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GERMANIA 2022, ATOMO ADDIO

Il dado è tratto: il governo di Angela Merkel è pronto a proporre al Paese un piano concreto per l’uscita della Germania dall’energia nucleare, al termine dei tre mesi di moratoria adottati all’indomani dell’incidente atomico di Fukushima. Secondo informazioni raccolte dal quotidiano di Düsseldorf Rheinische Post, che cita esplicitamente ambienti governativi, sarebbero già state definite anche le modalità e le date di una svolta che potrebbe considerarsi storica, se non fosse che il governo rosso-verde di Schröder e Fischer l'aveva già presa dieci anni fa: l’economia più potente d’Europa rinuncerà al nucleare definitivamente nell’anno 2022.

Dopo che per giorni si erano rincorse speculazioni e supposizioni sulle reali intenzioni del governo, ora sembra che le bocce si siano fermate: l’uscita dall’atomo avverrà a tappe. I sette vecchi reattori, già bloccati all’inizio della moratoria, non verranno rimessi in attività: la loro sorte è segnata per sempre. E fra il 2018 e il 2022, verranno via via spente tutte le altre centrali. Questa dell’uscita graduale è anche la soluzione cui starebbe giungendo la commissione etica incaricata da Angela Merkel dopo l’incidente di Fukushima, che concluderà i suoi lavori il 28 maggio con una conferenza a Berlino. Per motivi legali, in sostanza per evitare il rischio di ritorsioni legali da parte delle aziende impegnate nei programmi nucleari dopo la decisione del governo nello scorso autunno di prolungare la vita delle centrali, è necessario dar loro il tempo di programmare la fine dell’attività e anche la possibilità di trasferire in quantità contingentate gli stock residui di energia.

Allo stesso tempo ci si preoccupa che, in ogni momento della fase di abbandono, venga garantito il rifornimento energetico con una capacità produttiva sicura. È per questo che il governo avrebbe optato per un lasso di tempo di quattro anni, abbandonando l’idea a lungo caldeggiata (e propagandisticamente più efficace) di un’unica data certa.

Ancora nella giornata di ieri, il quotidiano economico Handelsblatt aveva riportato un’altra versione, secondo la quale «la stessa cancelliera avrebbe premuto affinché l’esecutivo potesse presentarsi alla fine della moratoria con un progetto preciso, che contemplasse una data chiara e univoca sulla fuoriuscita dall’energia atomica evitando l’insidia di complicati meccanismi di compensazione fra reattori di vecchia e più recente generazione». Se la retromarcia dovrà essere completa – era il pensiero degli uomini dell’esecutivo, secondo l’Handelsblatt – rispetto alle decisioni prese solo lo scorso autunno dal governo liberal-conservatore, tanto vale che venga compiuta in maniera radicale, evitando un ulteriore dibattito sulle postille dell’accordo. «Tuttavia», aveva aggiunto prudentemente il quotidiano, «alcuni osservatori fanno sapere che la Merkel non ha ancora deciso fra le diverse opzioni sul tappeto, e non è da escludere del tutto che, alla fine, scelga di propendere per una soluzione più graduale».

È quello che sembrerebbe essere avvenuto. Il dibattito è ancora in corso e ogni giorno, proprio dagli ambienti di governo, giungono rivelazioni che rischiano di essere smentite nelle 24 ore successive. Ma le indiscrezioni raccolte oggi dal Rheinische Post contengono anche altre date, di natura più squisitamente politica. A fine maggio, subito dopo la conclusione dei lavori della commissione etica, Angela Merkel si consulterà con esponenti di due dei partiti di opposizione, l’Spd e i Verdi e con alcuni rappresentanti delle associazioni economiche, forse alla ricerca di un accordo comune. L’Spd non ha chiuso completamente le porte, ma attraverso il presidente Sigmar Gabriel (ex ministro dell’Ambiente proprio nel precedente gabinetto Merkel di Große Koalition) ha dettato le sue condizioni: «I 7 reattori più vecchi devono rimanere spenti per sempre fin da subito, l’uscita definitiva dal nucleare deve essere fissata non oltre il 2020, devono essere fornite soluzioni certe per il problema dello smaltimento delle scorie e i costi della svolta energetica non devono ricadere sulle tasche dei consumatori». Il 3 giugno è invece previsto l’incontro della cancelliera con i presidenti dei 16 Länder tedeschi.