidiano simbolo della sinistra berlinese e, vista la grande attenzione dimostrata dai giovani, è assai probabile che il loro apporto rappresenterà una robusta iniezione per l’acciaccata politica tedesca.

«Un frenetico applauso ha accolto la presentazione dei 5 rappresentanti politici», hanno descritto l’evento i giornalisti, «che devono per un attimo essersi sentiti delle superstar, un sentimento che non è capitato spesso nel corso di questa campagna elettorale. Il dibattito non ha lasciato grande spazio alla creatività, d’altronde lo stato di emergenza delle casse comunali è una condizione che non permette spazi di manovra. Tutti i rappresentanti hanno annunciato consistenti risparmi nella spesa pubblica, quelli di Cdu e Fdp assicurando di voler tagliare in maniera qualitativa, quelli di Spd e verdi promettendo riduzioni non troppo dolorose. E tuttavia i futuri elettori hanno seguito la discussione con enorme partecipazione, fischiando e mormorando, applaudendo e urlando, fino a quando i boati sono apparsi troppo rumorosi a un’insegnante che ha cominciato a sbracciarsi chiedendo, inutilmente, silenzio». Insomma, un successo che lascia ben sperare sulla riuscita di questo esperimento di Brema.

Sul piano più strettamente politico, il voto non dovrebbe riservare sorprese. Il quotidiano locale Weser Kurier ha pubblicato sul suo sito online gli ultimi sondaggi disponibili, risalenti a qualche giorno fa. I socialdemocratici dovrebbero confermarsi come primo partito mantenendo la stessa percentuale di 4 anni fa, il 37%, mentre qualche rilevante spostamento riguarderebbe gli altri partiti. In particolare, i sondaggisti prevedono uno scambio di posizione al secondo e terzo posto, con i verdi che guadagnerebbero 8 punti balzando al 24%, confermando così la poderosa ascesa nazionale degli ultimi mesi e la Cdu, il partito della Merkel, che ne perderebbe 6 e mezzo, scivolando al 19%. L’effeto Rösler non avrebbe nessun riflesso per i liberali, che con la previsione del 4% rischiano di restare fuori anche da questo parlamento regionale (nel 2007 avevano ottenuto il 6%), a testimonianza che la crisi dell’Fdp ha motivazioni profonde e non sarà risolta da un semplice cambio di leader. In caduta di oltre 2 punti anche la Linke, che passerebbe dall’8,4% di 4 anni fa al 6. Fuori dal parlamento resterebbero i neonazisti dell’Npd, accreditati del 3%.

All’orizzonte si prospetta dunque la conferma della maggioranza rosso-verde e i margini di distanza fra i partiti consentono di escludere qualsiasi possibilità di sorpresa. Le oscillazioni interne, invece, daranno luogo a nuovi confronti e forse scontri. I partiti che governano il Paese sono destinati a subire ulteriori erosioni e, per quanto a Berlino Angela Merkel cerchi di proteggere l’esecutivo dai continui rovesci elettorali, il lunedì che l’aspetta non sarà dei migliori.

(Ampliamento di un articolo pubblicato su Lettera 43)